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Usa - shutdown
2018?12?22?.???????? “??”.12?21?????????????????.??????????????????????????????????????22?????? “??”?????? ?? ??????????..(181222) -- WASHINGTON, Dec. 22, 2018 The U.S. Capitol is seen in Washington D.C., the United States, on Dec. 21, 2018. . A partial shutdown of U.S. federal government is effect, starting Friday midnight, after failed attempts to end a budget impasse over President Donald Trump’s long-promised border wall. Partial shutdown of U.S. federal government in effect Friday midnight after budget impasse (Credit Image: © Liu Jie/Xinhua via ZUMA Wire)

Per Natale, Donald Trump ha fatto quaterna, il ritiro a sorpresa delle truppe di terra dalla Siria e dall’Afghanistan, le dimissioni di Mattis dopo quelle di Kelly – gli ultimi generali del suo team – e lo shutdown, cioè la serrata della pubblica amministrazione, per ottenere i soldi per fare il muro anti-migranti al confine con il Messico.

Avanti di questo passo, per Capodanno rischia di fare cinquina e magari tombola: pensa a licenziare Jerome ‘Jay’ Powell, il presidente della Federal Reserve, che gli alza i tassi d’interesse, e non gli dispiacerebbe liberarsi del procuratore speciale sul Russiagate Robert Mueller. Due mosse che farebbero deflagrare un conflitto istituzionale gravissimo, forse senza precedenti: le fonti ufficiali s’affannano a smentirle.

Sornione, ma lucido, Vladimir Putin lo ammonisce: con la denuncia del trattato sugli euromissili, gli Inf, c’è il rischio che Trump sottovaluti la minaccia di un conflitto nucleare.

Lo shutdown, il terzo in un anno

Il ritiro (parziale) dall’Afghanistan

Il ritiro (totale) dalla Siria

Un presidente senza generali
Le decisioni di Trump e le dimissioni di Mattis, dopo quelle del capo dello staff della Casa Bianca John Kelly, lasciano il presidente senza generali: tutti quelli entrati nella sua Amministrazione – i consiglieri per la sicurezza nazionale Flynn e McMaster, Kelly e Mattis – se ne sono andati. Segno che anche gente usa alla disciplina e ad eseguire gli ordini patisce l’imprevedibilità del magnate.

James ‘cane pazzo’ Mattis era uno dei pochi ‘pezzi da novanta’ dell’Amministrazione Trump che avevano finora resistito, tenendo pure testa a Trump in più di un’occasione, anche sull’Iran – era contrario alla denuncia degli accordi sul nucleare -. Sulla Siria, i due non s’intendevano proprio: quando Trump ha ordinato azioni di forza dimostrative, bombardamenti missilistici politicamente immotivati e militarmente insignificanti, Mattis non era d’accordo e s’è sforzato di limitare i danni, scegliendo obiettivi poco sensibili e riuscendo soprattutto a evitare incidenti con i russi, che hanno nell’area una presenza d’uomini e mezzi ben più rilevante.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+