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Siria - truppe
06 July 2019, Syria, Muhambal: People inspect the rubble of a building that was destroyed in an airstrike, allegedly carried out the day before by the Syrian government on the town of Muhambal in the rebel-held Idlib Province. (Credit Image: © Anas Alkharboutli/DPA via ZUMA Press)

Gentile redazione del Fatto Quotidiano, in merito all’articolo pubblicato sul numero di ieri “L’Italia dice no agli Usa: niente truppe in Siria”, mi pare evidente che il nostro Paese abbia sposato la linea di Berlino. Se l’Italia come la Germania si rifiuta di mandare soldati e aerei in Siria, acconsentendo solo al “supporto umanitario”, è lecito pensare che sia cambiato qualcosa nell’assetto internazionale dell’Europa rispetto ai diktat di Washington. Insomma, Italia e Germania voltano le spalle a Trump, oppure si tratta di un diniego di poco conto? Grazie per la cortese risposta, Aldo Morra

Gentile Lettore, Caro Aldo, la Siria è sempre stata, fin dalle prima battute della guerra civile che l’insanguina dal 2011, un contesto bellico di alleanze e di presenze a geometria variabile. Molti erano pronti a partecipare alla coalizione anti-Isis, pochi ad avere uomini sul terreno. Gli Stati Uniti di Barack Obama sono stati protagonisti riluttanti e quelli di Donald Trump non vogliono essere protagonisti per nulla, al punto che il magnate presidente ha più volte annunciato il richiamo di tutte le truppe di terra – talora, trascurando d’informarne i militari -.

Dal canto suo, l’Italia non ha mai considerato la Siria un’area di proprio interesse strategico – specie se confrontata con la Libia, ad esempio -: il suo impegno nella Regione è già importante nell’Unifil, cioè nella forza d’interposizione dell’Onu schierata in Libano, lungo il confine a nord d’Israele, di cui al momento assicura il comando. Il che ha ieri consentito al ministro degli Esteri Enzo Moavero di dire: “Esiste già un nostro impegno nell’area, importante, significativo e riconosciuto nella sua rilevanza. Questo rende un eventuale ulteriore impegno tutto da verificare e tutto da discutere”.

Per potersene venire via, gli Usa sondano gli alleati per rimpiazzarli: lo hanno fatto, informalmente, anche con l’Italia e con la Germania, ricevendo rifiuti che non mi pare, però, spostino gli equilibri dei rapporti tra Paesi europei e Stati Uniti. Dal punto di vista della capacità di sottrarsi, come dice lei, ai diktat di Washington, la partita sull’Iran mi pare molto più significativa di quella che si gioca attualmente in Siria, dove siamo ai colpi di coda del conflitto e dove l’Isis può considerarsi sconfitto e il regime di al-Assad vittorioso con il suo alleato russo.

Ciò detto, siccome nessuno vuole mai dire apertamente no agli Stati Uniti, così come gli Stati Uniti non gradiscono rifiuti pubblici alle loro richieste, tutto avviene sotto traccia, almeno da noi: nessuna richiesta ufficiale è pervenuta, o è stata fatta, possono dire, senza mentire, le diplomazie italiana e statunitense. Più espliciti i tedeschi: “Il governo tedesco – ha detto il portavoce Steffen Seibert – continua a fare parte della coalizione anti-Isis, ma senza truppe di terra”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+