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4 Luglio - Trump - Corea
July 4, 2019, Washington, D.C, USA: President DONALD TRUMP speaking at the National Mall in Washington, DC on July 4, 2019. (Credit Image: © Michael Brochstein/ZUMA Wire)

Con Donald Trump, ci siamo ormai abituati: un giorno sorrisi e pacche sulle spalle; il giorno dopo, minacce e sanzioni. I suoi interlocutori si adeguano: lo hanno già capito Russia e Cina e Iran, che non si spaventano quando lui fa il volto truce e non s’illudono quando è in buona; adesso, pare lo imiti pure Kim Jong-un, il dittatore della Corea del Nord che domenica lo aveva incontrato sul confine che taglia in due la penisola coreana, la linea di frontiera più militarizzata al Mondo.

Un dibattito all’Onu per inasprire le sanzioni contro la Corea del Nord è l’occasione d’uno scambio d’accuse tra Pyongyang e Washington: i nord-coreani rimproverano agli Stati Uniti d’essere “determinati ad atti ostili”, nonostante i due leader si siano appena messi d’accordo per riprendere le trattative sul nucleare. La delegazione di Pyongyang all’Onu dice che gli Usa sono “ossessionati dalle sanzioni” e sostiene che Washington tenta di “minare l’atmosfera pacifica” nella penisola coreana – dove le due Coree non hanno mai fatto la pace, dopo il conflitto dal 1950 al ’53 -.

La scaramuccia diplomatica, innescata da una denuncia di Usa, Gran Bretagna, Francia e Germania – la Corea del Nord avrebbe importato nel 2017 quantità di petrolio raffinato superiori al convenuto -, non è di per sé grave, ma testimonia l’imprevedibilità dei rapporti tra Pyongyang e Washington, così come di quelli tra Kim e Trump.

In assenza di risultati concreti, un rialzo delle tensioni è sempre in agguato: i tweet di Trump, dopo l’incontro a Panmunjom – “E’ stato bello vedere il presidente Kim … E’ stato un grande incontro … Non vedo l’ora di rivederlo …” -, mascherano l’assenza si intese: “Nessuna fretta, ma sono sicuro che alla fine ci arriveremo”.

Di solito, un incontro come quello tra Trump e Kim suggella un accordo. Qui, invece, preconizza l’accordo. Riccardo Alcaro nota su AffarInternazionali.it: “Il Nord continua a produrre materiale per bombe e testa missili balistici a corto raggio. Gli Usa non hanno revocato una singola sanzione. Trump sostiene di aver evitato una crisi più grave, alla quale la sua retorica apocalittica del 2017 aveva contribuito in modo significativo. Kim ha più motivi d’essere soddisfatto: non è più un paria della comunità internazionale; e il suo Paese è riconosciuto come potenza nucleare di fatto, se non di diritto”.

Lo screzio nord-coreano non ha rovinato la festa del 4 Luglio che il magnate presidente ha costruito a sua immagine e somiglianza: magniloquente e un po’ pacchiana, tutta centrata sulla sua figura, con una parata militare senza precedenti nella storia americana. Nella giornata estiva, una gran folla s’è radunata sul Mall di Washington: molti erano lì per contestare il presidente, non per applaudirlo. E i giudici della Corte Suprema hanno preso decisioni sgradite all’Amministrazione, sul muro anti migranti e sull’aborto, mentre l’annegamento nel Rio Grande di una bambina haitiana di due anni rinfocola le polemiche, una settimana dopo lo shock dell’immagine di Angie Valeria, quattro anni, morta insieme al suo papà.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+