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elezioni europee - Italia

L’Europa piace ma l’Italia resta il Paese più euroscettico. I cittadini italiani sembrano essere ormai vittime della disinformazione e delle speranze quasi del tutto perdute. Nasce da qui un sentimento ostile nei confronti dell’Unione che emerge dai sondaggi con un’aria quasi da ‘Italexit’.

La mia voce (non) conta
Sono solo in parte sorprendenti i dati dell’ultimo sondaggio dell’Eurobarometro, indetto dal Parlamento europeo, che in vista delle elezioni europee ha tentato di trasformare in cifre la percezione che gli europei hanno dell’Unione.

Il sentimento pro-europeo cresce, ma non in Italia, dove solo il 43% degli intervistati pensa che il Paese abbia tratto benefici dall’Ue. C’è, alla base di questa diffidenza, un problema di sfiducia nei confronti dei partiti politici, come dichiarano, in linea con il resto degli europei, il 68% degli italiani.

Ma c’è anche il timore di molti (72%) che la propria voce non abbia un peso reale nell’Ue. Un dato, questo, in netto contrasto con quello del resto d’Europa (47%). Il sondaggio parla chiaro: il progetto comunitario non convince gli italiani, che risultano perlopiù critici o indifferenti. A settembre 2018 il 34% degli intervistati non sa ancora quando si terranno le elezioni del Parlamento europeo e il 46% si dichiara disinteressato.

L’impressione è che le questioni europee abbiano in Italia un ruolo secondario rispetto a quelle nazionali e che l’Unione sia percepita come un corpo estraneo. È in parte conseguenza delle campagne elettorali dei partiti nazionali maggioritari, come la Lega, che punta il dito sui compagni dell’Ue per le politiche migratorie, tema molto caro all’Italia. Tra le priorità per gli italiani figurano infatti: immigrazione, crescita economica e lotta alla disoccupazione giovanile. Si tratta di dati significativi, che mostrano come, spesso, la politica europea sia vissuta dagli italiani solo di riflesso.

Disinformazione o mala-informazione?
Alla diffidenza generale si somma un alto grado di disinteresse, alimentato da un’informazione europea confusa, che risulta spesso noiosa e poco chiara. Gli ultimi dati rilevano però come in Italia i media cerchino di moderare il dibattito sull’Ue. Una ricerca dell’Università di Torino indaga sulla copertura mediatica delle elezioni europee.

Emerge come i telegiornali e i quotidiani tendano a dare più visibilità al tema europeo rispetto a cinque anni fa e come i media italiani cerchino di smorzare la negatività nei confronti dell’Europa. Le poche notizie in positivo sull’Ue non aiutano però a favorirne il consenso, né la presenza massiccia di articoli e servizi di politica interna (47%) che tendono a diminuire la criticità della causa europea (Repubblica).

Si aggiungono le polemiche e le accese discussioni  nei salotti della tv, nei talk e sui social media. Viene così demolita la speranza che il cittadino ancora nutre nei confronti della classe dirigente del Paese. Una somma di atteggiamenti, situazioni e promesse mancate che alimentano il dilagante euroscetticismo ‘made in Italy’, portando il 37% degli italiani intervistati a dichiarare di essere indifferente ad un’eventuale uscita dall’Ue. Ma una ‘Italexit’ risolverebbe tutti i problemi?

Mediaticamente
Danilo Budite, Sara D’Aversa, Maria Elena Marsico, Giada Panci

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+