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Pittsburgh - sinagoga - strage

Questa volta, il killer, il terrorista, il ‘lupo solitario’, non ha gridato ‘Allah è grande’. Ha gridato, invece, “Tutti gli ebrei devono morire” e ha sparato, nella sinagoga di Pittsburgh, in Pennsylvania, affollata nell’ora del culto, il sabato mattina. Undici i morti, una dozzina i feriti – quattro sono poliziotti -: è un bilancio ancora incerto, provvisorio. Lo sparatore, ferito, è stato catturato ed è piantonato in ospedale.

Negli Stati Uniti, sono tragicamente segnate a sangue dalla violenza di destra, suprematista e anti-semita, le ultime battute della campagna elettorale per il voto di midterm del 6 novembre. Dopo la scia d’ordigni bomba, fortunatamente inesplosi, tra martedì e giovedì, contro esponenti democratici e, più in generale, oppositori del presidente Donald Trump, ecco la strage.

L’anti-semitismo era già emerso nelle intimidazioni telefoniche contro il sindaco di Tallahassee, Andrew Gillum, in lizza per divenire governatore della Florida: “Non votatelo: è un ‘negro’ ed è amico degli ebrei”; e in altri episodi analoghi. Ora ha armato la mano assassina di Robert Bower, bianco, 46 anni, robusto, barbuto, attivo su social dell’ultradestra, entrato in azione in jeans e giacchetta verde, armato di fucile semi-automatico AR-15 e di tre pistole, fra cui una Glock.

L’Fbi considera la vicenda “un crimine dell’odio”, con motivazioni razziste. Bower non sarebbe, però, un fan di Trump, come il ‘serial bomber’ Cesar Sayoc, 56 anni, arrestato venerdì, ma avrebbe anzi ‘postato’ critiche al presidente.

L’uomo, all’arrivo della polizia, s’era inizialmente asserragliato nella sinagoga, chiamata ‘L’albero della Vita’, facendo fuoco contro gli agenti. Poi, ferito, s’è arreso. Artificieri hanno setacciato l’edificio sacro, nel timore che Bower vi avesse piazzato esplosivi. Le autorità hanno invitato tutti gli abitanti di Squirrel Hill, quartiere ebreo di Pittsburgh a restare in casa, fino al cessato allarme.

Dopo la sparatoria, in tutta l’Unione sono state rafforzate le misure di sicurezza già disposte intorno alle sinagoghe, specialmente a New York, che è la più popolosa città ebrea al Mondo. Il premier d’0Israele Benjamin Netanyahu ha condannato, da Gerusalemme, “l’orrenda brutalità anti-semita”.

Non è la prima volta che un luogo di culto è teatro di una strage negli Usa: nel 2005, una strage avvenne in una chiesa del Wisconsin – il killer agì per motivi personali –; e, nel 2016, un massacro di neri fu compiuto da un suprematista bianco ventenne in una chiesa nel centro di Charleston, South Carolina.

Il presidente Trump ha seguito da vicino tutta la vicenda, prima twittando i suoi consigli (“Se siete nell’area della sparatoria, restate al riparo”), poi alimentando l’allarme (”Gli eventi di Pittsburgh sono ben più devastanti di quanto inizialmente immaginato. Ho parlato col sindaco e il governatore per rassicurarli che il governo è con loro”); infine, commentando a modo suo l’accaduto.

‘E’ una cosa terribile. L’odio è una cosa terribile, qualcosa deve essere fatto”, afferma il presidente più divisivo nella storia dell’Unione. E ancora: ”Dovremmo rafforzare le leggi sulla pena di morte” per chi compie crimini come questo.

Trump continua a negare che la facilità con cui gli americani possono acquistare e detenere armi abbia qualcosa a che vedere con le sparatorie di massa. A febbraio, dopo la strage nel liceo di Parkland in Florida, il presidente aveva ipotizzato di armare, come deterrente, insegnanti e bidelli; ora, dice che se ci fossero stati vigilanti armati davanti alla sinagoga non sarebbe successo nulla. Manca poco che consigli ai fedeli – e magari ai ministri del culto – di andare alle funzioni armati.

Più accorate le prese di posizione di Melania, la first lady: ‘La violenza deve fermarsi … Che Dio benedica, guidi e unisca gli Stati Uniti”. Il vescovo cattolico di Pittsburgh, monsignor David Zubik, condanna come “grave peccato” ogni forma di odio, contro ogni religione ed ogni etnia: “Dio ci liberi dall’odio”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+