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Maria - Butina - spia - armi - Usa - Russia

Anche le rosse tradiscono. Prima spiano, poi tradiscono. E inguaiano di più il presidente: non Putin, che le manda; ma Trump, che ci casca. Maria Butina, la rossa capace d’infiltrare la Nra, la lobby delle armi, di avvicinare a una convention il candidato Trump e di conquistare la fiducia di governatori, banchieri e uomini d’affari, ammette d’essere una spia russa e d’avere agito come agente straniero negli Stati Uniti.

Arrestata lo scorso luglio e incriminata per cospirazione, la Butina, una trentenne vistosa e spregiudicata, con la passione delle armi, si era inizialmente detta non colpevole: arrivata negli Usa nel 2016 con un visto per studenti, s’era resa presto operativa. La sua vicenda non è direttamente connessa all’inchiesta sul Russiagate del procuratore speciale Robert Mueller. Ma il suo mandato sarebbe stato quello d’influenzare le presidenziali Usa 2016.

Il Cremlino non commenta gli sviluppi dell’inchiesta: “Non sappiamo niente di lei”, assicura Putin inpersona, proprio nel giorno in cui si ha notizia del ritrovamento del suo tesserino negli archivi della Stasi, la polizia politica della Germania Est: nulla di sorprendente, visto che lui era un agente del Kgb a Berlino.

Rossa di capelli come la più nota 007 russa del XXI Secolo, Anna Chapman, la Butina, ammettendo le proprie responsabilità, e magari collaborando con gli inquirenti, può ottenere sconti di pena considerevoli. Maria potrebbe arricchire le informazioni sui tentativi di Mosca di condizionare il voto e di favorire Trump: lei tentò di organizzare un incontro fra il magnate allora candidato e il suo mentore e referente, il banchiere e faccendiere russo Alexander Torshin, ma riuscì ad arrivare solo al figlio primogenito, Donald jr.

Forse  infastidita dai rivoli del Russiagate la Russia è pronta a declassificare tutti gli scambi di corrispondenza con Stati Uniti, “se Washington lo consente”, dice Nikolai Murashov, vice direttore del Centro per le risposte alle minacce cibernetiche dell’Fsb, i servizi interni russi. Una mossa che suona più minaccia che apertura, tra Russia e Usa.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+