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Colosseo - consegna - pasqua

Settimana di Pasqua a Roma, mattinata di sole. Esco a fare una corsetta. Quando ho poco tempo, faccio un piccolo circuito urbano che parte e finisce davanti al portone del palazzo dove abito: il percorso comprende un tratto di via dei Fori Imperiali, dall’imbocco dove comincia via Labicana fino a Largo Ricci, dove poi mi inizia l’eterna salita di via Cavour.

In questi giorni di Pasqua e di festa, via dei Fori è quasi impraticabile: la domenica e gli altri festivi, la gente se la gode su tutta la carreggiata; se no, apre un varco agli autobus e subito lo richiude. Perché il marciapiede è affollato e perché – lo ammetto – mi diverte fare lo slalom fra le fioriere, preferisco correre sull’asfalto: l’ho sempre fatto, passando accanto ai soldati che, dalla strage di Nizza o il mercatino di Natale di Berlino o le Ramblas di Barcellona o un qualche altro attentato compiuto usando l’auto come arma, bloccano opportunamente l’accesso con i loro mezzi.

Il mio passo, pur di corsa, è lentissimo. La pattuglia di guardia – sono bersaglieri – ha tutto il tempo per decidere il da farsi: mi si fa incontro una donna, che, l’arma a tracolla davanti, la canna rivolta verso il basso, mi indica il marciapiede; le viene a sostegno un uomo, l’arma in identica posizione, che con cortesia, ma con fermezza, mi avverte: “Lei sta violando una consegna”.

Ora, da quando, quasi 45 anni or sono, feci il corso da AUC a Sabaudia, ho ben impresso in testa che le consegne si rispettano e non si violano: mi fermo, saltellando sul posto, ché se perdo il ritmo non riparto più, e chiedo – pentendomene subito, perché la domanda è posta alle persone sbagliate -: “E’ cambiata la consegna?, fino a ieri sono passato senza che nessun mi dicesse nulla”.

“E’ cambiata”, mi risponde il militare. Ma è chiaro che ha solo fretta che io mi levi di mezzo e che la risposta serve a quello. Saluto e vado a infilarmi sul marciapiede, cercando di aprirmi un varco per proseguire la mia corsetta. Mi resta un dubbio: o questi bersaglieri sono i primi che fanno rispettare la consegna in cento e più volte che sarò passato di lì correndo – da quando c’è il blocco -; o la consegna è davvero cambiata, magari dopo gli attacchi di Pasqua nello Sri Lanka.

In entrambi i casi, complimenti alla pattuglia: decisa, ma gentile, nel rispettare – e fare rispettare – la consegna. Mi hanno pure dato del lei.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+