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Baghuz - Isis - Siria

Centinaia di familiari di miliziani dell’Isis, il sedicente Stato islamico, abbandonano, in queste ore, Baghuz, nella Siria sud-orientale, tra l’Eufrate e il confine iracheno, dove vanno avanti gli scontri fra forze curde e combattenti jihadisti. La battaglia sarebbe ormai alle battute finali, secondo fonti dell’Osservatorio nazionale siriano presenti sul terreno. Ma non sarebbe la prima volta che annunci del genere vengono poi smentiti nei fatti: la resistenza sui protrae più a lungo del previsto e l’Isis trova modo di riorganizzarsi altrove.

L’esodo, o per meglio dire, la fuga dei familiari dei miliziani è monitorata con grande attenzione, per evitare che, fra di essi, si celino dei combattenti. Circola voce che a Boghuz ci sia, o ci fosse, Abu Bakr al-Baghdadi, l’autoproclamato califfo, di cui da tempo mancano notizie certe: dato per ferito, o addirittura per morto, presente a Mosul, poi forse a Raqqa, poi magari in Libia alla Sirte, al-Baghdadi sarebbe ora asserragliato coi suoi uomini nell’ultima ridotta; e c’è chi lo vuole anche alle prese con una faida interna.

Mentre si torna a dire, come dopo la caduta di Raqqa, la capitale, che il Califfato si sta estinguendo in Siria, altre voci riferiscono che l’organizzazione avrebbe trasferito in suo tesoro in Iraq e sarebbe quindi in grado di continuare a pagare i miliziani rimastile. E c’è chi segnala attività Isis nei campi profughi allestiti nell’Est della Siria.

Sono tutte affermazioni impossibili da verificare. E il Califfo ha già dimostrato di sapersi tirare fuori da situazioni apparentemente senza via d’uscita. Non è neppure detto che ne sappiano di più gli ‘Amici della Siria’ (e degli Usa) riuniti da ieri, e fino a domani, a Bruxelles, per discutere come sostenere il futuro della Siria e della Regione, ora che il conflitto appare agli sgoccioli, che il regime di al-Assad appare saldo al potere e che la minaccia dell’Isis s’è appannata.

Forse ne sanno di più gli altri ‘Amici della Siria’, e soprattutto amici del regime di al Assad, Russia, Iran e Turchia, che non cessano di consultarsi sulle mosse da fare.

Secondo fonti curde e siriane, i combattimenti e i raid aerei su Baghuz condotti dalla Coalizione internazionale a guida Usa hanno fatto decine di vittime fra gli jihadisti. Una quarantina di combattenti dell’Isis, asserragliati nella pianura di Baghuz, la loro estrema ridotta, sarebbero caduti nelle ultime 48 ore.

Un numero di miliziani imprecisato è riuscito a fuggire verso la sponda orientale del fiume, mentre altri si sono rifugiati sulle colline che sovrastano l’accampamento di tende. Fonti militari curde spiegano che l’offensiva di terra a Baghuz procede lentamente per contenere le perdite fra gli attaccanti.

A Bruxelles, si discute pure della drammatica situazione umanitaria nel Paese, che è in guerra civile da ormai otto anni: per l’Oxfam, in Siria quasi 12 milioni di persone allo stremo, circa i due terzi del totale, dipendono dagli aiuti umanitari. Oltre 15,5 milioni di siriani su 18,2 milioni non hanno accesso all’acqua pulita e a servizi igienico-sanitari, oltre l’80% vive sotto la soglia di povertà.

L’Oxfam denuncia “una delle più gravi emergenze umanitarie del secondo dopoguerra”. E intanto continuano a fioccare rivelazioni sulle atrocità compiute dall’Isis nei territori controllati: 6000 sarebbero state le condanne a morte comminate ed eseguite. Solo nel 2018, l’Unicef calcola oltre 1.100 bambini uccisi.

Ma i fermenti di conflitto nel Paese non sono del tutto sopiti. Una nuova formazione siriana armata clandestina anti-regime, chiamata ‘Resistenza popolare’, ha rivendicato attacchi a check point militari governativi e ad esponenti dell’apparato di sicurezza di Damasco nella regione meridionale di Daraa, al confine con la Giordania.

Domenica, nel centro di Daraa, che otto anni fa fu il primo epicentro della rivolta anti-governativa, si era svolta una manifestazione di centinaia di persone contro il regime di al-Assad.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+