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Corea - missili

Rischio missili. C’era da aspettarselo che il nulla di fatto nel Vertice di Hanoi tra il presidente Usa Donald Trump e il leader nord-coreano Kim Jong-un avrebbe portato i suoi frutti bacati, che siano reali o solo effetto della contro-informazione: la delusione è stata forte, per il magnate che sperava un esito da Nobel della Pace, per il dittatore che puntava ad alleggerire le sanzioni e per il Mondo intero che sarebbe stato più sicuro con una penisola coreana denuclearizzata.

Fatto sta che la Corea del Nord, dopo 250 giorni da docile agnellino – quelli intercorsi tra i Vertici di Singapore e di Hanoi – starebbe di nuovo preparandosi a lanciare missili: un segnale minaccioso, in violazione delle richieste dell’Onu, come a ricordare all’America e all’Occidente, se mai ce ne fosse bisogno, che Pyongyang ha l’atomica e ha pure i mezzi, magari un po’ rudimentali e non proprio precisissimi – il che li rende ancora più temibili – di recapitarla a destinazione.

La mossa appare in contrasto con la nuova e più urgente priorità della Corea del Nord individuata dallo stesso Kim nello sviluppo dell’anemica economia. In una lettera a una conferenza nazionale del Partito dei Lavoratori, tenutasi in settimana, il leader insiste sulla necessità di concentrare gli sforzi per far avanzare l’economia. Il che contrasto con l’investimento di risorse in prove di forza che potrebbero solo condurre al mantenimento, se non all’inasprimento, delle sanzioni dell’Onu. Ma si sa che la coerenza non è un punto di forza di Kim (e neppure di Trump).

Recenti immagini satellitari dei siti sensibili nord-coreani polarizzano l’attenzione sulla base chiave di Sanumdong, alle porte di Pyongyang, dove in passato sono stati assemblati razzi e missili balistici intercontinentali, fra cui gli Hwasong-15, e al relativo snodo della linea ferroviaria, che potrebbe servire a trasferire materiale verso Sohae, base satellitare sul confine con la Cina.

Le foto sono state però scattate da DigitalGlobe il 22 febbraio, prima quindi del flop di Hanoi a fine febbraio: indicano un’insolita attività di veicoli leggeri e pesanti, vagoni ferroviari, gru e mezzi vari. Il think tank Usa 38 North aveva già segnalato lavori di ripristino dell’operatività dell’impianto, parzialmente smantellato la scorsa estate – un gesto di apertura di Kim verso Trump, nel negoziato sulla denuclearizzazione della penisola -. I lavori di ripristino sarebbero iniziati dopo il nulla di fatto del Vertice in Vietnam.

Jeffrey Lewis, un esperto analista, deduce dalle immagini satellitari che un lancio è imminente: avverrà – dice – utilizzando una tecnologia simile a quella dei missili balistici – attività vietata dall’Onu, perché potenzialmente duale, sia civile che militare -. Lewis riconosce, però, che è impossibile capire se la Corea del Nord si appresti a lanciare un missile o un razzo per mettere eventualmente in orbita un satellite.

Non è neppure escluso che le operazioni rilevate rappresentino un tentativo voluto di catturare l’attenzione dei satelliti spia americani e di tenere sulla corda l’intelligence statunitense. Un modo per Kim di ricordare a Trump che deve ancora fare i conti con lui.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+