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Golfo di Oman - petroliere
June 13, 2019, Washington, District of Columbia, USA: U.S. Secretary of State MICHAEL R. POMPEO delivers remarks to the media in the press briefing room at the U.S. Department of State. Pompeo blamed Iran for attacks earlier in the day on oil tankers in the Gulf of Oman. (Credit Image: © Michael Gross/US Department of State/ZUMA Wire)

Due petroliere in fiamme nel Golfo di Oman, una giapponese e una norvegese. Unità di salvataggio della marina iraniana, ma anche almeno un’altra nave, statunitense, intervengono, mettendo in salvo decine di uomini degli equipaggi. Teheran prima parla di un incidente, poi di un attacco. Media locali riferiscono d’esplosioni e incendi a bordo di entrambe le navi, il Telegraph precisa che una sarebbe stata colpita da un siluro. Il ministro del Commercio giapponese Hiroshige Seko convoca una riunione d’emergenza e afferma che le petroliere, engtrambe – pare – con destinazione Giappone, “sono state attaccate”.

Da chi? L’Arabia saudita, l’Oman e gli Usa lasciano intendere, e suggeriscono, che la responsabilità sarebbe iraniana (“Teheran provoca caos e morte da 40 anni”). Proprio nelle ore dell’episodio, c’è in visita a Teheran e incontra la guida suprema Ali Khamenei il premier giapponese Shinzo Abe. E’ il primo a recarsi in Iran dal 1979, cioè dai tempi della rivoluzione khomeinista.

E’ l’ennesimo sussulto di tensione dai contorni incerti, in una delle zone del Mondo dove il filo cui è appesa la pace è più sottile. Il mese scorso, c’era stato un altro attacco, nello Stretto di Hormuz, con rimpalli di responsabilità analoghi.

Secondo le fonti giapponesi, le due petroliere erano da poco uscite proprio dallo Stretto di Hormuz nel Golfo di Oman e facevano rotta verso il Giappone. Gli iraniani dicono di avere tratto in salvo 44 uomini, con unità che stazionavano nel tratto di mare antistante la provincia di Hormozgan, e di averli portati al porto di Bandar-e-Jask. La nave Usa Bainbridge avrebbe raccolto 21 marinai.

Il Giappone importa la quasi totalità dei suoi consumi – tre milioni di barili giornalieri di greggio – dai Paesi del Golfo, specie dall’Arabia Saudita. Causa lo stop dei flussi dall’Iran, una conseguenza delle sanzioni reintrodotte dagli Stati Uniti, dopo la denuncia unilaterale dell’accordo nucleare, Tokyo ha aumentato le importazioni da altri produttori, come Emirati arabi uniti e Qatar: “Ho dato istruzioni perché il sistema delle forniture d’energia continui a funzionare e perché l’acquisizione d’informazioni prosegua”, dice il ministro Seko.

In una giornata scandita da dichiarazioni ufficiali anti-americane a Teheran e anti-iraniane a Riad, Mohammad Javad Zarif, ministro degli esteri iraniano, rileva su Twitter che “gli attacchi contro cargo legati al Giappone sono avvenuti mentre il premier Abe aveva con l’ayatollah Khamenei colloqui approfonditi e amichevoli … Tutto ciò è sospetto ….”.

Ma un dirigente americano, coperto dall’anonimato, sostiene che è “altamente probabile che l’Iran sia dietro gli attacchi”. La Casa Bianca è però più prudente: “Valutiamo le informazioni”. Gli Usa avevano pure attribuito all’Iran le recenti azioni contro imbarcazioni commerciali nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. I russi invitano a non addossare subito la colpa agli iraniani e giudicano “prematuro” trarre conclusioni.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+