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Notre-Dame - Parigi - incendio
17 April 2019, France (France), Paris: People look to the cathedral Notre-Dame. The fire of Monday (15.04.2019) had partially destroyed the cathedral. It is now to be rebuilt. France's president promises that in five years the national monument will be more beautiful than before - experts are sceptical. (Credit Image: © Marcel Kusch/DPA via ZUMA Press)

La ricostruzione e il restauro sono già cominciati. Mentre i vigili del fuoco erano ancora al lavoro dentro lo scheletro di pietra della cattedrale scoperchiata, nella notte tra lunedì e martedì, oltre 300 milioni di euro venivano donati perché Notre-Dame torni ad essere com’era: da magnati del lusso, grandi marchi, la città di Parigi, istituzioni pubbliche, semplici cittadini. E nel giro di 24 ore la cifra raddoppiava e poi s’avvicinava al miliardo di euro, mentre s’organizzavano le collette e si manifestava la generosità internazionale. Le due famiglie più ricche di Francia, gli Arnauld e i Bettencourt, proprietarie dei colossi Lvmh e L’Oreal, sono in prima linea, volendo magari legare il proprio nome a un’operazione che andrà avanti per anni.

Notre-Dame sarà ricostruita com’era o come architetti ed esperti della storia dell’arte decideranno – la cattedrale in quasi otto secoli di storia ha subito numerosi rimaneggiamenti -. Il bilancio del rogo è immane dal punto di vista simbolico e artistico: la storia, la cultura, la religiosità francesi ed europee sono state colpite al cuore; è grave, ma riparabile, dal punto di vista strutturale; è fortunatamente leggero dal punto di vista umano, perché l’incendio non ha fatto vittime (due vigili del fuoco e un agente di polizia sono rimasti feriti).

Notre-Dame, cattedrale di Parigi, capolavoro gotico e patrimonio dell’umanità, è stata scoperchiata e sventrata dall’incendio ma la sua struttura, la facciata e molti tesori che custodiva sono stati salvati: l’inventario di quanto è andato perduto è in corso. La guglia alta 45 metri è crollata, assalita e indebolita da lingue di fuoco. Ma, intorno alla mezzanotte di lunedì, dopo sei ore d’ansia e lavoro, i vigili del fuoco hanno potuto annunciare che la struttura del monumento “è salva”.

Con la Torre Eiffel la cattedrale medievale è uno dei simboli di Parigi più riconoscibili: le due torri e la facciata che racconta le Sacre Scritture, l’abside, i possenti contrafforti, sono rimasti integri, mentre la guglia e due terzi del tetto sono da rifare e parte delle reliquie e delle opere d’arte sono andate perdute e ci sono timori per gli organi – il calore può averne danneggiato l’acustica-. Molti ‘pezzi’ famosi, però, sono stati salvati e vengono trasferiti al Louvre: reperti preziosi, come quella che, secondo la tradizione, è “la corona di spine” di Cristo, sono intatti.

Sulle cause del rogo, si indaga: per il momento, prevale la pista dell’incidente – l’ipotesi di reato è disastro colposo -, non del dolo e neppure del terrorismo, nonostante che sostenitori dell’Isis abbiano celebrato sui loro siti il rogo della cattedrale di Parigi come “un colpo al cuore dei crociati” e come “un castigo e una punizione”. In Francia, incendi di chiese accidentali o intenzionali ci sono già stati: se vi siano analogie o connessioni, l’inchiesta lo accerterà.

A Notre-Dame, erano in corso, appena avviati, lavori di restauro del costo stimato di dieci milioni: lì, le fiamme potrebbero essersi sviluppate, a partire dalle 18.00 circa, quando gli operai avevano già lasciato il cantiere che nessuno sorvegliava. Le polemiche sono subito scoppiate, più altrove che a Parigi. Ci sono domande per ora senza risposta: perché non erano state prese precauzioni?, e perché i soccorsi si sarebbero davvero avviati solo al secondo allarme, quando l’incendio ormai s’era dichiarato?, e lo Stato, proprietario della cattedrale dal 1905, mentre la Chiesa ne ha l’uso, non è stato un ‘padrone di casa’ diligente?

