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Ue - coesione - Reggia - Venaria

Non c’è dubbio che l’Italia sia piena di bellezze storico-artistiche. Purtroppo però non ci sono dubbi neanche sul fatto che troppo spesso parte di questo ricco patrimonio sia vittima di anni di trascuratezza e degrado. Pure la Reggia di Venaria, antica residenza sabauda del XVII secolo alle porte di Torino, sembrava dovesse rivelarsi vittima di questo destino. E per un po’ effettivamente lo è stata. Ma dopo quasi due secoli di abbandono, anche grazie a finanziamento del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr) dell’Unione europea, il complesso della Venaria Reale è tornato al suo antico splendore.

L’opera di restauro ha avuto inizio tra il 1997 – anno della proclamazione del sito Patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco – e il 1999 ed è andata avanti per dieci anni. Il progetto ha avuto dei numeri incredibili: centinaia di persone coinvolte nei lavori, 100.000 metri quadrati di superficie dell’intero complesso restaurati, 9.500 metri quadrati di stucchi recuperati, 1.000 di affreschi riportati alla luce, per non parlare poi degli immensi spazi esterni dei giardini.

Insomma, ad essere riqualificato è stato un intero territorio, per un investimento complessivo di circa 200 milioni di euro, sostenuto in gran parte dall’Ue, che ha fatto del recupero di questo complesso architettonico il più importante progetto europeo di restauro e valorizzazione di un bene culturale nel territorio dell’Unione.

Il 12 ottobre del 2007, l’inaugurazione ufficiale della Reggia di Venaria restaurata ha segnato il momento di svolta: la Reggia era pronta per mostrarsi nuovamente in tutto il suo splendore. Invito che negli anni pare essere stato accolto con grande entusiasmo, visto che l’antica residenza sabauda è diventata uno dei siti turistici più visitati di tutto il Paese, riuscendo ad attirare anche un milione di visitatori l’anno. I visitatori poi, oltre ad ammirare la residenza dei Savoia tramite i percorsi di visita che ne ripercorrono la storia, accorrono anche per i numerosissimi eventi e mostre che vengono organizzati nei suoi spazi.

Da parte europea, nella programmazione del Programma operativo regionale (Por) Fesr 2007-2013, sono stati stanziati fondi a valere sull’Asse III Riqualificazione territoriale e sull’Asse II Sostenibilità ed efficienza energetica. I numerosi interventi finanziati con i fondi Fesr hanno riguardato la riqualificazione di parti del complesso architettonico, dei giardini e l’allestimento degli spazi museali, oltre a parcheggi e servizi per l’accessibilità. Sono stati sistemati i viali, ricostruiti gli orti e allestita la Scuderia Juvarriana.

La storia del recupero della Reggia non finisce però qui. Dal 2013 al 2015, l’Unione europea ha continuato a investire nel sito, destinando quasi un milione di euro al rinnovamento del suo sistema energetico in chiave ‘green’. Sono stati abbattuti diversi costi di gestione, come ha spiegato Gianbeppe Colombano, direttore responsabile dell’area Fruizione e Sviluppo culturale: “In armonia con l’anima verde della Reggia, abbiamo avviato un progetto per il contenimento energetico. L’intero impianto di illuminazione è stato dotato di lampade a led, sono stati ammodernati gli impianti termici ed elettrici per ridurre i consumi. Abbiamo installato un impianto di cogenerazione da 800 Kwt che ci permette non solo di produrre energia per i consumi della Reggia, ma anche di reimmetterne in rete, risparmiando l’equivalente di 1,5 milioni di tonnellate di Co2 l’anno”.

di Ilaria Lang

 

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+