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Cohen - Congresso
February 27, 2019 - Washington DC, USA - Michael Cohen, formerly President Donald Trump's attorney, testifies before The House Oversight Committee on Capitol Hill. (Credit Image: © Christy Bowe/ZUMA Wire)

Michael Cohen, un avvocaticchio da quattro soldi e di pochi scrupoli, che però è stato il legale personale dell’uomo più potente al mondo, tiene l’America incollata davanti al televisore, mentre dice al Congresso che Donald Trump mente: nel 2016, durante la campagna elettorale, sapeva di contatti con emissari del Cremlino e diresse i negoziati per la costruzione di una Trump Tower a Mosca. Circostanze sempre negate.

Cohen, già condannato a tre anni di detenzione per avere ammesso di avere violato a più riprese la legge e fresco di radiazione dall’albo degli avvocati dello Stato di New York, snocciola accuse pesanti. Sarà pure vero che “mente per farsi ridurre la pena”, come scrive in un tweet Trump da Hanoi, dov’è per il secondo Vertice con il leader nordcoreano Kim Jong-un, ma il Congresso e l’America lo stanno ad ascoltare. E la Camera, martedì, gli ha pure bocciato l’emergenza nazionale per potere tirare su il muro al confine con il Messico.

E’ boom di ascolti per i canali televisivi dove va in onda la diretta – non solo le all news, ma anche le maggiori reti generaliste, Abc, Cbs ed Nbc -: un pubblico di decine di milioni di persone, più che per un SuperBowl, la finale del campionato di football americano. Con il Vertice ad Hanoi, la Casa Bianca s’è segnata un autogol mediatico: Trump e Kim s’incontrano, si stringono la mano, parlano mentre l’America dorme; e quando si sveglia non vede sullo schermo il presidente, ma Cohen, il paraninfo delle amichette del magnate, che ne comprava non le prestazioni sessuali, bensì il silenzio, perché le loro rivelazioni non turbassero Melania e gli elettori.

Da martedì a oggi, l’ex avvocato compare di fronte a tre diverse commissioni del Congresso: quel che dice confluirà di certo nell’inchiesta sul Russiagate del procuratore speciale Robert Mueller, che, però, sa probabilmente già tutto – l’avvocato collabora con la giustizia -. Il personaggio non è affidabile, coi suoi trascorsi; ma avalla i dubbi sulle capacità di Trump di scegliersi i collaboratori, visto che è stato il suo legale personale per almeno 12 anni, fino al maggio 2018.

Sentito martedì per nove ore a porte chiuse dalla Commissione Intelligence del Senato, Cohen, ieri, s’è esibito in mondovisione di fronte alla Commissione Vigilanza della Camera, dove i democratici all’opposizione sono in maggioranza – lui chiede loro protezione per sé e per la sua famiglia da non meglio precisate “minacce presidenziali” -. E accenna a indagini in corso sul presidente, segrete e di cui non può parlare.

Ci va subito giù pesante: “Io so chi è Donald Trump, è un razzista, un truffatore, un imbroglione”. Uno che minacciava le scuole da lui frequentate perché non rendessero noti i suoi voti; che simulò una malformazione per non andare in guerra in Vietnam; che gonfiò la sua ricchezza per entrare nella classifica di Forbes – e poi la ridimensionò per pagare meno tasse -; che quando il fisco gli diede un rimborso di 10 milioni di dollari sulle tasse versate commentò “Come può il governo essere tanto stupido da dare tanti soldi indietro a uno come me?”.

Cohen dice di non sapere se Trump fosse colluso con gli emissari del Cremlino, ma di sospettarlo; e aggiunge che tutta la famiglia era coinvolta nella vicenda della Trump Tower a Mosca. Il magnate, poi, sapeva in anticipo che Wikileaks aveva migliaia di mail di Hillary e dei democratici e che stava per pubblicarle.

Infine, il legale mostra prove di pagamenti alla pornostar Stormy Daniels per comprarne il silenzio su un’avventura con Trump nel 2006 – era già sposato con Melania, ma non pensava di diventare presidente -. I pagamenti furono 11, l’ultimo è un assegno datato 1 agosto 2017, quando Trump era già insediato da 200 giorni alla Casa Bianca. Cohen diventa melodrammatico: “Mi chiese di mentire a Melania. Avere mentito alla ‘first lady’ è uno dei miei rimorsi maggiori: non se lo merita”.

Matt Gaetz, un deputato repubblicano della Florida, cerca di proteggere il presidente minacciando Cohen di spifferare le sue tresche extra-coniugali. E Roger Stone, un amico di Trump sotto accusa nel Russiagate, sfida un’ingiunzione dei giudici al silenzio per screditare Cohen.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+