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Usa - shutdown
December 22, 2018 - Washington, District of Columbia, U.S. - UNITED STATES - DECEMBER 22: An Old Senate Chamber sign is pictured in the Capitol as Congress works to undue a partial government shutdown on December 22, 2018. (Photo By Tom Williams/CQ Roll Call) (Credit Image: © Tom Williams/Congressional Quarterly/Newscom via ZUMA Press)

Luci accese alla Casa Bianca: un ‘forzato del Natale’ sta lì a lavorare – racconta su Twitter – per sventare la serrata dell’Amministrazione, lo ‘shutdown’, che lui stesso ha voluto e ordinato. Piantato in asso dalla moglie Melania e dal figlio Barron, che non fanno a meno della vacanza d’inverno in Florida, nella tenuta di Mar-a-Lago, il presidente Donald Trump twitta le sue pene ai suoi concittadini: ”Sono alla Casa Bianca e sto lavorando duro. Sto negoziando con i democratici per ottenere i fondi per la sicurezza al confine” – cioè i soldi per finanziare la costruzione del muro con il Messico, un pallino del presidente da quando era candidato -.

La first lady – fa sapere una sua portavoce – non intende “fare uno strappo alla tradizione di famiglia”. Trump pranza con un gruppo di parlamentari che si occupa d’immigrazione: “Sono alla Casa Bianca, sto lavorando sodo. Le notizie riguardanti lo shutdown e la Siria – cioè il ritiro delle truppe sul terreno, ndr – sono in gran parte FALSE. Stiamo negoziando con i democratici sulla situazione della sicurezza delle frontiere che è disperata (criminalità, traffico di droga, tratta di esseri umani e altro), ma potrebbe essere una cosa lunga”.

Lo shutdown è un incubo, ricorrente, dei cittadini americani. Spesso evocato, raramente concretizzato, è il blocco delle attività governative non essenziali: scatta se il Congresso non riesce ad approvare la finanziaria. Stavolta a innescarlo è stata la mancanza d’accordo tra il presidente e i democratici sui fondi per il muro alla frontiera con il Messico: un braccio di ferro in cui la rigidità delle posizioni è stata acuita dal fatto che, da gennaio, i democratici avranno la maggioranza alla Camera e avranno ancora più potere negoziale.

Una bozza d’intesa alla Camera c’era stata, su uno stanziamento per 5,7 miliardi di dollari. Ma al Senato servivano 60 voti su cento e i repubblicani non li hanno.

Il conflitto sul bilancio tra i poteri Esecutivo e Legislativo non è, però, l’unico elemento conflittuale di questi giorni: dopo avere innescato le dimissioni del segretario alla Difesa James Mattis, annunciando il ritiro delle truppe dalla Siria e – parziale – dall’Afghanistan, Trump sta rimuginando se e come licenziare il presidente della Federal Reserve Jerome ‘Jay’ Powell, che lui stesso ha scelto e nominato dieci mesi or sono: gli contesta gli aumenti dei tassi d’interesse decisi a tre riprese dalla Fed. La cacciata di Powell, così come quella del procuratore speciale sul Russiagate Robert Mueller, farebbe deflagrare un conflitto istituzionale gravissimo, forse senza precedenti. E lo stillicidio delle fughe dall’Amministrazione è continuo: si dimette pure Brett McGurk, l’inviato speciale degli Stati Uniti presso la coalizione internazionale anti-Isis.

Con lo shutdown, l’Amministrazione federale chiude i servizi non essenziali: circa 800 mila dipendenti federali rimarranno senza retribuzione, ma 420 mila di essi devono lo stesso recarsi sul posto di lavoro e lavorare gratis perché considerati “essenziali” – recupereranno gli stipendi in forma retroattiva, quando il Congresso approverà il bilancio e il presidente lo firmerà -.

La serrata riguarda agenzie d’una decina di ministeri tra cui Sicurezza nazionale, Trasporti e Giustizia, ma non il Pentagono, il cui bilancio, per altro, è già stato approvato. Lavoratori considerati “essenziali” sono quelli delle forze di sicurezza e le guardie di frontiera. Quasi tre quarti delle Amministrazioni federali, incluso il Dipartimento della Sanità, sono sicure dei fondi loro assegnati e funzionano, dunque, normalmente. Il blocco riguarda il restante 25% delle agenzie federali: la maggior parte dei dipendenti Nasa dovrà rimanere a casa, così come coloro che lavorano nel Dipartimento del Commercio. I parchi nazionali apriranno al pubblico, ma la maggior parte del personale non lavorerà: questa, però, non è la stagione delle visite ai parchi.

Assolutamente incerto, almeno per ora, quanto durerà questa parziale paralisi: le posizioni paiono inconciliabili. Trump, molto attivo su Twitter, auspica che sia breve, ma la leader dei democratici alla Camera Nancy Pelosi non è affatto incoraggiante: “Sfortunatamente l’America è scivolata nel ‘TrumpShutdown'”, scrive, ricordando che Trump “ha detto oltre 25 volte di volerlo fare e, alla fine, lo ha fatto”. La Pelosi poi assicura che, se lo shutdown dovesse continuare a gennaio, ci penseranno i democratici a mettere le cose a posto: non è affatto sicuro che riescano a farlo e non è certamente automatico.

In assenza di un’intesa sui miliardi per il muro, un ritornello fin dalla campagna elettorale, lo shutdown parziale è scattato alla mezzanotte di venerdì (le 06.00 del mattino di sabato in Italia). La chiusura è la terza del 2018, un calvario di punture di spillo tra il presidente e il Congresso –

 

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+