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Ivanka - emailgate
November 20, 2018 - Washington, DC, USA - Washington DC 11/20/18 Ivanka, Trump Grandson Theodore, at the turkey-clemency event.. Photo by Dennis Brack (Credit Image: © Dennis Brack/Black Star/Newscom via ZUMA)

Stavolta, Ivanka l’ha combinata grossa: lo stesso errore di Hillary Clinton; solo una sbadataggine, magari un’imprudenza, ma dopo che suo padre aveva fatto buona parte della campagna elettorale accusando la sua rivale d’avere messo a repentaglio la sicurezza nazionale, usando la mail personale quand’era segretario di Stato, la ‘prima figlia’ avrebbe dovuto evitare di compiere l’identica leggerezza dopo avere messo su ufficio alla Casa Bianca.

E invece, rivelano media Usa autorevoli, ci sono centinaia di mail inviate lo scorso anno dalla figlia e consigliera del presidente a suoi collaboratori, a membri dello staff ed a funzionari dell’Amministrazione usando un account personale. Molte mail trattavano questioni governative, violando le norme che vietano l’utilizzo di indirizzi personali di posta elettronica a chi ha incarichi di governo: riesplode l’emailgate, ma questa volta a casa Trump, non a casa Clinton.

Le rivelazioni del WP e non solo hanno subito eccitato gli spiriti bellicosi dei deputati democratici, che da gennaio torneranno a essere maggioranza alla Camera ed a presiedere tutte le Commissioni, in particolare la Oversight and Government Reform, la principale commissione investigativa: ora, vogliono accertare se Ivanka ha violato o meno la legge. Secondo The Hill, il giornale che conosce tutti i segreti del Campidoglio, la commissione “intende continuare l’indagine sulla registrazione degli atti presidenziali e federali e vuole sapere se Ivanka ha rispettato la legge”.

E chissà se al prossimo comizio di Donald Trump qualcuno scandirà ‘Lock her up’, ‘Arrestatela’, riferendosi non a Hillary, come accadeva ancora nella campagna per le elezioni di midterm, ma ad Ivanka. La ‘prima figlia’ si sarebbe difesa ammettendo di non conoscere nel dettaglio le regole, ma assicurando che nessuna informazione segreta è passata per l’account personale suo e di suo marito Jared Kushner. Inoltre, Ivanka non avrebbe fatto ricorso a un server privato come fece Hillary, che ne installò uno nella sua residenza di Chappaqua nello Stato di New York.

Con tutti i distinguo del caso, la vicenda non può che imbarazzare il presidente Trump. E c’è chi torna a dire che papa Donald non volesse Ivanka alla Casa Bianca, nonostante sia la sua ‘cocca’ e gli fosse stata accanto in tutta la campagna elettorale: meno pasticciona e meno facilona di Donald jr, che invita alla Trump Tower l’avvocatessa di Putin per comprarle segreti anti-Hillary, e per nulla greve e rozza come è invece Eric, che quando twitta combina più guai del padre (senza essere ancora un imprenditore di successo e tanto meno il presidente).

Ma la ‘prima figlia’ non la puoi tenere in un canto tanto facilmente: ufficio alla Casa Bianca, incarico di consigliere, con annesso incarico di consigliere per il Medio Oriente al ‘primo genero’, forse perché il fatto di essere ebreo – e di fare affari con i sauditi – qualifica Jared per il ruolo, almeno agli occhi di Trump-. Tutto senza mai scalfire le altre sue immagini: sorriso stampato, formazione universitaria d’eccellenza, mamma di tre bimbi, creatrice di moda, con l’inclinazione – un po’ rischiosa – a mischiare pubblico e privato.

E, del resto, c’è chi giura, all’opposto, che papa Donald non muove passo senza Ivanka accanto: l’aveva voluta vice-presidente esecutivo della Trump Organization, l’azienda di famiglia; e poi l’aveva portata come giurato nello show tv ‘The Apprentice’. Ora, se la porta dietro nelle visite ufficiali e ai Vertici multilaterali: nel giugno 2017, a Taormina, la fece sedere al suo posto di capo delegazione degli Stati Uniti quando lui dovette lasciare per un po’ la plenaria del G7. La foto d’Ivanka fra i Grandi del Mondo, unica donna, oltre ad Angela Merkel, che era lì legittimamente, divenne l’immagine del Vertice.

Che abbia un caratterino, alla Casa Bianca lo sanno ormai tutti, sotto l’aria da santarellina bionda che assume in qualche fotografia, sempre vestita in modo impeccabile, elegante, ma senza vezzi, generosa solo delle gambe. Che non s’intenda con la ‘first lady’ Melania è voce di popolo molto ripresa dai media: s’incontrano di rado, perché Ivanka frequenta la West Wing, l’ala degli uffici, e Melania vive nella East Wing, l’ala di famiglia: i malumori dell’una verso l’altra se li deve sorbire Donald, che è marito e padre di cotante donne.

Invece, il rapporto con la mamma, Ivana, la prima moglie, pare buono. Non più giovane – 69 anni, ben portati -, Ivana Marie Zelnickova, ceca d’origine, fotomodella, continua a farsi chiamare Trump nonostante il divorzio e due altri matrimoni italiani: si risposò nel 1995 con Riccardo Mazzucchelli, un imprenditore italo-americano, da cui divorziò nel ‘97, e nel 2008 con Rossano Rubicondi, da cui è attualmente separata. Tranne il piccolo Baron, i figli di Trump sono tutti suoi, ma l’ex marito adesso le contesta il diritto di continuare a sfruttare il suo cognome nelle sue attività. Ivanka le assomiglia, non solo fisicamente, anche se, nel carattere, ha l’impulsività, ma non la spacconeria, paterna.

Se cercava un’occasione di levarsela di torno – e il momento, adesso, potrebbe essere quello giusto, dopo questa storia di mail private in atti pubblici -, il papà presidente l’ha trovata con le dimissioni della rappresentante degli Usa all’Onu Nikki Haley: Ivanka all’Onu farebbe benissimo – il babbo ne è convinto – e lei sarebbe felice di sedere al Consiglio di Sicurezza; e oltre tutto tornerebbe a vivere a New York, dopo avere trasferito solo all’inizio dell’anno la residenza a Washington.

Ma gli svantaggi d’una nomina così smaccatamente nepotistica sarebbero maggiori dei vantaggi d’una ‘prima figlia’ contenta e lontana. Dopo averci pensato, Trump l’ha escluso: difficile che l’ipotesi ridiventi attuale, nonostante l’emailgate familiare.

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+