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Facebook - privacy - Zuckerberg
30 April 2019, US, San Jose: Facebook CEO Mark Zuckerberg speaks at the F8 developer conference at the McEnery Convention Center. (Credit Image: © Andrej Sokolow/DPA via ZUMA Press)

Lo scorso week-end, tra sabato 29 e domenica 30 giugno, ho lasciato Facebook: ho disattivato, cioè, il mio account personale, su cui non sono mai stato molto attivo e su cui, anzi, ero da tempo inattivo (mi scuso qui per le richieste d’amicizia e le altre interazioni rimaste inevase). E ho anche proceduto a disattivare il mio account Instagram. Due decisioni prese con motivazioni molto diverse.

Facebook non mi piace, non mi è mai piaciuto: mi pare il luogo per eccellenza dove la chiacchiera senza fondamento d’un amico diventa notizia, dove le bolle si creano e dove i nostri dati sono insicuri. Aggiungeteci una dose d’antipatia, forse immotivata, per Mark Zuckerberg, forte al punto che, quando circolava voce d’una sua candidatura anti-Trump, mi chiedevo se non fosse un cadere dalla padella nella brace (e vi posso garantire che uso Trump come spartiacque tra il bene e il male: quel che pensa, dice, fa è, per definizione, sbagliato – una visita al mio sito giampierogramaglia.eu ve ne convincerà -).

Instagram, invece, non lo so usare, ma mi riprometto di imparare e, nonostante la mia inettitudine con le foto, progetto di tornarci, meglio attrezzato per utilizzarlo. Sono invece affezionato a Twitter, che maneggio un po’ rozzamente, ma che ritengo un luogo prezioso d’informazioni di prima mano: una fonte che twitta è essenziale, dà una notizia, o reagisce a una notizia, e quelle sono parole sue, pensieri suoi. Ma, sotto la ferula della brevità, non può concionare senza contraddittorio come fosse su Facebook.

La mia decisione di lasciare Facebook – restano però pagine collegate al mio sito o ad altri media – ha coinciso, ma è stata indipendente, con un’altra notizia, di cui traggo le informazioni dall’ANSA e da Wired e che mi ha confermato nella giustezza del mio intendimento.

Il Garante per la privacy italiano ha applicato al social media una sanzione di un milione di euro per gli illeciti compiuti nell’ambito del caso Cambridge Analytica, la società britannica che annovera tra i suoi fondatori Steve Bannon, l’ex stratega della campagna di Trump, e che ha avuto tra i suoi boss John Bolton, l’attuale consigliere per la Sicurezza nazionale di Trump, un vero ‘dottor Stranamore’ della diplomazia internazionale.

Cambridge Analytica, tramite una app per test psicologici, aveva avuto globalmente accesso ai dati di 87 milioni di utenti e li aveva usati per influenzare le presidenziali Usa 2016. La sanzione ora comminata, in base al vecchio Codice della Privacy, perché i fatti contestati sono antecedenti all’entrata in vigore della nuove regole europee, segue un provvedimento del Garante di gennaio, che vietava a Facebook di continuare a trattare i dati degli utenti italiani.

Il Garante – spiega una nota dell’Autorità – ha accertato che 57 italiani avevano scaricato l’app Thisisyourdigitallife attraverso la funzione Facebook login e che, in base alla possibilità consentita da questa funzione di condividere i dati degli ‘amici’, l’applicazione aveva poi acquisito i dati d’altri 214.077 utenti italiani, senza che questi l’avessero scaricata, fossero stati informati della cessione dei loro dati e avessero espresso il proprio consenso.

La comunicazione da parte di FB dei dati alla app Thisisyourdigitallife era quindi avvenuta in modo non conforme alla norme sulla privacy. I dati non erano mai stati trasmessi a Cambridge Analytica.

A Facebook il Garante aveva già contestato a marzo una serie di comportamenti irregolari, per cui l’azienda s’era avvalsa della possibilità di estinguere il procedimento sanzionatorio col pagamento di 52 mila euro. Poiché, però, le violazioni su informativa e consenso erano state commesse verso una banca dati di grandi rilevanza e dimensioni – fattispecie per cui non è ammesso il pagamento in misura ridotta – il Garante ha ora applicato anche una sanzione di 1 milione. La somma tiene conto, oltre che della imponenza di Cambridge Analytica, anche delle condizioni economiche di Facebook e del numero di utenti mondiali e italiani della società.

Per fatti analoghi, su Facebook pendono minacce di multa in molti Paesi. E alcune si sono già concretizzate. L’anno scorso il garante della privacy britannico sanzionò l’azienda per 500 mila sterline proprio per violazioni legate a Cambridge Analytica.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+