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Germania - Italia - migranti - firma - accordo
June 18, 2018 - Berlin, Berlin, Germany - Italian Prime Minister Giuseppe Conte (R) and German Chancellor Angela Merkel shake hands after a joint press conference at the Chancellery in Berlin, Germany, June 18, 2018. The two leaders have met at the chancellery to discuss bilateral issues. (Credit Image: © Omer Messinger/ZUMA Wire)

Fronte migranti, non s’arrangiano le cose tra Italia e Germania. Eppure una mano da Angela Merkel potrebbe venirci utile, nei tanti contenziosi che abbiamo aperto con le Istituzioni europee: sventare la procedura d’infrazione sulla manovra, varare la riforma degli accordi di Dublino sui richiedenti asilo, non perdere posizioni nei nuovi assetti del bilancio Ue 2021-2027. Ma Roma continua a dire di no a Berlino sulla firma dell’intesa sul respingimento dei migranti, un patto bilaterale da mesi negoziato e concluso. Rispondendo al Bundestag alla domanda di un deputato, la cancelliera tedesca ha ieri espresso rammarico perché “l’intesa non è ancora stato firmato dall’Italia”, “ma – ha detto – si continua a lavorare per arrivare alla firma”.

L’accordo, che ricalca i molti altri analoghi conclusi dalla Germania con singoli Paesi Ue – Spagna e Grecia, tra gli altri -, prevede la riconsegna al Paese di competenza dei migranti che, in attesa d’avere una risposta alla domanda d’asilo presentata, o dopo essersi allontanati dai centri d’accoglienza, ancora prima di presentare domanda d’asilo, passano in un altro Paese Ue e lì’ s’installano, dall’Italia, ad esempio, in Francia o in Germania o altrove.

L’intesa regolamenta sul piano bilaterale quanto già previsto dalle norme Ue ed attuato, in modo spesso un po’ rude, dalla Francia a Ventimiglia o a Bardonecchia.

L’angustia della Merkel per la firma dell’accordo sui respingimenti s’innesta sulla disapprovazione  per l’assenza dell’Italia alla firma a Marrakech, in Marocco, a inizio settimana, del Global Compact delle Nazioni Unite sulle migrazioni: c’erano 164 Paesi; fra gli assenti, gli Usa di Trump e i Paesi del Gruppo di Visegrad con qualche loro sodale est-europeo. Non solo la Germania l’ha firmato, ma la Merkel era lì di persona, vivendo “un grande giorno” e definendo il documento “un fondamento della cooperazione internazionale”. Per lei, c’è stata a fine intervento una ‘standing ovation’. L’Italia, invece, dopo che sia il presidente del Consiglio che il ministro degli Esteri s’erano espressi a favore, non era presente: il Global Compact sarà prima sottoposto a dibattito parlamentare.

L’intesa sui respingimenti con la Germania, almeno da settembre, sulla scrivania del ministro dell’Interno e vice-premier Matteo Salvini, che, in un’intervista al quotidiano viennese Die Presse, se ne faceva un vanto, tempo fa, e spiegava: “Io non firmerò nessun accordo, finché la Germania si fingerà sorda e non entra nel merito delle nostre richieste … Non firmo accordi a pezzetti … Abbiamo sempre detto alla Germania che l’intesa può solo essere parte di un accordo più ampio, che vogliamo la riforma di Dublino e regole per le navi che soccorrono i migranti”. Peccato che sia poi stata proprio l’Italia a affondare la riforma di Dublino in seno al Consiglio dei Ministri dell’Ue, in compagnia dei grandi nemici della solidarietà comunitaria, l’Austria e il Gruppo di Visegrad.

Prima che cadesse in disgrazia, dopo l’insuccesso del suo partito nelle elezioni bavaresi, gli accordi sui respingimenti erano i cavalli di battaglia del ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer, le cui frizioni con Salvini erano cominciate fin dall’incontro informale di Innsbruck, a inizio luglio, dove lui e il ministro dell’Interno austriaco Herbert Kickl, un leghista della Carinzia, si resero conto che andare d’accordo con quell’italiano, sovranista ed euro-critico, non sarebbe stato facile.

Nella gestione della pratica, a Seehofer, che con Salvini non cavava un ragno dal buco, è subentrata la Merkel, che l’8 ottobre diceva: “Dal punto di vista del governo tedesco l’accordo è stato negoziato. E la cancelleria e il ministero dell’Interno si stanno sforzando, nei contatti con l’Italia, d’arrivare velocemente alla firma”. Le aveva risposto il ministro degli Esteri Enzo Moavero: “Se ci poniamo principalmente il problema dei movimenti secondari e non troviamo a livello Ue un modo d’affrontare, in maniera corretta e appropriata, i movimenti primari di migranti, cioè d’intervenire per ridurre le partenze dai Paesi di origine, finiamo con l’essere disequilibrati”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+