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Utrecht - tram - shooting

Probabilmente, l’Isis non ha ordito una trama, né mosso un dito, né tirato un colpo. Ma la sparatoria di ieri mattina, a Utrecht, in Olanda, le è stata subito accreditata. Era bastato che il sedicente e fatiscente Stato islamico annunciasse domenica vendette per la strage di musulmani a Christchurch, in Nuova Zelanda, per rendere credibile, e quasi automatica, l’attribuzione dei morti di Utrecht – tre e cinque feriti – a un soldato del Califfo.

Ma il movente del fatto di sangue, su un tram giallo diretto verso la stazione ferroviaria, potrebbe, in ultima analisi, non c’entrare nulla con Cristchurch e con il terrorismo integralista, ma essere piuttosto di carattere personale o familiare. Testimoni riferiscono che l’obiettivo del killer era una donna: avrebbe sparato per ammazzare lei e quanti cercavano di proteggerla. La gente intorno si gettava a terra.

L’assassino è un turco di 37 anni, Gokman Tanis: ha ucciso, e poi è fuggito. E’ stato catturato dopo una caccia all’uomo durata ore, con la città in stato di allarme: gli abitanti erano invitati a rimanere dov’erano, a non uscire, a restare tappati in casa, o negli uffici, perché la polizia non escludeva “ulteriori attacchi”. Tutti i veicoli su rotaia sono stati fermati. Chiuse scuole, università, chiese, moschee.

La strage è avvenuta in piazza 24 Ottobre. Sul luogo della sparatoria, sono subito arrivate unità anti-terrorismo, il che ha alimentato l’ipotesi dell’attacco terroristico. Il premier Mark Rutte e il sindaco di Utrecht Jan Van Zanen hanno fatto propria la pista. L’allerta anti-terrorismo è stata innalzata a 5, un livello mai raggiunto prima in Olanda.

I passeggeri del tram della sparatoria sono stati fatti scendere e condotti via su furgoni della polizia, per raccoglierne con calma le testimonianze. Un elicottero sorvolava l’area, un’eliambulanza è scesa sulla piazza per raccogliere i feriti. I servizi di emergenza chiedevano a tutti gli ospedali di tenere sgombri i pronto soccorso.

Tanis, lo sparatore, avrebbe agito da solo. Testimonianze iniziali riferivano che diverse persone s’erano date alla fuga, ma è probabile si trattasse di passeggeri e passanti che cercavano di mettersi al sicuro. La polizia ha prima dato la caccia a una Clio rossa; poi gli agenti, pesantemente armati, hanno circondato un edificio vicino al luogo della sparatoria. L’arresto è avvenuto, o almeno è stato confermato, nel tardo pomeriggio, a Oudenoord Straat, a nord del centro. Una volta catturato Tanis, lo stato d’allarme è stato ridimensionato.

Parlando con media locali, un testimone incrinava l’ipotesi del ‘lupo solitario’ dell’integralismo, dicendo che “l’assalitore è uno del quartiere, non credo abbia agito per terrorismo”. L’agenzia turca Anadolu, citando familiari del killer, che vivono in Turchia, confermava che Tanis avrebbe agito “per motivi familiari”. Alla Bbc turca, invece, un uomo d’affari riferiva che lo sparatore era andato a combattere in Cecenia ed “era stato arrestato anni fa per presunti legami con l’Isis e poi rilasciato”; fonti della polizia olandese parlano di diversi precedenti, anche per violenza sessuale.

Mehmet Tanis, padre del killer, non è di grande aiuto: “Non parlo con mio figlio da 11 anni”, dice ai media turchi. E aggiunge: “Non so in che stato fosse… In passato non aveva avuto comportamenti aggressivi … Non so cosa sia successo … Ma se è stato lui, deve essere punito”.

In Olanda, il partito islamofobo di estrema destra, il Partito della Libertà di Geert Wilders, dispone di 20 seggi su 150 alla Camera ed è una delle maggiori forze politiche nazionali. Però Utrecht, quarta città dell’Olanda per abitanti, circa 330 mila, ha un’Amministrazione liberale ed è centro d’arte e di cultura, con una storica università e monumenti medioevali, oltre che di traffici e d’affari. Il sindaco van Zanen appartiene allo stesso partito del premier Rutte.

Che definisce “preoccupante” la situazione e convoca una riunione di crisi, in attesa che il movente di Tanis sia chiaro. La vicenda conferma, in ogni caso, la nostra vulnerabilità a un attacco, che sia terroristico o ‘solo’ criminale.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+