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von der Leyen - Ue - nomine
July 4, 2019 - Brussels, Brussels, Belgium - The future president of the European Commission, Mrs Ursula Von Der Leyen (replacing Mr Jean CLaude Juncker), is welcomed by him at the European Commission in Brussels. (Credit Image: © Nicolas Landemard/Le Pictorium Agency via ZUMA Press)

Ursula von der Leyen ce la può fare, a ottenere, la prossima settimana, l’investitura a presidente della Commissione europea dal Parlamento europeo: ha molte frecce al suo arco, è una popolare, è una tedesca, è una donna, è brava. Ma farà fatica a ottenere una investitura a larga maggioranza: ha molti handicap, è una popolare, è una tedesca e c’è chi fa credere che sia stata scelta perché è una donna e non perché è brava.

Da quando il Vertice europeo l’ha designata a succedere a Jean-Claude Juncker il 1° novembre, l’ex ministro della Difesa (e, prima, della Famiglia e degli Affari sociali), poliglotta, madre di sette figli, nata a Bruxelles con un padre alto funzionario europeo, ha lavorato in funzione del voto di mercoledì 17 luglio.

Mercoledì 10, la Conferenza dei Presidenti dell’Assemblea di Strasburgo, (che riunisce il presidente David Sassoli e i leader dei gruppi politici) ha incontrato la presidente designata, in vista del dibattito che precederà il voto d’investitura. Dei quattro leader europei designati il 2 luglio dal Consiglio europeo, solo l’ex premier belga Charles Michel, prossimo presidente del Consiglio europeo, è sicuro del fatto suo. Come lo è Sassoli, eletto il 3 luglio presidente del Parlamento europeo. La van der Leyen, Josep Borrell – spagnolo, socialista, Alto Rappresentante in pectore per la politica estera e di sicurezza europea – e Christine Lagarde – francese, ora ‘macroniana’, presidente in pectore della Banca centrale europea – devono passare l’esame dei deputati. E chi rischia di più, nell’esercizio, è la van der Leyen: Borrell è un ex presidente del Parlamento europeo, difficile che i suoi colleghi gli neghino la loro fiducia; e la Lagarde gode di largo credito (ed è da molti percepita come un’ancora di salvezza, rispetto all’ipotesi … ).

In un’intervista ad AffarInternazionali.it, la rivista online dell’Istituto Affari Internazionali, l’ex premier Enrico Letta ha detto: “Nelle nuove nomine Ue, il metodo che è stato utilizzato rappresenta sicuramente un passo indietro. Ha ridato forza al Consiglio europeo e ai governi ed è stato poco trasparente”, dice ad Affarinternazionali Enrico Letta, docente universitario, uomo politico, ex presidente del Consiglio. “Dopo di che, i rischi che si correvano erano enormi e il risultato, in termini di persone scelte, è tutto sommato positivo”. E della Lagarde in particolare ha detto Io credo che la Lagarde sia sempre stata attenta ad avere una politica monetaria espansiva, come quella che ha cercato di sostenere Mario Draghi, e quindi ritengo che possa essere un presidente della Bce che asseconderà questa logica. E anche se la sua nomina è stata una sorpresa, è stata molto ben accolta da tanti ambienti che temevano Jens Weideman presidente della Bce. Weideman, che era il candidato di punta, sarebbe stato un disastro completo, che avrebbe diviso l’area dell’euro. Quindi, sicuramente, la Lagarde parte con il plus del pericolo mancato e anche queste cose contano.

Positivo anche il giudizio di Nathalie Tocci Con Ursula von der Leyen alla guida della Commissione europea e Josep Borrell come Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea, la politica estera europea è in buone mani. Se il pacchetto approvato ieri dal Consiglio europeo dovesse passare l’esame del Parlamento, si tratterebbe di una buona notizia per il ruolo dell’Unione europea nel mondo.

Se difficilmente il Parlamento europeo batterà un colpo mettendo ko la van der Leyen, è però possibile che voglia farsi sentire sulle conferme dei singoli commissari: le commissioni permanenti del Parlamento, che hanno tenuto questa settimana le loro riunioni costitutive per eleggere i loro presidenti e vicepresidenti per i prossimi due anni e mezzo, dovranno ‘fare l’esame’ a tutti i commissari, ciascuna a secondo del portafoglio loro assegnato.