La Francia, che è alle prese con tensioni sociali e politiche, ritrova nella sciagura coesione e voglia di reazione, mentre l’Ile de la Cité diventa teatro di cori – religiosi e non – di commozione e solidarietà. La campagna elettorale per il voto europeo del 26 maggio viene sospesa; e c’è chi azzarda che il clima creatosi di unità nazionale possa favorire il presidente Emmanuel Macron. Piangono i parigini; si ferma la politica; e Macron, che proprio quella sera doveva comunicare importanti riforme in diretta tv, rinvia l’annuncio e, sul sagrato della cattedrale, in un contesto fortemente emotivo, dà al Paese e al Mondo un segnale di riscossa: “La ricostruiremo tutti insieme”. La sera successiva, il suo discorso in tv diventa un appello alla coesione nel momento della prova, con l’impegno a ricostruire in cinque anni. Ma c’è chi pensa che ce ne vorranno almeno il doppio, con una spesa di miliardi di euro.

Il dramma francese fa scattare allerte e timori ovunque: monumenti a rischio, specie dove ci sono lavori di restauro in corso o programmati. In Italia, partono le verifiche; a Londra, ci si preoccupa per la cattedrale di Westminster, che attende una risistemazione, fa acqua e ha l’impianto elettrico vetusto.

L’inizio delle celebrazioni della Settimana Santa – Racconta Tullio Giannotti, il corrispondente dell’ANSA da Parigi: “Nessuno dimenticherà questo 15 aprile, primo giorno delle celebrazioni della Settimana Santa. Non lo dimenticheranno i tanti parigini che si sono assiepati sul parapetto della Senna, a sud dell’Ile-de-la-Cité, né i turisti allontanati dalla spianata della cattedrale subito dopo le 18.50, quando le fiamme hanno cominciato a divampare su un’impalcatura. Molti parigini, alla notizia dell’incendio, si sono avviati a piedi, seguendo la nube nera e il bagliore delle fiamme, verso la cattedrale. Qualcuno s’è abbracciato, altri hanno intonato canti e preghiere per quel simbolo della storia e della tradizione che pareva stesse per sparire, forse per negligenza, forse per fatalità”.

“I lavori di ristrutturazione di Notre-Dame, un cantiere gigantesco, erano cominciati da pochi giorni – prosegue Giannotti -. In particolare c’era da ristrutturare e rinforzare il tetto della cattedrale, che è crollato. Sono intervenuti 500 pompieri con ingenti mezzi per tentare di domare le fiamme che nelle immagini televisive parevano inesorabili”. Non si sono visti i Canadair, che con un tweet insensato erano stati invocati dal presidente Usa Donald Trump: “Lanciare bombe d’acqua dall’alto avrebbe potuto causare danni se possibile peggiori ed essere letale per le persone”. Invece, non ci sono feriti tra i fedeli o i turisti.

A Parigi, dove gli incendi nei palazzi non sono rarissimi, le ultime settimane sono state punteggiate da roghi a ripetizione, con numerose vittime, anche fra i pompieri. Il che alimenta le polemiche sulla mancanza d’adeguati ed efficaci automatismi antincendio, considerata l’ampiezza del cantiere.

“Notre-Dame di Parigi in preda alle fiamme. Emozione della nazione. Pensiero per tutti i cattolici e per tutti i francesi. Come tutti i nostri compatrioti, stasera sono triste nel vedere bruciare una parte di noi”, aveva twittato Macron, subito dopo la decisione di rinviare l’annuncio delle attese riforme che – nei piani dell’Eliseo – dovrebbero porre termine alla rivolta sociale dei ‘gilet gialli’, in corso da cinque mesi.

“A tarda sera – racconta ancora Giannotti -, il presidente, accompagnato dalla moglie Brigitte, era sull’Ile-de-la-Cité e parlava, con voce rotta dall’emozione, davanti alle fiamme che – più deboli – continuavano ad ardere all’interno della cattedrale: ‘Abbiamo evitato il peggio, grazie al coraggio dei pompieri. Abbiamo salvato la struttura, la facciata … La ricostruiremo, tutti insieme. E’ quello che i francesi si aspettano, che la nostra storia merita’”.

Solidarietà e partecipazione al dolore e al lutto religioso e culturale sono arrivate da tutto il mondo, in primis dall’Italia e dalla Germania, ma pure da Russia, Giappone, Cina, autorità religiose ebraiche e islamiche.

