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Egitto - Sinai - Sisi - Israele - Cbs
BIR AL-ABED (EGYPT), Dec. 1, 2017 Egyptian soldiers are seen on an armored vehicle during a Friday prayer outside the Al-Rawda Mosque where a terrorist attack took place in Bir al-Abed of North Sinai, Egypt, on Dec. 1, 2017. A terrorist attack took place here on Nov. 24, killing at least 305 Muslim worshippers, including children, and wounding over 120 others. (Credit Image: © Mohamed Abd El-Ghany/Xinhua via ZUMA Wire)

Il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi conferma che Israele sta aiutando l’Egitto a combattere gli integralisti del sedicente Stato islamico, cioè gli islamisti suoi oppositori, con raid aerei segreti nel Sinai. Poi, dopo avere lanciato il sasso nello stagno, cerca di ritrarre la mano e chiede alla Cbs, una delle tre grandi tv generaliste americane, di non mandare in onda l’intervista in cui fa l’ammissione, scomoda sul piano interno. Ma la Cbs, l’antenna che fu per 24 anni di Dan Rather, non ci pensa neppure a dargli retta e manda in onda domenica il colloquio con Scott Pelly, nel programma ’60 Minutes’, uno dei più prestigiosi della televisione americana.

E’ stata forse l’ultima decisione cui ha dato il suo avallo David Rhodes, presidente della Cbs News dal 2011, avvicendato ieri al vertice della tv da Susan Zirinski, prima donna a ricoprire l’incarico. E’ la più recente delle molte novità nel team dirigenziale, da quando Joe Ianniello è divenuto presidente della Cbs e amministratore delegato facente funzioni dopo l’uscita di Leslie Moonves, travolto dalle accuse di molestie sessuali nel ciclone #MeToo e allontanato dalla società.

Le dichiarazioni di al-Sisi, l’ex generale divenuto presidente dopo il colpo di Stato che nel 2013 rovesciò Mohamed Morsi, il candidato dei Fratelli Musulmani regolarmente eletto, confermano indiscrezioni già pubblicate dal New York Times e dalla stampa israeliana: il Sinai è un focolaio d’opposizione ad al-Sisi ed è spesso teatro o punto di partenza di azioni terroristiche.

Alla domanda della Cbs se la cooperazione con l’ex nemico Israele sia più stretta che mai, al-Sisi risponde: “E’ corretto … Abbiamo un ampio spettro di cooperazione con gli israeliani”, confermando che militari egiziani lavorano “con Israele contro i terroristi nel nord del Sinai”. Inoltre, il presidente, che continua a coprire i responsabili dell’omicidio di Giulio Regeni, tre anni or sono, nega che in Egitto vi siano detenuti politici e svicola su chi ordinò il massacro di Rabaa, una strage di piazza perpetrata nel 2013 subito dopo la sua ascesa al potere e costata la vita – si calcola – a 800 oppositori.

E’ stata l’ambasciata d’Egitto – racconta al Jazira – a chiedere alla Cbs di non dare l’intervista, senza però indicare quali fossero le dichiarazioni che imbarazzavano il presidente, apparso – riferisce chi lo conosce – a disagio durante il colloquio televisivo.

La penisola del Sinai, desertica, è formalmente demilitarizzata dal 1979, in forza del trattato di pace tra Israele e l’Egitto mediato dagli Stati Uniti. Nel 1967, nella Guerra dei Sei Giorni, gli israeliani avevano militarmente occupato l’area, mantenendone poi il controllo.

L’ammissione politicamente scomoda di al-Sisi arriva mentre la diplomazia americana è molto presente in Medio Oriente, anche per spiegare le decisioni sulla Siria del presidente Trump, che vuole ritirare le truppe Usa in un lasso di tempo non ben definito (ora si parla di quattro mesi). L’intenzioni del presidente, per di più controverse, hanno già condotto alle dimissioni del segretario alla Difesa James Mattis e del suo capo di gabinetto Kevin Sweeney.

Il segretario di Stato Mike Pompeo intraprende un lungo giro con tappe in Giordania, Egitto, Qatar, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Oman e Kuwait; il consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton viaggia tra Turchia e Israele.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+