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Hong Kong - Carrie Lam

Sospesa sine die, ma non annullata: la legge sulle estradizioni in Cina, oggetto da giorni di proteste di massa nell’ex colonia britannica di Hong Kong, non entrerà in vigore, per ora. La decisione della governatrice Carrie Lam tiene conto di quel che è accaduto e mira a evitare il ripetersi di incidenti sanguinosi come quelli di mercoledì scorso.

Ma la piazza non si soddisfa e non s’acquieta: il Civil Human Rights Front (Chrf), organizzatore e animatore della protesta, conferma i cortei di oggi: chiede il ritiro definitivo della misura e vuole che la Lam si scusi per l’uso della forza potenzialmente letale da parte della polizia mercoledì. Più radicali, i sindacati ne reclamano le dimissioni.

Carrie Lam, il cui nome cinese è Cheng Yuet-ngor, evita di dare risposte molto dirette alle domande sulle dimissioni o sulle scuse: “Provo profondo dolore e mi rammarico delle controversie suscitate nella società dopo un periodo di due anni relativamente calmi”, dice in conferenza stampa. Afferma di non volere più vedere scene del genere in futuro, ma difende il ricorso a lacrimogeni e proiettili di gomma da parte della polizia per disperdere i manifestanti che volevano entrare nel Parlamento dopo avere forzato i blocchi.

E’ stata la più grande protesta popolare dalla transizione dell’ex colonia da Londra a Pechino – 1997 -. “Le nostre intenzioni erano sincere, volevamo colmare alcune lacune normative”, spiega la Lam, leggendo alla stampa una ricostruzione della vicenda di oltre dieci minuti prima in cantonese e poi in inglese. “Forse non stiamo stati sufficientemente efficaci nella comunicazione, ma ora la priorità è quella di ricostruire la pace e l’ordine e la fiducia verso il governo”. L’obiettivo di varare la norma e metterla in vigore a luglio “non è più la priorità”.

Cattolica devota – studiò dalle Canossiane -, che crede che avrà un posto in paradiso perché fa “cose buone”, è considerata da molti suoi concittadini “una marionetta” dei cinesi. 62 anni, capo dell’Esecutivo di Hong Kong dal 1o luglio 2017, dopo la ‘rivoluzione degli ombrelli’, prima donna in quell’incarico, è considerata “una persona di Pechino”. Ma di sé lei dice: “Ricopro una carica che richiede dialogo e sintonia con le autorità cinesi, ma devo rispondere alla Costituzione e alla gente di Hong Kong”.

La sospensione della legge sulle estradizioni è stata decisa d’intesa, e non il contrasto, con la Cina: prima di prenderla e di annunciarla, Carrie Lam avrebbe incontrato Han Zheng, uno dei 7 membri del Comitato permanente del Politburo del Partito comunista cinese – lei però non lo conferma -. Pechino – dice – è stata “di grande supporto”; e bisogna considerare che “qualunque politica abbia risvolti sulla Cina continentale può generare scontri”.

Secondo i media locali, lo sblocco della situazione è proprio venuto dall’incontro tra la Lam e Han, che è responsabile dei rapporti con Hong Kong: Pechino voleva disinnescare le tensioni prima del Vertice dei leader del G20 a Osaka, in Giappone, il 28 e 29 giugno, per evitare che il presidente Xi Jinping potesse trovarvisi in imbarazzo.

Sposata nel 1984 con un matematico di Hong Kong conosciuto a Cambridge, la Lam ha rinunciato alla cittadinanza britannica, mentre il marito e i due figli – educati in Inghilterra – l’hanno tutti e tre mantenuta. Carrie Lam ha esperienza quasi quarantennale dell’amministrazione, e della diplomazia, di Hong-Kong: laureatasi presso l’Università della ‘città isola’, entrò nel servizio pubblico nel 1980 e fece pratica in diversi uffici e dipartimenti.

Nel 2007, ebbe una promozione chiave: divenne segretaria per lo Sviluppo e si fece una reputazione di donna forte gestendo la demolizione del Molo della Regina. Principale collaboratrice del governatore Leung Chun-ying nel 2012, poi a capo della task force sullo sviluppo costituzionale, condusse nel 2014 colloqui con leader studenteschi durante le proteste e le occupazioni su larga scala di quell’anno.

Nel 2017, fu eletta a capo dell’esecutivo con 777 voti sui 1.194 membri del comitato elettorale: si presentava come la favorita di Pechino e battè nettamente i suoi avversari, l’ex responsabile finanziario John Tsang e il giudice Woo Kwok-hing.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+