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Cina - Belt and Road Initiative
CHONGQING, May 29, 2019 A contestant participates in the restaurant service competition during the Belt And Road International Skills Competition held in Chongqing International Expo Center in Chongqing, southwest China, May 29, 2019. (Credit Image: © Xinhua via ZUMA Wire)

Le mani della Cina sul Mondo, anzi intorno al Mondo: non pare un abbraccio, rischia di divenire una stretta. Come suggerisce il nome originale di quella che per noi è la ‘Nuova Via della Seta’, ma che loro chiamano ‘cintura e strada’, la ‘Belt and Road Initiative’. Pechino non è più attore discreto sulla scena internazionale, ma fa sentire la sua voce su ogni problema: globale, come la lotta contro il cambiamento climatico; mondiale, come le tensioni crescenti in questi giorni tra Usa e Iran; o regionale, come la Corea del Nord che è di nuovo finita nel ‘girone dei cattivi’ dopo il fallimento del Vertice di Hanoi tra Kim Jong-un e Donald Trump.

Le notizie che arrivano da Hong Kong in questi giorni indicano che la Cina sta perdendo la battaglia per la democrazia in quella che per molti versi resta una città Stato; anzi, che forse non la combatte nemmeno. Mentre i media del nostro mezzo Mondo dedicano ampi servizi alle proteste anti – ‘legge di estradizione’ e alla loro repressione, i media cinesi parlano di tutt’altro. Il fatto è che Pechino, della democrazia, come dei diritti umani, non si cura: protetta dall’usbergo del comunismo, tira avanti per la sua strada, espansione economica e commerciale e crescente peso geo-politico, integrati da una rete di basi militari che accompagnano e proteggono i suoi investimenti.

L’attivismo diplomatico della Cina e di Xi
La Cina e il suo presidente a vita Xi Jinping reggono impegni paralleli su più fronti: affrontano senza passi indietro il negoziato commerciale con gli Stati Uniti; sollecitano, con la Russia e l’Ue, Washington e Teheran a evitare l’escalation delle reciproche provocazioni; impediscono all’Onu d’aggravare la situazione energetica ed economica nord-coreana (e Xi si recherà a Pyongyang, cercando di rivitalizzare il negoziato tra Kim e Trump sulla denuclearizzazione della penisola, impantanatosi a fine febbraio).

I presidenti cinese e statunitense si vedranno a fine mese, a margine del G20 di Osaka in Giappone il 28 e 29 giugno: lo hanno convenuto martedì scorso, il 18 giugno, con una telefonata. Nel 2018, a cavallo tra novembre e dicembre, un colloquio tra i due in occasione del G20 di Buenos Aires innescò una tregua negoziale che doveva durare tre mesi, ma che si è di fatto protratta fino ad oggi, nonostante dazi americani e ritorsioni cinesi. “Guadagneremo entrambi cooperando e perderemo entrambi facendoci la guerra”, ha detto Xi a Trump; “L’intesa ci sarà solo se sarà buona”, è la linea del magnate presidente.

Evitare una guerra commerciale tra le due maggiori potenze economiche mondiali è, o almeno dovrebbe essere, la principale preoccupazione dei due leader. Ma Trump deve fare collimare i ritmi della trattativa con i tempi della campagna elettorale per la sua rielezione, che ha ufficialmente lanciato in Florida proprio poche ore dopo avere parlato al telefono con Xi; mentre il cinese non ha condizionamenti elettorali sulla sua agenda.

di qui in avanti il pezzo riprende soprattutto https://www.giampierogramaglia.eu/2019/06/14/cina-comunismo-vince-capitalismo/ e https://www.giampierogramaglia.eu/2019/05/18/usa-cina-scontro-huawei/

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+