Home Usa Usa: Memphis, la polizia uccide un nero e riaccende la protesta

Usa: Memphis, la polizia uccide un nero e riaccende la protesta

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 14/06/2019

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L’ingresso alla Casa Bianca di Donald Trump aveva interrotto la striscia di sangue di neri inermi uccisi da poliziotti bianchi, che aveva segnato la presidenza Obama. Quanto avvenuto a Memphis l’altra notte rischia, però, di accendere l’ennesima estate di tensioni razziali negli Stati Uniti. Ce ne sono già state avvisaglie, anche se l’episodio ha contorni incerti e ricostruzioni contraddittorie.

Un giovane nero, Brandon Webber, 20 anni, colpito da diversi mandati di cattura per reati violenti, è stato ucciso mentre cercava di sottrarsi a un controllo di polizia: contro di lui sarebbero stati esplosi una ventina di colpi di arma da fuoco.

L’Fbi locale ha aperto un’indagine sull’episodio, perché le versioni sono contrastanti: secondo fonti della polizia, Webber avrebbe puntato un fucile contro gli agenti; ma testimoni oculari smentiscono la circostanza.

L’uccisione del giovane ha subito scatenato la rabbia della comunità nera della città del Tennessee sul Mississippi, dove c’è Graceland, con la residenza e la tomba di Elvis Presley. E’ stata una notte di tensione e di incidenti a Memphis: le manifestazioni di protesta sono iniziate pacificamente, ma si sono poi trasformate in guerriglia urbana. Il bilancio degli scontri è di almeno 24 agenti e due giornalisti feriti; tre manifestanti sono stati arrestati. Sei persone hanno dovuto essere ricoverate in ospedale.

Tra il 2012 e il 2016, erano stati almeno una dozzina, in diversi Stati dell’Unione, i giovani neri, quasi sempre inermi, uccisi da poliziotti o vigilantes bianchi. Il movimento Black Lives Matter aveva risposto con manifestazioni e cortei un po’ ovunque nell’Unione, ma in Louisiana e in Texas i neri avevano risposto uccidendo agenti bianchi.

L’uso apparentemente sproporzionato della forza da parte della polizia contro i neri venne collegato al sentimento d’insicurezza creato fra bianchi con venature razziste dalla presenza alla Casa Bianca d’un presidente nero. Di fatto, l’elezione di Trump, un presidente che equipara le violenze razziste alle proteste anti-razziste, segnò la fine di quegli episodi. Fino alla scorsa notte.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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