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Danimarca: +welfare -migranti il centro-sinistra vince così

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 07/06/2019

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Un giro di vite all’immigrazione e un colpo d’acceleratore al welfare: con questo mix di programmi, i socialdemocratici danesi hanno vinto le elezioni politiche, riconquistando la guida del governo. E’ la terza volta in nove mesi che gli europei del Nord bocciano il populismo: gli svedesi a settembre 2018, poi i finlandesi ad aprile, ora i danesi. Un trend avallato dai risultati delle elezioni europee: nei Paesi Nordici, la marea populista è calante; in Danimarca, hanno perso più della metà dei voti.

La giovane leader socialdemocratica danese, Mette Frederiksen, 41 anni e mezzo, potrebbe però avere difficoltà a formare una coalizione: nel Folketing, il Parlamento, il ‘blocco rosso’ ha 91 seggi su 179 e sarebbe, quindi, maggioritario; il ‘blocco blu’ di centro-destra, coagulato intorno ai liberali del premier uscente Lars Lokke Rasmussen, ha solo 75 seggi.

Ma la Frederiksen intende formare un governo di minoranza che ottenga volta a volta sostegno dall’uno o dall’altro partito su provvedimenti specifici. L’estrema sinistra le contesta, infatti, la virata sui migranti e non sarebbe un partner di governo docile. La leader socialdemocratica respinge anche l’offerta di Rasmussen di formare una ‘grande coalizione’ fra i due maggiori partiti, che da soli avrebbero la maggioranza.

I risultati dicono che i socialdemocratici si confermano primo partito con il 26%, pur con un calo dello 0,3% rispetto alle elezioni del 2015. Ma le altre forze di sinistra crescono e danno quindi loro una potenziale maggioranza parlamentare. Invece, il Partito liberale, sconfitto, guadagna suffragi e arriva al 23,4%, quasi quattro punti in più di quattro anni or sono. Ma i suoi alleati del ‘blocco blu’ arretrano: il Partito dell’Alleanza liberale ottiene appena il 2,3% e il suo leader e attuale ministro degli Esteri Anders Samuel-sen non entra nel Folketing.

I populisti xenofobi del Partito del Popolo danese precipitano dal 21,1% all’8,8% (e scendono da 37 a 16 seggi). Entra in Parlamento con quattro seggi la Nuova Destra, fondata da Pernille Vermund, un’architetta. Anche sommando i voti dei due movimenti, ne manca sempre la metà rispetto al 2015.

Rasmussen riconosce la sconfitta e s’appresta a rassegnare le dimissioni nelle mani della regina Margrethe. Dice che starà accanto al telefono ad aspettare chiamate per formare una coalizione: versione danese del ‘mangiare popcorn’ nostrano. La Frederiksen assapora la riconquista del potere: il popolo – dice – “ha scelto una nuova maggioranza, una nuova direzione … Rimetteremo il Welfare al primo posto in Danimarca, il Welfare, il clima, l’educazione, i bambini, il futuro. Pensiamo a quel che possiamo fare insieme”.

La leader socialdemocratica, già ministro del Lavoro e della Giustizia, prima di succedere alla guida del partito all’ex premier Helle Thorning-Schmidt sostiene, inoltre, che queste sono state le prime elezioni danesi nel segno del riscaldamento globale, alla Greta.

I socialdemocratici hanno centrato tutta la loro campagna sulla difesa dell’ambiente e del Welfare, un sistema di garanzie sociali molto apprezzato dai cittadini, promettendo di rovesciare il trend degli ultimi anni (tagli della spesa per l’educazione e la salute) e, nello stesso tempo, di mantenere un approccio non permissivo sull’immigrazione. Secondo molti osservatori, questa mossa è stata decisiva per ridurre drasticamente l’impatto elettorale di xenofobi e islamofobi.

Per molto tempo un termine di riferimento per tutta l’Europa, il modello sociale nordico è da anni posto sotto crescente pressione dall’invecchiamento della popolazione. In Danimarca, le riforme introdotte dal centro-destra hanno condotto a una crescita economica superiore alla media dell’Ue, ma i tagli imposti alla spesa pubblica hanno avuto come corollario che molti devono ora pagare servizi che erano prima gratis.

La difesa del welfare e del modello sociale connesso è il minimo comune denominatore dei successi delle socialdemocrazie nordiche. Il centro-sinistra svedese ha conservato il potere propugnando una riforma che garantisca le tutele sociali. E i socialdemocratici finlandesi hanno vinto di stretta misura impegnandosi ad aumentare le tasse per aumentare i livelli di spesa sociale. Svezia, Finlandia e Danimarca sono tutti Paesi a basso debito e a basso deficit e, sull’euro, hanno posizioni diverse: dentro la Finlandia, fuori la Svezia, ai margini la Danimarca.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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