Il voto di investitura della von der Leyen e quelli di approvazione dei sinoli commissari presentano rischi per l’Italia, uscita con le ossa rotte dalle nomine: Tutto compreso quindi un pacchetto di nomine all’insegna della continuità, con buona pace di chi (soprattutto in Italia) aveva ingenuamente immaginato che con le elezioni del 26 maggio l’Unione europea avrebbe voltato pagina e cambiato rotta.

Restano a bocca asciutta da questo pacchetto di nomine i Paesi di Visegrad e più in generale tutti i cosiddetti nuovi membri (quelli entrati nell’Ue dopo il 2004). Restano a bocca asciutta i partiti delle varie e frammentate famiglie nazionaliste e sovraniste, perché malgrado il risultato elettorale del 26 maggio, peraltro circoscritto ad alcuni Paesi, continuano ad essere una minoranza tutto sommato marginale nelle dinamiche del Parlamento europeo. Quanto all’Italia non aveva realisticamente nessuna “chance” replicare l’exploit della legislatura che si sta concludendo e l’elezioni di Sassoli, avvenuta “all’0insaputa dell’Italia” è grasso che cola..

Sul ruolo svolto dall’Italia in questa vicenda verrebbe da dire tutto si è svolto come da copione. Si sono così rivelate corrette quelle previsioni che vedevano l’Italia marginalizzata in Europa, come risultato della collocazione in Europa dei due partiti di governo, con la Lega in un gruppo minoritario di nazionalisti euro-scettici e i Cinque Stelle addirittura costretti a stare nel gruppo misto perché incapaci di trovare alleati nel Parlamento europeo. Si aggiunga che il Governo italiano e la maggioranza che lo sostiene hanno anche dovuto registrare lo scacco di vedere eletto un esponente dell’opposizione alla presidenza del Parlamento. Ora per l’Italia si apre la partita del commissario (che ci spetta di diritto). Bisognerà che qualcuno si ricordi che, se vogliamo concorrere per un portafoglio ‘pesante’, il nostro candidato dovrà essere competente e professionalmente attrezzato, dovrà avere il gradimento della presidente della Commissione e infine dovrà superare un giudizio del Parlamento che quest’anno potrebbe essere anche più severo che nel passato”.

In questo senso, se le forse di governo italiane, presenti a Strasburgo in gruppi marginali e che non fanno maggioranza, quello dei ‘sovranisti’ – leghisti e francesi dell’RN di Marine Le Pen, con altri comprimari – e addirittura quello misto i Cinque Stelle, incapaci di coagulare intorno a sé un gruppo o di farsi accettare ij un gruppo già costituito, voteranno contro la von der Leyen, potrebbero poi non trovarla ben disposta verso l’Italia al momento di discutere con la presidente il profilo e l’incarico del commissario italiano, per il quale si parla di un “portafoglio pesante” – la concorrenza o l’industria. Senza contare che il designato dall’Italia dovrà avere strumenti convincenti quando si sottoporrà al vaglio del Parlamento.

La sessione di metà luglio del nuovo Parlamento s’annuncia particolarmente densa: oltre al dibattito con la Van der Leyen e al voto d’investitura, i deputati valuteranno il lavoro della presidenza rumena uscente del Consiglio e discuteranno le priorità della Presidenza finlandese, iniziata il 1 ° luglio. In questa sessione verrà inoltre definito il numero di eurodeputati che formeranno le delegazioni interparlamentari del Parlamento europeo.

Fin dal primo giorno di lavoro, il presidente del Parlamento Sassoli ha deciso di rendere simbolicamente omaggio a tutte le vittime del terrorismo in Europa, come primo atto pubblico della sua presidenza. La cerimonia, durante la quale Sassoli ha depositato una corona di fiori, si è svolta alle 13.00 di venerdì, all’ingresso della metropolitana Maalbeek, a Bruxelles, uno dei luoghi degli attentati del 22 marzo 2016.

“Dobbiamo rendere omaggio ai martiri nella capitale europea. Dobbiamo commemorare i cittadini europei che sono stati vittime di questi attacchi. Questo è un tributo a tutte le vittime del terrorismo. È con questo gesto simbolico che ho voluto segnare l’inizio della mia Presidenza”, ha detto Sassoli subito alla cerimonia di commemorazione. Il Presidente ha poi aggiunto: “Dobbiamo unire tutte le nostre forze nella lotta contro il terrorismo e rimanere molto fermi in questa lotta”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+