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calcio - coppe - inglesi

Archie who? In questi giorni in Inghilterra a rubare la scena al nuovo royal baby è la sfida tutta inglese delle finali delle due più attese competizioni sportive europee, Tottenham-Liverpool per la Champions e Chelsea-Arsenal per l’Europa League: per la prima volta, infatti, quattro squadre della stessa nazione, inglesi, si contenderanno, a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, la vittoria nei due massimi tornei europei per squadre di club.

Baku: una città fuori budget
Non poche polemiche sono state fatte alla scelta di disputare la finale di Europa League del 29 maggio a Baku, capitale dell’Azerbaigian. “Una scelta irresponsabile” per il tecnico del Liverpool Jürgen Klopp che, nella conferenza precedente al match di campionato contro il Wolverhampton, ha criticato i dirigenti Uefa: le difficoltà logistiche dei tifosi inglesi in partenza non saranno poche, se si tiene conto della distanza (circa 4600 km), dei prezzi folli dei voli, della mancanza di un diretto Londra-Baku e dell’obbligo di visto per entrare nel Paese: si stima che la spesa media per tifoso sarà intorno ai mille euro. Inoltre, sarebbero solo 6.000 i biglietti riservati alle due tifoserie inglesi, mentre i restanti 50.000 andrebbero a pubblico autoctono, sponsor e media.

L’organizzazione della Champions ha tenuto maggiormente conto degli interessi degli spettatori scegliendo il nuovo, capiente e facilmente raggiungibile Wanda Metropolitan dell’Atletico Madrid come scenario della finale del primo giugno; il rincaro dei prezzi, in questo caso, è dato infatti solo dall’interesse dell’occasione.

La Cenerentola d’Europa
Inutile dirlo, non era possibile prevedere che le finaliste sarebbero state entrambe inglesi – e in questo caso anche della stessa città – ma la scelta di Baku sembra essere l’ennesima penalizzazione nei confronti di un torneo da sempre visto come “la Cenerentola” della situazione, l’eterna seconda dello sport europeo, soprattutto dall’Italia.

Ma da dove viene questa scarsa considerazione per l’Europa League? Purtroppo, specie nel nostro Paese, non c’è programmazione per il futuro o un piano di ampio respiro, si ragiona in base all’introito economico e le nostre società guardano solo al guadagno immediato. Le squadre devono iniziare la preparazione atletica in grande anticipo e le entrate sono poche.

Quasi tutte le formazioni puntano a disputare la Champions League (il vero sogno calcistico), mentre l’Europa League viene considerata una scocciatura; una scelta poco intelligente, se si considera che il suo valore a livello di ranking è pari a quello della Coppa dei Campioni e i nostri club avrebbero tutto l’interesse a scalare la classifica per società sia per garantirsi futuri sorteggi più facili, sia perché, al momento, quello dell’Europa League è l’unico trofeo internazionale alla portata delle nostre squadre.

Ma torniamo a Baku. C’è da dire che la scelta della città azera per ospitare un match europeo non è stata insensata: l’Azerbaigian, pur non facendone parte, ha una missione permanente nell’Ue ed è membro del Consiglio d’Europa. Una connessione dunque c’è, ma sembra che questa volta la volontà di integrazione possa andare a discapito degli interessi dei tifosi inglesi.

RGS Press
Giulia Anzani Ciliberti, Susanna Masci, Rosanna Saccucci

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+