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Coesione - Ue -Torino - social factory

“25 organizzazioni no profit che sperimenteranno, attraverso 12 partenariati, modelli di innovazione in grado di generare impatti positivi in tema di lotta alle nuove povertà, per il superamento della vulnerabilità sociale, contro la disoccupazione e per favorire l’integrazione culturale e la coesione sociale”. Così l’assessore comunale all’innovazione di Torino Paola Pisano ha presentato Torino Social Factory.

Torino Social Factory è un programma che intende supportare progetti di innovazione sociale; in particolare il programma si rivolge ai progetti promossi da organizzazioni no-profit volti da una parte a coinvolgere la società civile e dall’altra a riqualificare e rigenerare quelle fasce urbane nelle zone periferiche della città vittime di sempre maggiori criticità da un punto di vista socio-economico. Torino Social Factory è un progetto cofinanziato dall’Unione europea con i Fondi strutturali di Investimento europei, in particolare con il Programma Operativo Nazionale (Pon) Città Metropolitane 2014-2020, per circa 1 milione e 400 mila euro.

Lo scorso novembre si è aperta la seconda fase del progetto: di 25 progetti, 12 sono stati ammessi al finanziamento e, oltre a ricevere contributi a fondo perduto compresi tra 50.000 e 140.000 euro, verranno sostenuti nella fase di attuazione e di rendicontazione; agli altri verrà offerto un periodo di accompagnamento durante il quale avranno la possibilità di migliorare il proprio impianto progettuale sotto diversi punti di vista e di individuare nuove possibilità di finanziamento.

Le idee alla base dei progetti finanziati sono davvero le più svariate: dalla portineria di quartiere alla riscoperta del concetto di reciprocità tramite la rigenerazione e la vendita di vestiti usati, dallo spazio di commercio sociale per lo sviluppo di micro-imprese al quartiere solidale che si prende cura della comunità, passando ancora per la coesione nelle zone multiculturali, il miglioramento dei servizi locali per gli anziani e la trasformazione dello spreco alimentare in risorsa.

Tante idee, tanto entusiasmo e tanta voglia di migliorare i propri territori creando valore economico e sociale. È questo che contraddistingue le associazioni no-profit che nella seconda fase del progetto saranno coinvolte pure in attività di tutoraggio e in workshop di formazione su temi specifici, come ad esempio quello del fundraising. In più avranno la possibilità di confrontarsi con diverse figure manageriali di imprese, alle quali potranno presentare una proposta di sostegno, come donazione o sponsorizzazione, o un altro modello di partnership.

Il sindaco di Torino Chiara Appendino, intervenuta alla conferenza stampa per la presentazione dei progetti ammessi a finanziamento, ha espresso il suo sostegno per le sfide che i progetti e i loro ideatori sosterranno nel futuro, aggiungendo poi che queste iniziative contribuiscono a “costruire un senso di comunità e appartenenza, insistendo sulle periferie esistenziali – diverse da quelle fisiche – dove ci sono problemi di degrado ed inclusione”.

L’iniziativa di Torino Social Factory si inserisce nel più ampio contesto di Torino Social Impact, l’ecosistema cittadino rappresentato a oggi da oltre 50 attori pubblici e privati, dedicato all’imprenditorialità e agli investimenti ad impatto sociale e ad elevato contenuto tecnologico.

di Ilaria Lang

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+