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Cipro - Ue - Turchia - trivellazioni
ISTANBUL, July 13, 2019 Photo taken on June 20, 2019 shows the drilling vessel Yavuz at a port in Kocaeli province, Turkey. The European Union's threat of sanctions is unlikely to deter Turkey from drilling for gas near Cyprus' coasts while the tension between the EU and Turkey would not turn into a full-blown crisis, analysts told Xinhua. (Credit Image: © Xu Suhui/Xinhua via ZUMA Wire)

E’ di nuovo crisi nel Mar di Levante, un angolo remoto di Mediterraneo tra Cipro, Turchia e Siria: accadde nel 2014, si ripete oggi, accadrà ancora, finché la diplomazia internazionale non spegnerà quel focolaio di tensione. Protagonisti dello scontro – per fortuna, in sordina -, da una parte l’Ue e Cipro, dall’altra la Turchia e la Repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn, Stato fantasma, riconosciuto solo da Ankara); comprimari, la Grecia, che ci mette sempre il naso tra Cipro e la Turchia, e pure l’Italia, per via degli interessi delle trivellazioni dell’Eni – una nave dell’azienda, la Saipem 12000, venne bloccata nel febbraio 2018 a sud dell’isola -.

Proprio lo sfruttamento delle risorse energetiche sottomarine è la posta in gioco: la Repubblica che non c’è, Rtcn in sigla, vuole estendere la zona marittima economica esclusiva, Zee, e i relativi diritti. Ovviamente, Cipro ne contesta le pretese e l’Unione si schiera con Nicosia, ma con cautela, perché, in realtà, le questioni di delimitazione marittima non rientrano tra le competenze comunitarie.

Poi succede che, magari per qualche motivo di politica interna, la Turchia alzi i toni del confronto, al tavolo da poker delle trivellazioni. Bruxelles reagisce. E Ankara rilancia: “Se mettete le sanzioni, intensificheremo le nostre attività. Abbiamo tre navi nel Mar di Levante, ne invieremo una quarta”, dice il ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, dopo che il Consiglio dei Ministri dell’Ue, riunito lunedì a Bruxelles, ha preso misure anti-turche per le trivellazioni in cerca d’idrocarburi al largo di Cipro.

E così la questione cipriota torna all’attenzione della stampa internazionale, che, dal New York Times a Le Monde, riscopre l’anomalia nel Mediterraneo. La Rtcn è una repubblica auto-proclamata e non riconosciuta dalla comunità internazionale che si estende nella zona settentrionale dell’isola dal 1983, nelle aree occupate e controllate dall’esercito turco dopo l’invasione attuata nel 1974, reagendo a un tentativo di putsch sostenuto dalla giunta militare allora al potere in Grecia.. L’ammiraglio Fabio Caffio, esperto di diritto del mare, avverte che le questioni giuridiche sono sottili: “Per orientarsi, occorre guardare le mappe e valutare i principi di diritto applicabili”.

Questo spiega, ad esempio, perché l’anno scorso la reazione dell’Ue e dell’Italia al blocco della Saipem 12000 fu prudente: “L’azione della marina turca era manifestamente illegale e ingiustificata, ma non era il caso di mettere in pericolo interessi economici ancora più vasti, né di offrire ad un alleato già difficile come la Turchia lo spunto per una prova di forza”.

Rispetto all’anno scorso, questa volta la tensione è più acuta. Dice Cavusoglu: “Gli europei sanno che la messa in atto delle sanzioni da loro decise è impossibile”. La Turchia può giocare la sua partita su più tavoli, compreso quello – delicatissimo – dell’accordo sui migranti, oneroso per l’Ue, ma difficilmente rinunciabile, allo stato attuale. In base all’intesa del 2016, Ankara trattiene sul suo territorio centinaia di migliaia di rifugiati dalla Siria, impedendo loro di cercare d’arrivare nell’Unione, come avveniva prima.

Fra le misure anti-Turchia decise, c’è il taglio per il 2020 dei fondi pre-adesione. C’è qualcosa di surreale nelle prese di posizione dell’Ue e della Turchia: l’Unione si comporta come se qualcuno credesse ancora all’ipotesi di adesione, nonostante i negoziati siano da anni di fatto congelati e Ankara abbia ripetutamente detto di non essere più interessata alla prospettiva; la Turchia fa come se la Repubblica di Cipro del Nord fosse una realtà e non una finzione.

Ankara accusa Bruxelles di essere “prevenuta e faziosa” nell’ignorare la comunità turca del nord di Cipro, “che ha eguali diritti sulle risorse naturali dell’isola”, e di avere un “comportamento non costruttivo”.

Nel dettaglio il Consiglio dei Ministri dell’Ue ha deciso “di sospendere i negoziati sull’accordo globale sul trasporto aereo e di non tenere, per il momento, il consiglio di associazione né ulteriori riunioni dei dialoghi ad alto livello tra l’Ue e la Turchia”. Inoltre il Consiglio ha approvato la proposta della Commissione europea “di ridurre per il 2020 l’assistenza pre-adesione”, invitando la Banca europea per gli investimenti a riesaminare gli interventi in Turchia. Il Consiglio ha inoltre chiesto di valutare “azioni mirate”, alla luce delle attività di trivellazione nel Mar di Levante da parte della Turchia.

Le decisioni dei 28 erano state precedute da un incontro tra Bruxelles e Ankara. L’Ue e Cipro contestano le trivellazioni dei turchi perché le giudicano una violazione della sovranità territoriale cipriota, mentre il governo di Recep Tayyip Erdogan le difende come legittime perché sarebbero condotte entro la sua piattaforma continentale e in difesa dei diritti della comunità turco-cipriota del nord dell’isola. La questione è stata al centro di una telefonata tra il ministro degli Esteri turco Cavusoglu e l’Alto rappresentante per la politica estera Ue Federica Mogherini.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+