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Papa - Emirati
February 04, 2019 - Abu Dhabi, United Arab Emirates - POPE FRANCIS (R) smiles next to Dubai ruler SHEIK MOHAMMED BIN RASHID AL-MAKTOUM upon his arrival to the presidential palace. The Pope is on the first ever papal visit to the Arab Peninsula. Pope Francis urged religious leaders to work together to reject war as he opened the first-ever papal visit to the Arabian Peninsula, the birthplace of Islam, with a strong denunciation of violence committed in God’s name. (Credit Image: © Gehad Hamdy/DPA via ZUMA Press)

Papa Francesco affronta la sua missione negli Emirati Arabi Uniti come “un credente che ha sete di pace”. Ma Francesco è pure un uomo, assetato di libertà, di uguaglianza, di rispetto dei diritti: tutti beni rari nella penisola arabica, che foraggia e combatte la guerra nello Yemen, per la quale il papa spende appelli inascoltati; e dove il rispetto dei diritti dell’uomo, l’uguaglianza tra uomini e donne e la libertà d’espressione sono valori spesso sacrificati ad altre priorità.

Così, la visita del pontefice ad Abu Dhabi appare difficilmente comprensibile a chi la legge come legittimazione e avallo di un regime e di un sistema che, al di là delle apparenze, limitano, quando non combattono, la libertà di religione. Evidentemente per Francesco il dialogo fra le fedi ha un’importanza che va oltre le riserve che gravano su questo suo viaggio davvero storico, perché è la prima volta che un papa calpesta il suolo che fu la culla dell’Islam e che ne custodisce le memorie più sacre.

Al papa che parla molto di pace, il Washington Post ricorda che potrebbe forse evocare il caso del giornalista ed oppositore del regime saudita Jamal Khashoggi, trucidato con la connivenza, se non dietro ordine, della casa reale. E Amnesty International, Human Right Watch e varie altre organizzazioni che si battono per i diritti umani invitano il pontefice a sollevare la questione. Ma, su questo, Francesco, qui, tace: forse, la diplomazia vaticana ha accettato qualche paletto, nell’organizzare la visita.

Dall’inizio del suo pontificato, il papa s’è recato in diversi Paesi a maggioranza musulmana, l’Egitto, la Turchia, l’Azerbaigian, il Bangladesh – in quell’occasione, visitò pure la Birmania e fu molto discreto sulla persecuzione dei Rohingya -. A marzo, sarà in Marocco.

La visita negli Emirati è proprio è una tappa del dialogo con l’Islam di Francesco: “Vado come fratello, per scrivere insieme una pagina di dialogo”, scrive sul suo account twitter @pontifex: l’occasione è l’ottavo centenario dell’incontro tra San Francesco d’Assisi ed il sultano al Malik al-Kamil. E il papa vede un segno della benedizione divina sul suo viaggio nella pioggia caduta sugli Emirati poco prima del suo arrivo.

All’Angelus di domenica, prima di partire per la capitale degli Emirati, dov’era poi giunto a sera, Francesco aveva invitato i belligeranti nello Yemen, i ‘lealisti’ sunniti appoggiati da sauditi ed emiratini e i ribelli huthi sciiti, a rispettare gli accordi che debbono permettere la distribuzione degli aiuti umanitari internazionali dal porto di Hodeida. E di Yemen, oltre che di Siria, Iraq e Libia, il papa ha ancora parlato ieri, davanti a 700 leader delle fedi del Mondo, prima di firmare un’intesa con l’imam della moschea di al-Azhar, la maggiore autorità teologica dell’Islam: “Non c’è libertà senza libertà di religione … Noi siamo fratelli … Non esiste violenza che possa essere giustificata in nome di Dio … La fede deve smilitarizzare il cuore dell’uomo”.

Ieri, la giornata è iniziata con l’omaggio a Cesare, con la visita a palazzo alla famiglia regnante, ed è poi vissuta sui momenti di dialogo. L’ ‘incontro interreligioso sulla Fratellanza umana’, davanti al Consiglio musulmano degli Anziani, è durato circa 30 minuti, in un clima cordiale e fraterno. Tutte le parti hanno sottolineato l’importanza della cultura dell’incontro per rafforzare l’impegno per il dialogo e la pace.

Con l’imam di Al-Azhar, Francesco ha quindi visitato la Grande Moschea dello sceicco Zayed, una delle più grandi dell’Islam, e ha sostato sulla tomba del fondatore degli Emirati Arabi Uniti.

Le autorità dell’Emirato cercano di proiettare l’immagine di un Paese aperto e tollerante: i circa un milione di cattolici, per la maggior parte lavoratori asiatici, possono praticare la loro religione in otto chiese. E oggi 130 mila di essi sono attesi alla messa papale, presentata come la più grande adunata di folla che il Paese (quattro milioni di abitanti su una superficie che è un quarto di quella italiana) abbia mai conosciuto. Ma gli Emirati hanno sempre praticato ‘tolleranza zero’ nei confronti di qualsiasi dissidente, in particolare contro gli adepti dell’Islam politico incarnato dai Fratelli musulmani. Papa Francesco non lo ignora di sicuro, ma tace: la pace, che non c’è, ed il dialogo valgono il silenzio papale sui diritti umani?

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+