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Usa - Pittsburgh - Trump - midterm - democratici
October 30, 2018 - Pittsburgh, Pennsylvania, U.S. - A memorial outside the Tree of Life Congregation Synagogue in Pittsburgh is visited by President DONALD TRUMP and First Lady MELANIA TRUMP Tuesday, to remember the victims of Saturday's mass shooting. (Credit Image: © White House/ZUMA Wire/ZUMAPRESS.com)

Negli Stati Uniti, i sondaggi nel 2016 ci hanno buggerato tutti e di brutto: “Calma!, vince Hillary”, dicevano unanimi alla vigilia; e ci ritrovammo Donald Trump alla Casa Bianca. Quindi, adesso, prendiamoli con beneficio d’inventario. Ma Nate Silver, il ‘mago delle previsioni’ negli Usa, l’uomo del sito FiveThirtyEight che è la bibbia delle elezioni, calcola che i democratici abbiamo oggi tra il 78 e l’85% di probabilità di conquistare la Camera, mentre il Senato resterà quasi sicuramente repubblicano – c’è una chance su 6 che i democratici ribaltino la situazione -.

E’ strano, visto che alla Camera i democratici devono ‘ribaltare’ una ventina di seggi per rovesciare la maggioranza, mentre al Senato ne basterebbero due o tre. Ma i seggi in palio al Senato sono solo 33 e per due terzi democratici.

Nonostante i pronostici sfavorevoli il presidente Donald Trump s’affanna, con un forcing di comizi, a chiamare a raccolta i suoi sostenitori e fa fuochi d’artificio per galvanizzarli: militari alla frontiera – ben 5200 – per fermare la carovana di migranti che da Honduras e Guatemala risalendo il Messico s’avvicina al Rio Grande; e il progetto di limitare lo ius soli, escludendone i figli dei clandestini.

Ma la spirale di violenza che s’è innescata sulla campagna gioca contro Trump: le lettere esplosive mandate dall’ ‘Usabomber’ Cesar Sayoc, un suo fan di 56 anni, a una dozzina di suoi oppositori; e la strage anti-semita nella sinagoga di Pittsburgh ‘L’Albero della Vita’ – 11 le vittime di un razzista di 46 anni, Robert Bowers – sono addebitate al linguaggio divisivo e provocatorio del presidente, che ha sdoganato coi suoi commenti suprematisti e sovranisti, dicendosi populista e nazionalista.

Sui luoghi della sparatoria di Pittsburgh, Trump s’è fatto accompagnare dalla famiglia – c’era pure Jared Kushner, il ‘primo genero’, marito della ‘prima figlia’ Ivanka, un finanziere ebreo -: fiori e preghiere. Ma il presidente è stato bersaglio di contestazioni; né il sindaco Bill Peduto, democratico, né gli eletti locali si sono fatti vedere al suo fianco.

Dalla sinagoga, Trump è andato in ospedale a incontrare alcuni dei feriti. Il suo corteo ha dovuto cambiare percorso per evitare la protesta: centinaia di persone agitavano cartelli anti-presidente. Solo il ministro israeliano Naftali Bennett lo difende, ricordandone l’amicizia per Israele: l’ambasciata trasferita a Gerusalemme val bene un elogio.

Nelle elezioni presidenziali la Pennsylvania è uno Stato sempre democratico dal 2000, ad eccezione del 2016: le promesse di Trump di riportare negli Usa i posti di lavoro dell’industria manifatturiera – Pittsburgh è una capitale dell’acciaio – fecero breccia in un elettorato che pare ora disilluso. Però, il tasso di gradimento del presidente non è ai minimi: il 42% degli americani ne approva l’operato, il 53% lo boccia.

Che la posta in palio il 6 novembre sia alta lo conferma il fatto che le elezioni saranno le più costose della storia Usa. Candidati, comitati e partiti hanno già speso 4,7 miliardi di dollari. Il Center for responsive Politics calcola che, a urne chiuse, la cifra supererà i 5,2 miliardi di dollari, con un balzo del 35% rispetto a 2014. Alla Camera, i democratici fanno meglio dei repubblicani nella raccolta fondi: 951 milioni di dollari contro 637.

Anche l’andamento del voto anticipato indica interesse e partecipazione: nell’ultima settimana, sono più che raddoppiati i suffragi espressi con l’ ‘early voting’, fino a raggiungere i venti milioni (specie donne e ‘over 65’). C’è chi, a questo punto, pronostica un’affluenza record per un voto di midterm, normalmente meno partecipato delle presidenziali.

Immemore del 2016, intrepida o incauta, la leader democratica alla Camera Nancy Pelosi canta già vittoria: “’Vinceremo”, dice senza mezzi termini a ‘The Late Show’ di Stephen Colbert, che la mette invano in guardia. Nancy rompe gli argini: i democratici conquisteranno la Camera, guadagneranno seggi al Senato e faranno man bassa di governatori. La Pelosi, che ha 78 anni, aspira a fare di nuovo lo speaker della Camera; ma nel partito c’è chi vorrebbe rimpiazzarla. Dal voto, i democratici attendono indicazioni in vista di Usa 2020: leader su cui puntare per riconquistare la Casa Bianca.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+