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Trump - Kim - Hanoi - esecuzioni
US President Donald Trump (L) shakes hands with North Korea's leader Kim Jong Un before a meeting at the Sofitel Legend Metropole hotel in Hanoi on February 27, 2019. (Photo by SAUL LOEB / AFP) (Photo credit should read SAUL LOEB/AFP/Getty Images)

Adesso, non c’è più alcun dubbio: Kim Jong-un, il dittatore nord-coreano, il terzo rampollo dell’unica dinastia comunista di questo mondo, è di nuovo sulla lista dei cattivi. Per quasi un anno, le intelligence occidentali e asiatiche gli avevano abbonato tutte le sue possibili malefatte; adesso, hanno ripreso a tirare fuori i peggio dossier sul suo conto. E una Ong sud-coreana sostiene che 318 siti nord-coreani sarebbero stati utilizzati per esecuzioni capitali nel XXI Secolo, sulla scorta d’interviste a 610 transfughi nord-coreani.

Contemporaneamente, il Wall Street Journal scrive che Kim Jong Nam, il fratellastro del leader, ucciso nel febbraio 2017 all’aeroporto di Kuala Lumpur in Malaysia, era un informatore della Cia e aveva incontrato in diverse occasioni agenti segreti nord-americani. La fonte dell’articolo non viene, però, identificata.

Certo, le rivelazioni dell’intelligence contro Kim possono rivelarsi inesatte o palesemente false. Kim Yong-chol, l’ex braccio destro che sarebbe stato epurato, è ricomparso in pubblico. E così pure la (ex?) potente sorella minore Kim Yo Jong, che sarebbe stata invitata a tenere un basso profilo, è ricomparsa a uno spettacolo cui assisteva pure il leader supremo. Invece, di Kim Hyok-chol, che negoziava sul nucleare con gli americani e che sarebbe stato fucilato a marzo, non s’è più avuta notizia: farlo ricomparire vivo e vegeto, forse, non è possibile.

La rivitalizzazione di Kim come “cattivo” e “nemico” deriva dal fallimento del Vertice di Hanoi, l’incontro con Donald Trump a fine febbraio, dopo che, nel giugno del 2018, il Vertice di Singapore aveva suscitato molti, assolutamente ingiustificati, entusiasmi. Kim, che era stato, nei primi 15 mesi della presidenza Trump, “palla di lardo” e “l’uomo razzo”, e aveva dato vita a duelli a distanza – lui faceva esplodere un’atomica o sparava una gragnola di missili, il magnate presidente gli tirava contro tweet a raffica -, era diventato l’unico improbabile testimonial dei successi in politica estera dell’Amministrazione Trump. Il magnate ancora non ammette gli errori di valutazione e resta sensibile alle lusinghe del dittatore.

Eppure, ad Hanoi, complice la fretta e l’improvvisazione d’un Vertice inadeguatamente preparato, la maionese tra Trump e Kim non montò, anzi impazzì. Trump dovette tenersi nel cassetto i sogni d’un Nobel per la Pace di coppia – in realtà, l’unico a meritarlo sarebbe il presidente sud-coreano Moon Jae-in, artefice della nuova distensione Nord-Sud con la ‘diplomazia dei Giochi’ -. E, ora, nella campagna elettorale per Usa 2020, si sentirà rimproverare l’eccesso di fiducia nel dittatore. Ieri, a un comizio nello Iowa, l’ex presidente Usa Joe Biden, battistrada nella corsa alla nomination fra i democratici, ha detto che Trump non dà alcun segno di volersi smarcare da “mascalzoni” come Kim e Vladimir Putin, mentre “si sveglia nel mezzo della notte” per attaccare l’attrice Bette Midler, il sindaco di Londra, la speaker della Camera, “un’incredibile manifestazione di immaturità davanti al Mondo intero”.

Il rapporto della Ong sudcoreana, intitolato “Mapping the fate of the dead”, documenta, secondo l’Afp e la Bbc, decenni di esecuzioni, per delitti come rubare una mucca o guardare i programmi della tv sud-coreana. Le sentenze capitali sono state eseguite in prigioni o nei campi di lavoro, ma anche lungo i fiumi, nei campi, sui mercati, nelle scuole, sui terreni sportivi; e vi hanno assistito anche più di mille persone. In genere le esecuzioni avvengono per fucilazione, ma vi sono anche testimonianze di impiccagioni, che però sarebbero andate riducendosi e forse non sarebbero più avvenute dopo il 2005.Sovente i familiari dei condannati, anche i bambini, uno di soli sette anni, hanno dovuto assistere. I corpi dei giustiziati vengono raramente restituiti ai familiari e il luogo della sepoltura non viene rivelato.

Per l’Ong, “le esecuzioni sono uno strumento essenziale per incutere paura e dissuadere i cittadini dall’impegnarsi in attività considerate indesiderabili dal regime”. Il numero delle condanne a morte si sarebbe ridotto negli ultimi tempi, ma potrebbe anche darsi che il regime si sia fatto più discreto nel condurre le esecuzioni.

In passato, si ha notizia di gerarchi del regime condannati e giustiziati. Kim, nel 2013, avrebbe fatto uccidere suo zio, Jang Song Thaek  accusato di tradimento e – si racconta – gettato nudo con cinque suoi funzionari in una gabbia dove 120 cani affamati li avrebbero sbranati. E il ministro della Difesa Hyon Yong-chol sarebbe stato giustiziato in pubblico a cannonate per essersi addormentato durante un evento militare.

Capita che le storie narrate siano fake news, come forse quelle di Kim Yong-chol e Kim Yo Jong; o quella dell’ex fidanzata di Kim, Hyon Song-woi, una cantante e un’artista, che sarebbe stata fucilata nel 2013 con altre 11 persone – tutte accusate di pornografia -. Nel 2018, Hyong ‘resuscitò’: era nella delegazione di Pyongyang in visita a Seul prima dei Giochi d’Inverno.

Non può invece ‘resuscitare’ il fratellastro di Kim, Kim Jong Nam: due donne che gli spruzzarono in faccia gas nervino e lo uccisero. Usa e Corea del Sud hanno accusato dell’attacco Pyongyang, che ha sempre negato ogni addebito. Le voci che ora legano alla Cia Kim Jong Nam, che in passato era stato invece collegato all’intelligence cinese, non appaiono solidissime: il fratellastro di Kim, che aveva vissuto fuori della Corea del Nord per molti anni e che risiedeva nei pressi di Macao, e che non aveva alcun potere in patria, non disponeva di informazioni particolari sull’inner circle di Kim.

Sotto tiro delle intelligence asiatiche e occidentali, la Corea del Nord replica sul piano diplomatico: invita gli Usa a cambiare “il modo di calcolo” e a presentare nuove proposte per riaprire i colloqui sulla denuclearizzazione, in stallo dopo Hanoi. Pyongyang avverte che la sua pazienza sta finendo e che l’intesa di Singapore potrebbe non costituire più una base di negoziato valida. Una minaccia che stona con la lettera di Kim “molto bella e dai toni calorosi” che, secondo la Abc, Trump avrebbe appena ricevuto. Vi si parla di un terzo Vertice entro tre settimane, che il magnate “vorrebbe fare”: un ‘Singapore bis’; o un ‘Hanoi bis’.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+