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Usa - Avenatti - arrestato
March 25, 2019 - New York, New York, United States - Michael Avenatti was arrested and arraigned in the U.S. District Court for the Southern District of New York on extortion charges. He was released on 00,000 bail and had to turn in his passport. (Credit Image: © Gabriele Holtermann Gorden/Pacific Press via ZUMA Wire)

C’è una legge (del taglione) in America: per un avvocato di Trump di nome Michael che finisce dentro, ce n’è uno anti-Trump di nome pure Michael che fa la stessa fine. Di buono c’è che ci siamo definitivamente liberati di un altro clown sulla strada della Casa Bianca: Michael Avenatti, difensore di gente bella e soprattutto ricca, è stato arrestato a New York: avrebbe tentato d’estorcere alla Nike 22,5 milioni di dollari.

L’anno scorso, Avenatti s’era conquistato spazio – più nei gossip che nelle cronache – come legale della pornostar Stormy Daniels, in causa con il magnate presidente Donald Trump.

Dopo qualche ora trascorsa in guardina, l’avvocato è stato rilasciato su cauzione di 300 mila dollari, ma ha dovuto consegnare alle autorità il proprio passaporto. E siccome le grane non arrivano mai sole, dalla California gli è arrivata un’accusa di frode bancaria, per essersi, fra l’altro, appropriato dei soldi d’un patteggiamento d’un suo cliente, pagandoci le spese d’una sua attività. Avenatti rischia la radiazione e pesanti condanne.

Lui e Michael Cohen, l’ex avvocato paraninfo del presidente Trump, sono proprio due begli esempi di uomini di legge. Cohen, quello che comprò in nero, con 130 mila dollari, il silenzio della Daniels – nome d’arte di Stephanie Clifford -, è stato radiato dall’albo e condannato a tre anni di carcere. La Clifford ebbe una storia con Trump nel 2006, quando il magnate neppure pensava di fare politica, ma era già sposato con Melania, che era incinta del loro figlio Barron.

Cohen, almeno, non ha mai pensato di candidarsi alla Casa Bianca. Avenatti, invece, l’anno scorso, aveva annunciato l’intenzione di correre per la nomination democratica – gli aspiranti sono così tanti che è difficile tenerne il conto -. S’era poi ritirato dalla corsa prima di cominciarla, adducendo “motivi familiari”. Lo fece dopo essere stato denunciato dalla moglie per violenza domestica ed essere stato ‘mollato’, come legale, dalla Daniels, che l’accusa di avere fatto causa per diffamazione a Trump a suo nome, ma a sua insaputa – la causa finì male e la pornodiva fu condannata a pagarne le spese -.

Californiano di Sacramento, 48 anni, pilota automobilistico professionista in prove d’endurance – ha corso negli Usa e in Europa, anche alla 24 ore di Le Mans -, oltre che avvocato di celebrità, uomini d’affari e aziende nella lista di Fortune delle prime cento, Michael John Avenatti, studente d’eccellenza alla prestigiosa facoltà di giurisprudenza della George Washington University, esibisce un curriculum vitae fitto di successi e d’infortuni.

Degli infortuni, il ricatto alla Nike, celeberrimo marchio dell’abbigliamento sportivo, è forse il più grosso. L’accusa, formulata dalla procura federale di New York, è che Avenatti avrebbe chiesto all’azienda 22,5 milioni di dollari per non diffondere notizie che l’avrebbero danneggiata. L’accusa è stata formulata subito dopo che, con un tweet, il legale aveva convocato una conferenza stampa per denunciare uno scandalo nel basket universitario, di cui in questi giorni si disputa la fase finale del seguitissimo torneo, da cui escono le stelle della Nba.

Avenatti, che nella circostanza rappresentava un ex allenatore di basket, sosteneva di avere le prove di pagamenti illeciti della Nike ad almeno tre cestisti di squadre del college. Per non renderle note, l’avvocato chiedeva 1,5 milioni di dollari di risarcimento e un contratto di consulenza tra i 15 e i 25 milioni di dollari. In alternativa, Avenatti proponeva alla Nike di pagare 22,5 milioni di dollari e chiudere così la faccenda.

In una nota, la Nike precisa di collaborare da oltre un anno con le autorità in un’inchiesta sul basket negli Atenei. “Quando Avenatti ha cercato di estorcerci denaro…, abbiamo avvertito” gl’inquirenti. Il tweet dell’avvocato ha pesato per alcuni minuti sui titoli Nike, che hanno perso punti nel timore di possibili cattive notizie societarie.

Nike e altri giganti dell’abbigliamento sportivo sono negli ultimi anni finiti nel mirino delle autorità per le sponsorizzazioni nel basket nelle università. Lo scorso anno un ex manager di Adidas è stato accusato di tangenti a famiglie di giocatori.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+