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Ue - Cina - Li - Tusk
HANDOUT - 09 April 2019, Belgium, Brussels: European Council President Donald Tusk meets with Chinese Premier Li Keqiang (L) ahead of the EU-China summit in Brussels. (Credit Image: © Dario Pignatelli/DPA via ZUMA Press)

A proposito di giganti e nani: con la Cina, ci parla l’Ue. Sempre Golia e Davide siamo: il doppio dell’estensione geografica e tre volte la popolazione, ma almeno un Pil complessivo confrontabile (e un pil pro capite tre volte tanto). Ma vuoi mettere se fosse, metti caso, la Cina e l’Italia: 30 volte la superficie e 23 volte la popolazione, un Pil sette volte e mezzo maggiore (ma noi sempre tre volte meglio pro capite). Dunque, con la Cina, come con gli Usa e magari pure con la Russia, è bene che ci parli l’Ue.

Il Vertice Ue – Cina svoltosi ieri a Bruxelles ne è stato una riprova: il premier cinese Li Keqiang è stato ricevuto dai presidenti del Consiglio europeo, Donald Tusk, e della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. Al termine, Juncker ha parlato “di un grande passo nella giusta direzione”; e Tusk di “negoziati difficili, ma fruttuosi”, che hanno portato “a una svolta con l’intesa su sussidi all’industria”. Li ha assicurato che la Cina “continuerà ad aprirsi alle imprese straniere” e promesso che “tradurrà gli impegni presi in azioni concrete”; ma ha chiesto in cambio che le aziende cinesi siano trattate “in modo equo” – ed ha ottenuto l’assicurazione che l’Ue, contrariamente agli Usa, non metterà nel mirino in modo specifico Huawei o Zte -. Sulla Nuova Via della Seta, c’è l’accordo per collegarla alle reti europee di infrastrutture fisiche e informatiche.

Lorenzo Mariani, analista dell’Istituto Affari Internazionali, spiega che la Nuova Via della Seta è ormai evoluta in un vastissimo progetto, “cui si lega a doppio nodo l’intera politica estera cinese”. “In principio erano la ‘Economic Belt along the Road’ e la ‘21st century maritime silk road’; poi fu la ‘One Belt One Road’ (Obor) e la ‘New Silk Road’; infine, venne la ‘Belt and Road Initiative’ (Bri). Da quando, sul finire del 2013, il presidente Xi scelse questa via per il rilancio internazionale della Cina, la Bri è stata al contempo tantissime cose ed una sola: un topos narrativo sotto cui fare rientrare qualsiasi proiezione cinese al di fuori dei confini nazionali.

Tutto bene, allora, a Bruxelles. O, almeno, meglio di come vanno le cose tra Pechino e Washington, che negoziano da mesi sotto la ferula d’una guerra del dazi che il magnate presidente Donald Trump minaccia di scatenare. Eppure, se confrontiamo l’attenzione – modesta – prestata dai media italiani all’evento di ieri a Bruxelles con quella – generosa – offerta alla visita in Italia del presidente cinese Xi Jinping, dal 21 al 24 marzo, potremmo avere un’impressione diversa: che le relazioni bilaterali contano più di quelle europee.

Xi aveva firmato il Protocollo d’Intesa sul coinvolgimento dell’Italia nella Nuova Via della Seta. E subito dopo era andato in Francia, dove non aveva firmato nessun Protocollo d’Intesa – tanta fuffa, qualche arancia e poco arrosto -, ma dei contratti fra cui uno da 30 miliardi di euro per acquistare 300 Airbus; e aveva incontrato all’Eliseo il presidente francese Emmanuel Macron, che aveva pure invitato la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente Juncker, apparecchiandogli un vero e proprio tavolo europeo.

Di fatto, la successione di eventi euro-cinesi in meno di tre settimane testimonia l’importanza, oltre che l’intensità, dei rapporti tra l’Europa e la Cina; e l’attenzione di Macron a fare affari con Xi, ma a dargli poi la dimensione d’un approccio europeo e non nazionale, conferma la consapevolezza che il rapporto tra singoli Paesi è squilibrato e che la dimensione giusta, per negoziare con Pechino, è quella continentale. Il voler fare da mosca cocchiera, senza rendersene conto, è controproducente: quel che ci guadagni è meno di quel che ci perdi in efficacia negoziale e credibilità politica.

Una consapevolezza che l’Italia, a marzo, non è parsa avere, guardandosi, come spesso capita, più l’ombelico delle beghe interne – Xi sta con Di Maio contro Salvini? – che la sostanza economica e geo-politica – e trasformando in un delitto di lesa maestà sia le critiche di Bruxelles, che includono l’ovvia constatazione che le trattative commerciali sono competenza dell’Ue e non dei singoli Paesi, sia gli strali in parte gratuiti degli Stati Uniti.

Di qui in avanti l’articolo riprende e fonde il blog de Il Fatto Quotidiano https://www.giampierogramaglia.eu/2019/04/08/cina-usa-ue-italia-sovranita/ e l’articolo per La Voce e il Tempo e https://www.giampierogramaglia.eu/2019/03/22/italia-cina-protocollodintesa/

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+