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McCarrick - Bush - Wuerl

Colpevole di pedofilia, finisce spretato colui che fu il cardinale più potente d’America, Theodore Edgar McCarrick, Il Congresso della Congregazione per la Dottrina della Fede ha reso pubblico l’esito del processo penale all’arcivescovo emerito di Washington. E Papa Francesco certifica “la natura definitiva”, senza possibilità di appello, della decisione di ridurre il prelato allo stato laicale: da cardinale a spretato, un percorso senza precedenti nella storia moderna della Chiesa cattolica.

La notizia chiude una vicenda ecclesiale e giudiziaria durata anni. E arriva – non a caso – alla vigilia all’incontro in Vaticano dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, voluto dal Papa per discutere della protezione dei minori nella Chiesa. E’ anche una risposta a polemiche recenti sull’inefficacia dell’azione di Francesco in merito: tante parole, pochi atti.

La Sala Stampa vaticana dettaglia i reati compiuti da McCarrick: sollecitazione in confessione – ci sono testimonianze di sesso con minori in un confessionale – ed atti impuri con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere. La sentenza è stata pronunciata mercoledì 13 febbraio, è stata comunicata venerdì all’interessato ed è stata resa pubblica ieri.

Quello di McCarrick, 89 anni, è uno dei casi più gravi di abusi e pedofilia nella Chiesa cattolica: creò un vero e proprio terremoto tra i fedeli negli Stati Uniti. Ordinato prete nel 1958 dal cardinale Francis Spellman, in odore di papato in due conclavi, vescovo ausiliario di New York, poi vescovo di Metuchen nel New Jersey e arcivescovo di Newark, diplomatico e consulente vaticano, McCarrick fu arcivescovo di Washington dal 2001 al 2006, a stretto contatto con presidenti e potenti d’America, negli anni in cui la Chiesa Usa viveva il trauma dei casi di pedofilia a Boston svelati da un’inchiesta del Boston Globe e divenuti poi un film da Oscar, Spotlight.

Fatto cardinale da Giovanni Paolo II, McCarrick, ormai in pensione, finì sotto accusa per rapporti omosessuali con seminaristi e per abusi su minori: fatti risalenti agli Anni Settanta, quand’era sacerdote a New York. Nel’estate scorsa, il prelato, ritiratosi in un monastero del Kansas, presentò al Papa le dimissioni da cardinale: Francesco ne dispose la sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico. Non avveniva dai tempi di Pio XI che un Papa togliesse la berretta rossa a un cardinale, dal 1927, quando a essere privato della porpora fu Louis Billot, reo di aver aderito a un articolo dell’Action française critico verso la Chiesa.

Negli Usa, la catena degli scandali ecclesiali è senza fine. A succedere a McCarrick a Washington fu il cardinale Donald Wuerl, 53 anni, rimasto alla guida dell’arcidiocesi fino al 2018, ma poi coinvolto nelle indagini su casi di abusi e pedofilia in Pennsylvania: Wuerl, vescovo di Pittsburgh dal 1998 al 2006, avrebbe coperto in quel periodo numerosi preti predatori.

Sotto la spinta del cardinale di Boston Sean O’Malley, un francescano, chiamato a fare pulizia dopo la rimozione di Bernard Law, morto a Roma nel 2017, ancora titolare di Santa Maria degli Angeli, la Chiesa Usa ha adottato una linea di ‘tolleranza zero’. In Australia è sotto processo il cardinale George Pell, ex arcivescovo di Sydney e prefetto vaticano per l’Economia (sospeso). In passato, ci furono i casi del cardinale di Vienna Hans Hermann Groer che, accusato di pedofilia, fu costretto, nell’aprile 1995, a lasciare l’arcidiocesi e a ritirarsi come abate del monastero di Roggendorf; e del cardinale di Edimburgo Keith O’Brien, che nel 2015 rinunciò a diritti e prerogative del cardinalato, mantenendo però il titolo, in veste “meramente onorifica”.

Durante il pontificato di Francesco, con le leggi del luglio 2013, il Vaticano ha rafforzato l’apparato anti-abusi e anti-pedofilia, introducendo in particolare reati “contro la persona, i minori, l’umanità”. Per i minori, sono “previsti e sanzionati la vendita, l’induzione o la gestione della prostituzione minorile, la violenza sessuale, gli atti sessuali, la pedo-pornografia …, l’adescamento”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+