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Assange - estradizione - accusa
April 11, 2019 - Westminster, London, United Kingdom - Placard saying, Free Speech, of J. Assange seen outside Westminster Magistrates Court after J. Assange was removed from the Ecuadorian Embassy after his asylum was terminated. (Credit Image: © Ben Booth/SOPA Images via ZUMA Wire)

Poggia su un solo capo d’accusa, per ora, la richiesta degli Stati Uniti alla Gran Bretagna d’estradare Julien Paul Assange: cospirazione a commettere intrusione informatica. C’è ancora tempo, però, per formulare ulteriori imputazioni. L’atto d’accusa, elaborato da un Gran Giurì, ripercorre i fatti in 13 punti e poi si articola così:

“A partire dal 2 marzo 2010 e continuando fino al 10 marzo 2010, l’imputato Julien Paul Assange, che sarà dapprima condotto davanti al Distretto orientale della Virginia, consapevolmente e intenzionalmente si è collegato, ha cospirato, si è alleato e si è messo d’accordo con altri co-cospiratori noti e ignoti al Gran Giurì per commettere un reato contro gli Stati Uniti, ovvero:

  1. Accedere consapevolmente a un computer, senza autorizzazione … , per ottenere informazioni che è stato determinato dal governo degli Stati Uniti richiedere protezione contro la divulgazione non autorizzata per ragioni di difesa nazionale e di relazioni esterne, ossia documenti relativi alla difesa nazionale classificati fino al livello “Segreto”; e deliberatamente comunicare, recapitare, trasmettere, e causare che le stesse informazioni siano comunicate, recapitate o trasmesse a persone non autorizzate a riceverle; e deliberatamente trattenere le stesse e omettere di consegnarle al funzionario o impiegato autorizzato a riceverle. C’è ragione di credere che le informazioni così ottenute potrebbero essere usate a danno degli Stati Uniti e a vantaggio di nazioni straniere,
  2. Accedere intenzionalmente a un computer, senza autorizzazione … , per ottenere informazioni da un dipartimento e agenzia degli Stati Uniti a sostegno di un atto criminale e violando le leggi degli Stati Uniti …”.

Il Gran Giurì descrive così l’oggetto della cospirazione: “Il principale obiettivo era facilitare l’acquisizione e la trasmissione da parte di Manning di informazioni riservate sulla difesa nazionale degli Stati Uniti in modo che WikiLeaks potesse disseminarle pubblicamente sul proprio sito web”.

Quanto ai modi e ai mezzi della cospirazione, essi sono così elencati: “Assange e i suoi co-cospiratori hanno usato i seguenti modi, maniere e mezzi, tra gli altri, per realizzare questo obiettivi: faceva parte della cospirazione che Assange e Manning usassero il servizio di chat online ‘Jabber’ per collaborare all’acquisizione e disseminazione di documenti riservati e per concordare di violare la password archiviata nei computer del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti connessi al Secret Internet Protocol Network; faceva parte della cospirazione che Assange e Manning prendessero misure per celare Manning come fonte della divulgazione di documenti riservati a WikiLeaks, inclusa la rimozione degli username (nomi utenti) dalle informazioni divulgate e la cancellazione delle chat log tra Assange e Manning; faceva parte della cospirazione che Assange incoraggiasse Manning a fornire informazioni e documenti provenienti dai dipartimenti e dalle agenzie degli Stati Uniti; faceva parte della cospirazione che Assange e Manning usassero una speciale cartella su un drop box cloud di WikiLeaks per trasmettere documenti riservati contenenti informazioni relativi alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

Come atti a sostegno della cospirazione di cui all’accusa, il Gran Giurì cita: “Per raggiungere gli scopi e obiettivi della cospirazione, Assange e i suoi co-cospiratori hanno commesso atti intenzionali, inclusi, ma non limitati, ai seguenti: il 2 marzo 2010 circa, Manning ha copiato su un Cd un sistema operativo Linux, per permettere a Manning di accedere a un file informatico del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti accessibile solo a utenti con privilegi di livello amministrativo; l’8 marzo 2010 circa, Manning ha dato ad Assange parte della password archiviata nei computer del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti connessi al Secret Internet Protocol Network; il 10 marzo 2010 circa, Assange ha richiesto a Manning più informazioni sulla password. Assange aveva cercato di violare la password ma diceva di non avere avuto “nessuna fortuna finora”.

L’avrebbe avuta di lì a poco e cospicua. Adesso, la giustizia britannica dovrà valutare se questi, e altri elementi d’accusa che le saranno eventualmente forniti, siano sufficienti a giustificare l’estradizione d’Assange.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+