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Face App - Usa - Russia

E’ un gioco. O è un’arma. Spesso, le due cose sono l’una l’evoluzione dell’altra, ma si comincia dall’arma e si finisce al gioco. Qui, invece, il percorso potrebbe essere l’inverso: una App pensata per ingannare il tempo, anzi per farcelo ‘volare’, potrebbe rivelarsi uno strumento di spionaggio capillare.

Se già non avevano avuto l’idea, i creatori di Face App, applicazione ormai divenuta virale – l’avrebbero già scaricata in 80 milioni -, disponibile su App Store e Google Play Store, se la faranno venire ora, dopo il leader dei democratici nel Senato degli Stati Uniti, Chuck Schumer, senatore dello Stato di New York, ha chiesto all’Fbi e all’Ftc, la commissione federale per il commercio, d’indagare.

Su che cosa? Su che fine fanno i dati personali di milioni, anzi decine di milioni, di cittadini Usa. Face App, lanciata nel 2017, ma il cui successo è recente, è sviluppata da Wireless Lab 000, società russa basata a San Pietroburgo. L’applicazione altera le foto degli utenti e li fa apparire più giovani o più vecchi. In una lettera postata sul web, Schumer considera “profondamente preoccupante” che dati personali di cittadini Usa possano finire nella mani di una “potenza straniera ostile”

L’azienda proprietaria di Face App garantisce che i dati non vengono trasferiti in Russia e che dati e immagini non sono immagazzinati in modo permanente. Le foto sono però caricate sui server dell’infrastruttura ‘cloud’ di Wireless Lab 000 per essere elaborate e vengono conservate – afferma la società – per un periodo non superiore alle 48 ore, solo per evitare che gli utenti debbano nuovamente caricarle per farne altri editing e per analisi interne a fini statistici. La società russa dichiara, inoltre, di non rendere accessibili i file né le informazioni private a terzi.

E’ vero che numerose vicende del recente passato, a cominciare da quella che coinvolse Facebook e Cambridge Analytica, hanno ormai dimostrato che i dati ce li rubiamo già fra di noi, senza aspettare che lo facciano i russi. Ma, prima della mossa di Schumer, utenti ed esperti avevano già espresso preoccupazioni perché Face App carica le foto sul cloud: l’elaborazione delle immagini non viene dunque eseguita localmente.

Nessun dato degli utenti, assicura la società, viene “trasferito in Russia”. E Wireless Lab 000 dice che non “vende o condivide i dati degli utenti con terzi”, s’impegna a cancellarli a richiesta e sostiene che la stragrande maggioranza degli utenti non effettua il login e che, quindi, l’app non sa associare le foto alle identità.

Il gioco d’invecchiarsi, che va più forte di quello di ringiovanirsi, ha invaso i social e contagiato pure i vip. L’applicazione, aggiornata con tecnologie di Intelligenza Artificiale, offre un’ipotesi d’evoluzione abbastanza realistica. Dopo avere scaricato l’app basta scattarsi una foto o prenderne una dalla propria galleria: in pochi click, si modificano il volto, o l’acconciatura, o i tratti somatici, riuscendo persino a cambiare di sesso. Anche ‘ricchi e famosi’ stanno al gioco ed è diventato virale l’hashtag #FaceAppChallenge.

“Abbiamo sviluppato una nuova tecnologia che sfrutta le reti neurali per modificare in maniera realistica il volto nelle foto”, ha spiegato al sito TechCrunch il fondatore e ad di Wireless Lab 000 Yaroslav Goncharov. Con l’aspetto ludico s’intrecciano, però, i dubbi sulla privacy. Che un’avvertenza della stessa app alimenta, riservandosi il diritto di “condividere contenuti e informazioni degli utenti con altre aziende” dello stesso gruppo.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+