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Brasile - Bolsonaro
December 11, 2018 - BrasíLia, Brasília, Brasil - BSB - Brasília - Brasil - 11/12/2018 - PA - O presidente eleito, Jair Bolsonaro chega no Clube do Exército para almoçar com amigos e artistas sertanejos... Foto: Jorge William / Agência O Globo (Credit Image: © O Globo/GDA via ZUMA Wire)

Alla fine, sarà una festa per pochi intimi, almeno nel settore degli ospiti stranieri. Di tutti i grandi del mondo – relativamente parlando – che s’erano rallegrati dell’elezione a presidente del Brasile di Jair Messias Bolsonaro, passato e presente, programma e linguaggio di estrema destra, non ce ne sarà nessuno, o quasi, alla cerimonia d’insediamento, il 1° gennaio. Confermati, per ora, sono solo i premier ungherese Viktor Orban, che teorizza la democrazia illiberale, e israeliano Benjamin Netanyahu, sempre che l’accelerazione elettorale nel suo Paese, dove si voterà ad aprile e non a novembre, non lo induca ad abbreviare il soggiorno in Brasile, già iniziato.

Non è chiaro se a generare il fuggi fuggi di ospiti illustri siano state più le prese di posizione ripetute e imbarazzanti del neo-eletto presidente, che continua ad esprimere propositi terrificanti – l’ultimo è l’annuncio del porto d’armi libero per tutti i cittadini senza precedenti penali -, oppure la data dell’insediamento, che, almeno per gli occidentali, si situa in giorni poco propizi alla politica.

L’assenza che più balza agli occhi è quella del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che, però, non aveva mai detto che ci sarebbe stato e che sarà rappresentato dal segretario di Stato Mike Pompeo, che coglierà l’occasione per fare diplomazia di circostanza e vedrà, in particolare, Netanyahu. Dall’Italia, non arriverà Matteo Salvini, che pure tifava Bolsonaro e che lo ha ostentatamente ringraziato per essere favorevole all’estradizione del terrorrista omicida Cesare Battisti: Salvini voleva volare in Brasile per portarsi a casa Battisti, ma ci ha ripensato dopo avere saputo che il pluri-condannato s‘è reso irreperibile, prima dell’arresto. Al posto del vice-premier, un suo luogotenente, il ministro dell’Agricoltura e del Turismo Gian Marco Centinaio, leghista.

Bolsonaro, maschilista, omofobo, razzista, critico della dittatura perché troppo umana, fautore della violenza legittima, promette, nel solco di tutti i populisti, “un governo con meno Stato” e vuole togliere tutele sull’ambiente, sull’Amazzonia, sugli Indios. Il primo gennaio, la capitale, Brasilia, sarà blindata: la sicurezza, anche aerea, è stata rinforzata, pur in assenza di minacce.

Un ruolo, nel tenere lontano gli ospiti stranieri dalla cerimonia d’insediamento, può averlo avuto anche il nuovo scandalo che ha coinvolto la famiglia del presidente eletto, in particolare il figlio Flavio – politico anch’esso e senatore – e la moglie Michelle. La vicenda ha dimensioni modeste dal punto di vista finanziario – si parla di centinaia di migliaia di euro -, ma sembra confermare che non sarà certo Bolsonaro a rompere il connubio brasiliano tra politica e corruzione.

In questo Paese, due dei tre ultimi presidenti, Luis Inacio Lula da Silva e Dilma Rousseff, sono nei guai per corruzione: il primo sconta una pena in carcere, la seconda è stata destituita ed è tuttora sotto inchiesta: E il presidente uscente, Michel Temer, teme di essere arrestato una volta lasciato l’incarico. Fonti del Palazzo di Planalto, sede del governo a Brasilia, esprimono “preoccupazione” per la situazione di Temer, su cui si indaga per “corruzione attiva e passiva e riciclaggio” e per “presunte tangenti”. Alcuni casi sono attualmente bloccati, ma saranno riaperti quando Temer non avrà più l’immunità presidenziale: c’è chi gli consiglia di lasciare il Paese e d’accettare un incarico di docente all’Università di Coimbra in Portogallo.

Bolsonaro s’è messo in squadra il giudice Sergio Moro, il grande inquisitore del presidente Lula e dei partiti politici nell’inchiesta LavaJato, facendone una sorta di super-ministro della Giustizia e ‘zar anti-corruzione’. Moro, che accettando l’offerta ha fortemente intaccato il suo prestigio ‘super partes’, deve ora gestire la vicenda dell’ex poliziotto, poi tuttofare di Flavio Bolsonaro e ora uomo d’affari Fabricio Queiroz, sospettato di malversazioni finanziarie. Queiroz s’è fatto intervistare da una tv amica, scusandosi con i Bolsonaro e promettendo che chiarirà tutto; ma non s’è presentato davanti ai giudici, adducendo motivi di salute.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+