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Iran - Usa - spie
Friends of Shane Bauer, Sarah Shourd and Josh Fattal carry candles along Allston Way, Tuesday, Dec. 22, 2009, in Berkeley, Calif., during a vigil for the three American hikers who strayed over the border from Iraq into Iran in July and have been held as spies by the Iranian government ever since. The three Americans are UC Berkeley graduates. (D. Ross Cameron/Staff)(Credit Image: BANG/ZUMApress.com)

S’allarga lo spettro delle tensioni tra Iran e Usa: le sanzioni, il nucleare, i droni, le petroliere e ora la guerra delle spie. Teheran fa sapere d’avere catturato 17 spie della Cia e d’averne già condannate diverse a morte: l’annuncio apre un nuovo fronte di contrasti e polemiche tra il regime teocratico e l’Amministrazione Trump.

L’Iran dice che le spie lavoravano separatamente l’una dall’altra: la Cia affidava a ciascuna un compito diverso. In primavera, Teheran disse d’avere smascherato una rete mondiale di 290 agenti americani, fornendone i dettagli ai Paesi amici.

Donald Trump reagisce a caldo smentendo via twitter: quella delle spie è una notizia “totalmente falsa, zero verità, solo bugie e propaganda di un regime religioso che sta malamente fallendo… La loro economia è morta e andrà peggio… L’Iran è un caos totale”. Più cauto, ma sempre diffidente, il segretario di Stato Usa Mike Pompeo.

Più tardi, il magnate presidente risponde a una domanda nello Studio Ovale, mentre riceve il premier pachistano Imran Khan: “Sta diventando più difficile” volere negoziare con l’Iran, dice. Le relazioni tra Teheran e Washington sono peggiorate dopo che Trump denunciò l’accordo sul nucleare del 2015 e ripristinò, anzi inasprì, le sanzioni che erano state levate.

La guerra delle spie si apre mentre è in corso quella delle petroliere tra Teheran e Londra. Per l’Iran, il sequestro, venerdì, della petroliera britannica Stena Impero, definito “illegale” dalla premier di Londra Theresa May, era “legale” e necessario alla sicurezza regionale”. “A chi ci chiede di rilasciare la Stena Impero, chiediamo che dicano di fare la stessa cosa alla Gran Bretagna”, un riferimento alla petroliera iraniana Grace I sequestrata a Gibilterra il 4 luglio.

Londra chiede all’Ue una missione navale a tutela della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz: una misura che può essere complementare o alternativa alla coalizione navale proposta dagli Stati Uniti ai loro alleati con lo stesso obiettivo.

L’Iran ha intanto espresso cordoglio per la morte del direttore generale dell’Aiea, l’Agenzia dell’Onu per l’energia atomica, Yukio Amano, auspicando che il suo successore ne condivida criteri e priorità. L’Aiea ha sempre certificato il rispetto dell’accordo sul nucleare da parte di Teheran, che solo a fine giugno ha parzialmente infranto gli impegni sottoscritti superando i limiti d’arricchimento dell’uranio convenuti.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+