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Spagna - elezioni europee
April 28, 2019 - Madrid, Spain - Prime Minister of Spain, Pedro Sanchez addresses supporters next to his wife Begona Gomez (L) as they wave flags in the air outside of the PSOE (Spanish Socialist Workers’s Party) headquarters in Madrid. Spaniards go to the polls to elect 350 members of the parliament and 208 senators this Sunday. This will be the 13th General Election since the transition to democracy resulting in the Constitution of 1978. There are five main parties: the two traditional parties are the right-wing Partido Popular (People's Party) and the centre-left Partido Socialista Obrero Espanol or PSOE (Spanish Socialist Workers’s Party), along with right-wing parties Ciudadanos (Citizens) and VOX and the left wing party, Podemos (Credit Image: © Legan P. Mace/SOPA Images via ZUMA Wire)

Vento di cambiamento dalle elezioni in Spagna e in Finlandia fino alla vittoria del comico Zelensky nelle presidenziali ucraine. In un’Europa sempre più divisa dalle affermazioni sovraniste, la tragedia di Notre-Dame ci ricorda che l’Unione fa la forza.

In Spagna vince Sanchez, ma manca la maggioranza
Il voto spagnolo si oppone strenuamente all’onda sovranista che dilaga in Europa: ha vinto infatti il partito socialista di Pedro Sanchez. I neo-franchisti di Vox arrivano solo al 10%, risultato di gran lunga inferiore rispetto a omologhi partiti negli altri Paesi europei.

In Spagna c’è però il rischio di un nuovo periodo di incertezza governativa, perché né le sinistre unite né le alleanze di destra arrivano ai 176 seggi necessari per governare. Sanchez potrebbe cercare l’intesa con i nazionalisti baschi e gli indipendentisti catalani. Il partito Ciudadanos si pone alla guida dell’opposizione.

Pig in a poke: la situazione in Ucraina
La situazione in Ucraina dopo la vittoria dell’attore Volodymyr Zelensky è stata sottolineata da un’attivista femen che al voto si è presentata con scritto sul petto “pig in a poke” (qualcosa che si acquista senza controllarla) – Repubblica.it -. Un chiaro messaggio fonte di preoccupazione, poiché l’Ucraina rappresenta la frontiera dell’Europa, il simbolo delle pretese russe sul nostro continente.

Tra le principali accuse mosse al neo-presidente vi sono quella di essere filo-russo e di essere un personaggio creato a tavolino dall’oligarca proprietario della televisione di cui è la star, nemico del presidente uscente Poroshenko – Linkiesta.it -.

Una cosa è certa: questa Ucrania rappresenta uno degli anelli deboli di un’Europa sempre meno unita, solo il tempo potrà dirci se il popolo ucraino ha fatto un buon affare.

Finlandia: una vittoria mutilata
Il Partito socialdemocratico di Annti Rinne vince le elezioni parlamentari con il 17,7%, ottenendo la maggioranza relativa e superando dello 0,2% i Veri Finlandesi, populisti di estrema destra. Una vittoria mutilata quella dei socialdemocratici, che pur tornando al governo dopo vent’anni dovranno alle europee contendersi i seggi con i Veri Finlandesi.

Nel Parlamento nazionale, ai primi ne spettano 40 mentre ai secondi 39. L’affinità tra il leader del partito di ultra destra Olli Kotro e Matteo Salvini circa la politica anti-stranieri consente al secondo di commentare positivamente i risultati elettorali finlandesi auspicando un’alleanza sovranista per cambiare l’Europa – skytg24.it –

Il rogo di Notre Dame risveglia il sentimento europeo
In questo clima di tensioni e nazionalismi, l’incendio di Notre-Dame ha riacceso nei cuori di tutti il sentimento di appartenenza all’Europa. Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, durante la sessione plenaria del Parlamento europeo, dice: “Come presidente del Parlamento, come italiano e come europeo il mio cuore è ferito, insieme a quello di tutti”. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk sostiene che l’Europa sarà al fianco dei francesi nello sforzo di ricostruire la cattedrale, perché l’incendio ha dimostrato che “siamo legati da qualcosa di più profondo dei trattati” e ci insegna che “possiamo perdere molto” di quanto ci unisce, ma “possiamo anche difenderlo insieme”.

Sembra risorgere “un sentimento di cultura che ci accomuna”, per usare le parole di Corrado Augias. Questo mette in guardia dalle politiche sovraniste che vorrebbero negare l’appartenenza storica e culturale delle rispettive nazioni a un mondo di cui da sempre sono parte.

Quarto Potere
Ilaria Alleva, Elena Cecconelli, Martina Grillotti, Lorenzo Larcan, Francesco Saverio Vernice
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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+