Un simbolo dell’Europa, il simbolo della cristianità della Francia – La Cattedrale di Parigi, ‘Nostra Signora di Parigi’, dedicata alla Vergine Maria, è un capolavoro dell’architettura gotica ed è il monumento più visitato in Francia e forse il più visitato in Europa: oltre 12 milioni di turisti l’anno, si legge sul sito dell’ente del turismo.

Situata nel cuore della capitale francese, in asse con l’Hotel de Ville sulla riva destra della Senna, Notre-Dame venne costruita a partire dal 1163 e venne completata nel XIV Secolo, continuando però a subire modifiche e restauri. Ha una pianta a croce latina e due torri campanarie: chi vi accede si trova accanto ai gargoils, i ‘mostri’ che ne decorano le grondaie, e gode di una bella vista panoramica della città. La guglia, alta 45 metri, fu costruita nel 1860. All’interno, sono sontuose le vetrate, che non hanno riportato grossi danni.

Notre-Dame subì razzie e devastazioni durante la Rivoluzione francese. Nel XIX Secolo, fu oggetto di un imponente restauro dall’architetto Viollet-le-Duc. Cuore della cristianità francese, la cattedrale è stata teatro di alcuni dei momenti più importanti della storia della Francia, come l’incoronazione di Napoleone Bonaparte e la beatificazione di Giovanna d’Arco. Nel Dopo Guerra, furono celebrati qui i funerali dei presidenti De Gaulle, Pompidou e Mitterrand. Nel 2013, lo scrittore e storico Dominique Venner, vicino all’estrema destra, la scelse per il suo addio shock: si sparò un colpo vicino all’altare.

Un giovane e ancora sconosciuto Victor Hugo le tributò un romanzo storico, ‘Notre-Dame de Paris’ che gli diede immediato successo dopo la sua pubblicazione nel 1831. Tutto il mondo da allora s’appassiona – leggendo o a teatro o sui cartoni – alla storia d’amore tra Quasimodo, il campanaro gobbo, ed Esmeralda, la bellissima zingara.

Quando il fuoco distrugge l’arte, la storia, la devozione – Non è la prima volta che succede, un incendio come quello di Notre-Dame. E Torino ne sa qualcosa: il fuoco, doloso o accidentale, ha distrutto negli ultimi decenni molte sedi della cultura in Italia e nel mondo, provocando talvolta anche morti e feriti. Nella notte tra venerdì 11 e sabato 12 aprile 1997, poco prima di mezzanotte, un furioso incendio divampa nella Cappella della Sindone, tra la Cattedrale di San Giovanni e Palazzo Reale. Le fiamme devastano la cappella barocca seicentesca progettata da Guarino Guarini e si estendono al torrione nord-ovest del palazzo distruggendo alcune decine di quadri preziosi. Solo all’alba i vigili del fuoco spengono definitivamente le fiamme.

La Sindone non viene però toccata dall’incendio poiché, il 24 febbraio 1993, per consentire i lavori di restauro della Cappella, è stata provvisoriamente trasferita al centro del coro della Cattedrale, dietro all’altare maggiore.

Episodi analoghi riguardano, in Italia, il Palazzo del Vignola a Todi il 25 aprile 1982 – 35 morti e oltre 40 feriti -, il Teatro Petruzzelli di Bari nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 1991 – ricostruito interamente con soldi pubblici, è stato restituito al Comune di Bari il 7 settembre 2009 -, il Teatro La Fenice di Venezia, distrutta nella notte tra il 29 e il 30 gennaio da un incendio doloso esploso all’interno. Al motto di “com’era dov’era”, il teatro veneziano viene prima messo in sicurezza; dopo il dissequestro, c’è la rimozione delle macerie e la ricostruzione. La Fenice inizia la sua nuova vita il 14 dicembre 2003: Riccardo Muti, in diretta tv, dirige il concerto inaugurale.

All’estero, è memoria recente il gigantesco incendio che nel 2015 a Mosca distrusse parzialmente un’antica biblioteca dell’Accademia delle Scienze, quella dell’Istituto dell’informazione scientifica sulle scienze sociali. Fondata nel 1918, un anno dopo la rivoluzione bolscevica, è fra le biblioteche più grandi di Russia, con oltre 14 milioni di libri e riviste, tra cui rari testi medievali in lingue slave, documenti dell’Onu e dell’Unesco, documenti sui rapporti con altri Paesi – compresi gli Usa – risalenti fino al 1789. Dei dieci milioni di opere custodite nell’edificio bruciato, il 15% va in cenere.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+