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Golfo - Invincibile Armada
December 23, 2018 - Uss Stennis, Oman - Comedian Jessiemae Peluso looks out from the bridge of the the aircraft carrier USS John C. Stennis before taking part in the Joint Chiefs USO Christmas Show for deployed service members December 23, 2018 in the Persian Gulf. This year’s entertainers include actors Milo Ventimiglia, Wilmer Valderrama, DJ J Dayz, Fittest Man on Earth Matt Fraser, 3-time Olympic Gold Medalist Shaun White, Country Music Singer Kellie Pickler, and comedian Jessiemae Peluso. (Credit Image: © Dominique A. Pineiro via ZUMA Wire)

Forte del record di popolarità personale, Donald Trump progetta una coalizione navale nel Golfo che ha tutta l’aria di una Invincibile Armada anti-Iran – obiettivo dichiarato, garantire libertà di navigazione là dove transitano i due quinti del petrolio mondiale -. A spingerlo su nei sondaggi è l’economia, non certo la propensione a scatenare di continuo guerre, con dazi, sanzioni, denunce d’intese, spedizioni punitive abortite, per non parlare dei conflitti personali – tengono banco sui media quelli con il presidente della Fed Jerome Powell e con la capitana della nazionale di calcio campione del Mondo Megan Rapinoe, che accetta l’invito del Congresso e ripete “mai da Trump” -.

Incurante del flop dell’ ‘accordo del Secolo’ per la pace in Medio Oriente – la conferenza economica di Manama ha registrato più assenze che presenze -, il magnate presidente fa la conta degli alleati per pattugliare le acque antistanti l’Iran e lo Yemen, dopo i recenti attacchi contro petroliere e altre navi commerciali – in tutto, mezza dozzina d’episodi in sette settimane -. E mentre Israele ipotizza un ‘patto di difesa’ con gli Usa, Trump twitta che le sanzioni contro l’Iran “saranno presto aumentate in modo sostanziale”, perché Teheran ha violato l’accordo sul nucleare del 2015 – intesa da lui denunciata e violata oltre un anno fa, ripristinando le sanzioni -.

Della Invincibile Armada, ma non in questi termini, parla alla Bbc il generale Joseph Dunford, capo di Stato Maggiore delle Forze Armate degli Stati Uniti: una coalizione navale tipo quella aerea che, in Siria, ha combattuto contro l’Isis, senza mai impolverarsi gli anfibi sul terreno. Gli Usa ne stanno discutendo con alcuni Paesi, dice Dunford, che avrebbero manifestato la “volontà politica” d’appoggiare l’iniziativa americana.

A giugno, Washington accusò l’Iran di avere attaccato due petroliere fuori dallo Stretto di Hormuz – Teheran nega d’esserne responsabile -; a maggio c’erano stati, un po’ più a nord, episodi ‘di pirateria’ la cui dinamica non è mai stata chiarita; in tutto, sono state sei le navi commerciali finora coinvolte. Senza dimenticare l’abbattimento di un drone Usa da parte iraniana, che spinse Trump a decidere una ritorsione militare, poi abortita in extremis.

Il piano è che gli Usa forniscano le navi per il ‘comando e controllo’ delle attività concordate, mentre gli altri Paesi metterebbero le unità destinate al pattugliamento e alla scorta di petroliere e cargo. I responsabili militari dei Paesi coinvolti censiranno quello che ciascun Paese può e intende mettere a disposizione: non è detto che si arrivi alla Invincibile Armada, forse ci si dovrà accontentare di una flottiglia.

I punti caldi sono lo stretto di Hormuz, che collega il Golfo Persico e il Golfo di Aden e che è largo a tratti appena tre chilometri, e lo Stretto di Bāb el-Mandeb, che congiunge il Mar Rosso al Golfo di Aden e quindi all’Oceano Indiano e che è percorso dalle petroliere con destinazione l’Europa.

Il piano, se attuato, è destinato ad alzare ancor più la tensione in un’area dove, da anni, nello Yemen si combatte una sorta di guerra per procura tra Teheran, che appoggia gli insorti Huthi, sciiti, e Riad, che ha messo insieme una coalizione araba a sostegno del regime sunnita. Gli Emirati arabi uniti, alleati, ma nel contempo rivali dei sauditi, hanno deciso, pochi giorni or sono, di richiamare le loro truppe dallo Yemen; e gli Huthi hanno chiesto il ritiro di tutta la coalizione -.

Gli stati Uniti hanno già una presenza navale sostanziosa nella Regione e partecipano a diverse task-force multinazionali che conducono operazioni di sicurezza della navigazione, anti-terrorismo, anti-pirateria. Il quartier generale della 5a Flotta Usa è nel Bahrain, ma gli americani hanno basi anche a Gibuti, nel Kuwait e nell’Oman.

Non è chiaro se la Invincibile Armada contribuirò alla popolarità del presidente, che ha appena visto salire, sotto la spinta del boom economico, il suo indice d’approvazione al livello più alto da quando è alla Casa Bianca: dal 39% di aprile al 44% di luglio (e al 51% se si guarda solo all’economia) – dati WP/Abc -. Litiga, mente, manda in bancarotta la sicurezza della capitale per la parata militare del 4 Luglio, ma la sua gente lo applaude.

Molti altri presidenti hanno fatto molto meglio, ma per Trump, il ‘divisore in capo’ dell’America, va bene così. Il 53%, una maggioranza, disapprova il suo operato e sei su dieci pensano che non agisca in modo presidenziale; una maggioranza degli uomini bianchi è con lui; le donne gli sono contro. Se si votasse oggi, batterebbe qualsiasi candidato democratico, tranne Joe Biden, che sta però perdendo terreno.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+