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Usa - templare - Paul Hasson

Un templare d’America, un emulo di Andres Breivik, il terrorista norvegese che il 22 luglio 2011 uccise a Oslo e sull’isola di Utoya 77 persone e ne ferì quasi 300. Fortuna che Christopher Paul Hasson, ufficiale della Guardia Costiera degli Stati Uniti, ex marine, è stato arrestato a Silver Spring, Maryland, alle porte di Washington DC, prima di mettere a segno anche solo uno degli attentati contro politici e giornalisti che preparava e per i quali aveva accumulato un vero e proprio arsenale.

Hasson, che si autodefinisce “nazionalista bianco”, è stato smascherato dall’Fbi con un’operazione sotto copertura: nei suoi piani, c’era anche una strage di civili. Tra i suoi obiettivi, la figura più illustre è la speaker della Camera Nancy Pelosi, democratica, terza carica dell’Unione, che spicca nella lunga lista di politici democratici e giornalisti da colpire, tutte personalità notoriamente anti-Trump, considerate dei “traditori” dall’estremista neo-nazista e anti-semita.

Hasson, 49 anni, è un grande fan del presidente che, con il suo linguaggio e i suoi giudizi ‘sdogana’ suprematisti e razzisti e mette il KuKluxKlan sullo stesso piano di chi difende i diritti civili. Sul suo computer, l’ ‘ufficiale templare’ aveva recentemente digitato chiavi di ricerca tipo “Guerra civile se arriva l’impeachment di Trump” e “Cosa succede con l’impeachment di Trump”: segnali del nervosismo con cui è attesa, negli Stati Uniti, la chiusura, annunciata per la prossima settimana, dell’inchiesta sul Russiagate, l’intreccio di contatti nel 2016 tra la campagna di Trump ed emissari del Cremlino.

Ossessionato da tesi neo-naziste e neo-fasciste – spiegano gli investigatori ai media Usa –, Hasson aveva l’ossessivo obiettivo di “fondare una patria bianca”. Uno dei punti di riferimento era proprio il manifesto in cui Breivik illustrava la preparazione di attentati come quelli da lui compiuti. Che l’ufficiale della Guardia Costiera facesse sul serio lo conferma l’enorme quantità di armi acquisite, a partire dal 2017, fucili, pistole, mitragliatori, un migliaio di caricatori e munizioni a volontà.

Nell’abitazione di Hasson sono stati rinvenuti anche sostanze come ormoni della crescita e narcotici: tutta roba consigliata da Brievik nella sua ‘guida alle stragi’. Sul web, il templare d’America s’informava su quali siano “i migliori posti per incontrare membri del Congresso a Washington, Dc”;  su come siano protetti “i giudici della Corte Suprema”. Nella sua lista di possibili obiettivi, stilata – pare – a partire dal 17 gennaio, figuravano, tra gli altri, le senatrici Elizabeth Warren, Kirsten Gillibrand, Kamala Harris, il senatore Cory Booker e il deputato Beto O’Rourke – sono tutti in lizza per la nomination democratica nel 2020 -, la giovane deputata Alexandria Ocasio-Cortez, numerosi altri politici, giornalisti della MsNbc e della Cnn.

Hasson si colloca nel filone dei terroristi autoctoni americani alla Timothy McVeigh, un veterano della Guerra del Golfo, un suprematista bianco che il 19 aprile 1995 fece saltare un edificio federale a Oklahoma City, causando la morte di 168 persone, fra cui 19 bambini, e il ferimento di 672, o dell’UnaBomber arrestato nel 1996, o ancora del ‘killer dell’antrace’, rimasto misterioso nel 2001.

Nel clima culturale dell’America di Donald Trump, le pulsioni razziste e suprematiste sono espresse con minore cautela che nel recente passato: il presidente non è certo un cultore del linguaggio politicamente corretto e bolla come violenti sia i membri del KuKluxKlan che i loro contestatori. E l’Fbi indaga su gruppi neri che violerebbero i diritti civili dei bianchi segregazionisti.

Se questo è il contesto, è comprensibile che Breivik, che all’epoca delle stragi aveva 32 anni, faccia adepti: nello stesso giorno, attaccò con un’autobomba il quartiere dei palazzi del governo a Oslo – otto vittime – e l’isola di Utoya, dove massacrò decine di giovani che partecipavano a un seminario del partito laburista. L’uomo, che amava vestirsi da templare, affermò di avere agito per fermare “la decostruzione della cultura norvegese” causata “dall’immigrazione di massa musulmana”. Attualmente, sconta una condanna a 21 anni, la pena massima prevista dall’ordinamento norvegese.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+