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Usa - Congresso - Trump - shutdown
January 3, 2019 - Washington, DC, United States - Rep.-elect Rashida Tlaib (D-MI) votes for Speaker-designate Rep. Nancy Pelosi (D-CA) along with her kids during the first session of the 116th Congress at the U.S. Capitol January 03, 2019 in Washington, DC. Under the cloud of a partial federal government shutdown, Pelosi will reclaim her former title as Speaker of the House and her fellow Democrats will take control of the House of Representatives for the second time in eight years. (Chip Somodevilla/Getty Images/TNS) .**FOR USE WITH THIS STORY ONLY* (Credit Image: © Chip Somodevilla/Getty Images North America/TNS via ZUMA Wire)

Comincia con la sfida dei democratici al presidente Trump la nuova legislatura del Congresso Usa, il più diverso di sempre per genere, etnia, religione e il più femminile che mai: terreno di confronto è lo shutdown, cioè la serrata dell’Amministrazione federale, che va avanti da due settimane senza che se ne intravveda la fine. Trump cerca di scansare la trappole dei democratici in Congresso spostando la palla: un gioco che sa fare bene.

Così il presidente assicura che non cederà sul muro al confine con il Messico, accusa i democratici di minacciarlo d’impeachment sul Russiagate perché sanno di non poterlo battere nel 2020 e fa girare la voce di pensare a Jim Webb, 72 anni, ex senatore democratico ed ex ministro della Marina nell’Amministrazione Reagan, come successore di James Mattis alla guida del Pentagono.

Secondo il New York Times, Webb, che si oppose alla guerra in Iraq, e che fece una comparsata nelle primarie democratiche per Usa 2016, sarebbe d’accordo con Trump sul ritiro delle truppe dalla Siria e dall’Afghanistan. La mossa potrebbe creare imbarazzo fra i democratici e spiazzare tutti i ‘falchi’ repubblicani che aspirano alla carica di segretario alla Difesa. Difficile valutare pro e contro d’una scelta del genere.

Il presidente, poi, saluta con entusiasmo i dati sul mercato del lavoro (312 mila posti creati nell’ultima settimana, con il tasso di disoccupazione salito dal 3,7 al 3,9%) e manda Larry Kudlow, il suo consigliere economico, un fedelissimo – finché dura -, a cercare di tranquillizzare i mercati, nervosi per i rapporti con la Cina: l’economia – dice Kudlow alla Bloomberg – cresce, la recessione non è alle viste, il presidente è ottimista sulle trattative con Pechino, che riprenderanno lunedì.

Rompe un po’ le uova nel paniere dell’ottimismo del magnate il presidente della Federal Reserve Jerome Powell: Kudlow giudica “utile” un incontro “franco” tra Trump e Powell, ma il presidente della Fed dice che nessun contatto è previsto e che non intende dimettersi, neppure se Trump, che l’ha nominato appena dieci mesi or sono, glielo chiedesse. Il magnate rimprovera al banchiere l’aumento dei tassi d’interesse, che a suo dire raffredda la crescita.

Come primo atto della nuova legislatura del Congresso, la Camera a maggioranza democratica approva una legge di bilancio per superare lo stallo dello shutdown e per fare ripartire il governo federale, paralizzato per metà dalla mancanza di fondi. Il documento, passato democratici contro repubblicani, non stanzia, però, i 5 miliardi di dollari per il muro al confine con il Messico, senza i quali il presidente porrà il veto su qualunque legge di bilancio. Ma non si arriverà a quel punto: al Senato, la maggioranza repubblicana voterà solo una legge sostenuta dalla Casa Bianca. E, quindi, lo stallo tra Congresso e presidente pare destinato a protrarsi.

Per i democratici nel Congresso, è un momento d’euforia; per il presidente, è sempre il momento dello scontro: non c’è proprio il clima della trattativa. Nancy Pelosi, 77 anni, deputata della California, è di nuovo speaker della Camera, ma una ventina di democratici le hanno votato contro; una deputata islamica del Michigan ha giurato sul Corano che appartenne al presidente Thomas Jefferson; un’altra d’origine somala s’è presentata con il velo.

In Senato, per i repubblicani, non è tutto rose e fiori: c’è una fronda contro il presidente, guidata – non è una novità – dal neo-senatore dello Utah, e candidato 2012 alla Casa Bianca, Mitt Romney, che giudica Trump “inadeguato” a rappresentare gli Stati Uniti; e ce n’è una, ricorrente, contro il leader della maggioranza Mitch McConnell, sotto pressione per arrivare a un compromesso (c’è timore che il protrarsi dello shutdown intacchi la credibilità dell’Amministrazione, già fragile). Cory Gardner, senatore del Colorado, è stato il primo a chiedere la fine dello shutdown, che lascia senza stipendio 800 mila dipendenti federali, con o senza il finanziamento del muro.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+