CONDIVIDI
Khashoggi - Trump - Mbs
November 17, 2018 - Washington, District of Columbia, U.S. - U.S. President Donald J. Trump speaks to the media before he departs the White House for California, where he is scheduled to view damage from that state's wildfires. The President spoke about the investigation into Khashoggi's murder, the Mueller investigation, and the migrant caravan approaching the southern border. (Credit Image: © Jim Loscalzo/CNP via ZUMA Wire)

Non siamo noi italiani a potere criticare il presidente Trump per la sua condiscendenza nei confronti del principe saudita Mohammed bin Salman, alias Mbs, sul ‘caso Khashoggi’. Noi che, per un pozzo di petrolio e un paio di presenza alla conferenza di Palermo sulla Libia, chiudiamo gli occhi con il presidente dell’Egitto al-Sisi sul barbaro assassinio al Cairo di Giulio Regeni. Però, la determinazione con cui il presidente Trump persegue non la giustizia, ma la tutela degli affari americani, suoi e del genero, con i sauditi desta interrogativi e indignazione nell’Unione che celebra la Festa del Ringraziamento e vorrebbe sentirsi più buona.

Dopo avere simbolicamente graziato un tacchino sul prato della Casa Bianca, a fronte dei 40 milioni serviti in queste ore sulle tavole americane, Trump ha pure ‘graziato’ l’uomo forte di Riad, il principe ereditario Mbs: nonostante i rapporti della Cia e il groviglio di prove, che fanno risalire direttamente a lui l’ordine di eliminare l’analista del Washington Post ed oppositore saudita Jamal Khashoggi, ucciso il 2 ottobre con consolato saudita di Istanbul, Trump resta fedele all’alleato che gli compra armi per oltre cento miliardi di dollari in dieci anni, gli combatte l’Iran nello Yemen e – apparentemente contro i propri interessi – gli tiene basso il prezzo del petrolio (sceso da 82 a 54 dollari al barile). “Grande! Godiamocelo!”, scrive su Twitter il presidente: “Grazie, Arabia saudita, ma abbassiamolo ancora di più”.

La stampa di qualità Usa è basita: “E’ la prova di quanto la dottrina dell’America First sia brutale”, commenta la Cnn: l’Arabia saudita è amica dell’America e può fare quel che vuole; l’Iran è nemico e va combattuto. Chiamata in causa, Teheran risponde con ironia: “Magari sono colpa nostra pure gli incendi in California”. Anche la Turchia, con gli Usa nella Nato, giudica “ridicola” la posizione di Trump: “Non è credibile che la Cia non sappia”. E il NYT interpreta l’assoluzione di Mbs come una luce verde per gli autocrati di mezzo Mondo.

Trump dice: dell’omicidio Kashoggi, Mbs “forse sapeva e forse no”, forse è stato il mandante e forse no, non conosceremo mai la verità con certezza. E, comunque, gli Stati Uniti hanno relazioni con l’Arabia saudita e ne restano “un partner incrollabile”.

Con mossa bipartisan, due senatori di spicco della Commissione Esteri chiedono un supplemento inchiesta per determinare se il principe sia responsabile di violazioni e abusi dei diritti umani, citando una legge che vincola il presidente a farlo. Intanto, ormai assolto, Mbs si prepara a essere presente, a fine mese, al G20 in Argentina.

The following two tabs change content below.
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+