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Usa - Trump - impeachment
November 8, 2018 - New York, New York, United States - Thousands of New Yorkers joined a coalition of grassroots organizations in New York City in a massive demonstration on November 8, 2018 in Times Square to denounce new acting Attorney General Matthew Whitaker may have a conflict of interest and must not oversee the investigation led by Special Counsel Robert Mueller into Russian interference in the 2016 election and related crimes by Trump campaign officials and associates. (Credit Image: © Erik Mcgregor/Pacific Press via ZUMA Wire)

Lettore – Un altro uomo della cerchia del presidente Trump è finito sulla graticola e stavolta potrebbe portarci anche lui. L’avvocato personale di Trump, tale Michael Cohen, è stato condannato a tre anni, ma ha soprattutto vuotato il sacco su di lui. Questo Cohen avrebbe detto la verità al Congresso sui legami tra Trump e i russi in campagna elettorale e ha pure ammesso di avere pagato la pornostar andata con il presidente. E adesso che succede?, può arrivare davvero l’ora dell’impeachment per Trump?, visto che la lista di persone che erano vicino a lui e raccontano la verità si allunga?

Lo sa, Gentile Lettore, qual è la fortuna di Trump? Che molti suoi accusatori sono – ammesso che sia possibile – meno credibili di lui: l’avvocato Michael Cohen, l’altro avvocato di pornostar e conigliette Michael Avenatti (che s’è addirittura candidato alla nomination democratica), l’ex capo della sua campagna Paul Manafort, tutti banderuole, voltagabbana che raccontano sempre la verità che fa loro comodo o che li aiuta a risparmiarsi un po’ di anni di carcere.

Michael Cohen in particolare: è l’avvocato personale del magnate e poi del presidente; gli consiglia di pagare in nero Stormy Daniels, la cui storia di letto con Trump più che gli elettori –risale al 2010 – può turbare Melania; e provvede lui personalmente alla bisogna violando un po’ di leggi dell’Unione. Poi, quando le cose si mettono male, scarica il suo cliente e si compra la benevolenza dei giudici.

Questo non vuol dire che Trump sia messo bene nel viluppo d’inchieste sul e intorno al Russiagate, le mene del Cremlino per condizionare le presidenziali Usa 2016 e farlo eleggere. Robert Mueller, procuratore speciale, avrà però bisogno di testi più solidi, per costruire un’accusa di ostruzione alla giustizia o violazione delle leggi federali sulla campagna elettorale o altro che dia ai democratici uno spiraglio d’impeachment.

Da gennaio, l’opzione sarà politicamente praticabile, perché i democratici, dopo il voto di midterm, avranno la maggioranza alla Camera, cui spetta istruire l’impeachment. Ma è il Senato che deve esprimere un verdetto: lì, i repubblicani conservano la maggioranza – anzi, l’hanno ampliata -. E allora molto sarà calcolo politico: arrivare alle presidenziali 2020 con un presidente repubblicano logorato dal Russiagate e dalla torma di Cohen intorno a lui?, oppure arrivarci con un presidente uscito indenne da una procedura d’impeachment e, quindi, più forte?

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+