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pink tax
26 February 2019, Hamburg: Susanne Lehmann and Armin Valet (r) from Verbraucherzentrale Hamburg will be showing commercially available care products for men and women at a press event organised by Verbraucherzentrale and Serviceplan Campaign International. Under the motto ''Red card for the Pink Tax!'', a special beauty series will show that women pay more than men for the same ingredients and composition of cosmetics. (Credit Image: © Christian Charisius/DPA via ZUMA Press)

In alcuni Paesi dell’Unione europea essere donne è un lusso che non tutte possono permettersi con facilità. Colpa della Pink Tax, ovvero quella serie di rincari e tassazioni sui prodotti dedicati esclusivamente alle consumatrici. Questa fluttuazione dei prezzi, che può arrivare in media al 49,6%, rappresenta ancora una disuguaglianza notevole basata sul sesso.

Come si comportano gli Stati europei
Le ricerche compiute da Idealo (sito internet che offre servizi di comparazione dei prezzi a livello internazionale) evidenziano come tutti i prodotti femminili (ad esempio scarpe da corsa, ma anche profumi e deodoranti) abbiano prezzi nettamente superiore agli stessi prodotti destinati agli uomini.

Queste disparità, che sono anche legate a logiche di mercato, sono presenti in alcuni Stati europei e assenti in altri. All’interno di questo panorama di tassazioni e oscillazioni dei prezzi che costituiscono la Pink Tax si colloca anche la Tampon Tax, ovvero la tassa applicata ai prodotti per la protezione dell’igiene femminile.

Sull’onda dei movimenti di protesta, molti governi hanno agito nel ridurre o eliminare questa tassazione iniqua. Nel contesto europeo, l’Iva su tali prodotti è già stata abolita in Irlanda e ridotta al 4-6% in Francia, Spagna, Regno Unito, Olanda e Belgio.

L’Italia continua a considerare assorbenti e prodotti igienici femminili come prodotti di lusso, con un’Iva pari al 22%. In posizione peggiore a quella dell’Italia si collocano solo Danimarca, Svezia, Norvegia con il 25% e l’Ungheria con il 27%.

Cosa sta facendo l’Unione europea
Essendo il panorama europeo così variegato, l’Unione europea ha tentato di affrontare questo problema economico esortando i singoli Paesi ad essere più equi. Il Parlamento europeo, infatti, si è recentemente mosso per proporre un sistema di tassazione che diminuisca i prezzi e che consideri i prodotti igienici come beni primari e non come oggetti di lusso.

Il report del Parlamento europeo riguardante l’uguaglianza di genere e le politiche di tassazione nell’Ue (approvato con 313 voti a favore, 276 contro e 88 astenuti) non ha però valore di legge, ovvero costituisce una proposta e non un obbligo per gli Stati. Secondo il suddetto report, i Paesi che applicano le maggiori tassazioni dovrebbero essere stimolati a rivalutare sia le proprie politiche economiche sia le prospettive sull’uguaglianza di genere.

Il Parlamento europeo, come dichiarato da Ernest Urtasun (correlatore del comitato per i diritti delle donne e la parità di genere), ha sottolineato come certe politiche fiscali possano costituire un pregiudizio di genere e discriminare direttamente o indirettamente le donne. Il report mira quindi ad eliminare il pregiudizio legato non solo al reddito ma anche alla tassazione dei prodotti e dei servizi relativi all’igiene femminile.

Nonostante i buoni propositi dell’Ue e le lotte dei movimenti femministi (come il progetto “Le nostre cose” portato avanti da un’associazione di ragazze e proposto in alcune università romane fra cui La Sapienza, Tor Vergata e lo Ied), la questione resta ancora aperta.

È importante che l’Ue sensibilizzi in questa prima fase i singoli Stati sulla Pink Tax, portando alla luce i limiti di un sistema fiscale che non tiene conto delle differenze ed esigenze individuali. In questo modo si potrà introdurre in maniera progressiva non solo un sistema fiscale più consapevole e quindi adatto ai bisogni dei singoli cittadini, ma anche mirare ad un cambiamento radicale della forma mentis dell’intera società.

L’InflUEnte
Giuseppe Boccardi, Francesca D’Eusebio, Emanuela Pileggi, Claudia Torrisi

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+