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Khashoggi - Usa - Arabia Saudita
October 16, 2018 - Riyadh, Saudi Arabia - U.S. Secretary of State Mike Pompeo, left, during a bilateral meeting with Saudi King Salman bin Abdul-Aziz at the Royal Court October 16, 2018, in Riyadh, Saudi Arabia. Pompey met with the Crown Prince to discuss the disappearance of Saudi journalist Jamal Khashoggi. (Credit Image: © State Department via ZUMA Wire)

Ormai è chiaro anche ai ciechi che il coraggioso giornalista Khashoggi, che si opponeva al tirannico governo saudita, è stato torturato, ucciso e fatto a pezzi o sciolto nell’acido nel suo consolato in Turchia, per ordine diretto del re e del principe sauditi, massime autorità del suo Paese. E’ spaventoso che di fronte a questa mostruosità Trump continui a difenderli, per salvare i 110 miliardi di commesse di armi che sta per vendere all’Arabia saudita, che poi le userà contro il povero Yemen, Stato assolutamente pacifico. A un Paese del genere non si dovrebbe comprare il petrolio, visto che il surplus mondiale di produzione degli altri 20 Stati che lo estraggono potrebbe tranquillamente sostituire quello saudita; e bisognerebbe rifiutarsi di commerciare con uno Stato canaglia che commetta una mostruosità simile, sino a che una simile macelleria non sarà stata credibilmente ammessa e punita. Non dovrebbero esserci ragion di Stato, interessi di facciata e commerciali, o altra manfrina che tenga, esattamente come doveva essere per il caso Regeni, per accettare nel consesso mondiale simili dittature e per scendere ipocritamente a patti con simili delinquenti. Enrico Costantini

Gentile Lettore, io la penso esattamente come lei. A prescindere persino dal caso Khashoggi, su cui lei ha certezze molto più radicate delle mie, a un Paese come l’Arabia saudita, che, viola sistematicamente i diritti dell’uomo e l’uguaglianza di genere, nessuno dovrebbe comprare petrolio né vendere armi: gli Usa e tutta quanta la comunità internazionale.

E lo stesso dovremmo fare con la Turchia di Erdogan che imprigiona e condanna all’ergastolo giornalisti e oppositori, e con l’Egitto di al-Sisi che copre gli assassini di Giulio Regeni. E non sono neppure sicuro che dovremmo avere relazioni economiche e commerciali, oltre che politiche, con i regimi autoritari – la Russia, il Kazakhstan, l’Azerbaigian del Tap, etc -, con i Paesi che praticano la pena di morte in modo ‘seriale’ e sono teocrazie o residuali ‘dittature del partito’ o addirittura anacronistiche ‘dinastie comuniste’ – l’Iran, la Cina, la Corea del Nord -, con i Paesi che calpestano la suddivisione dei poteri dello stato di diritto – l’Ungheria e la Polonia -, che imprigionano i genitori separatamente dai figli minori e tengono detenuti da oltre 15 anni senza processo e senza condanna ‘combattenti nemici’ – gli Stati Uniti -…

Ma mi accorgo che, se portassi avanti questo mio esercizio un po’ giacobino e molto arbitrario, finiremmo in un’autarchia quasi perfetta, l’Ue – non tutta, l’abbiamo visto -, il Canada, la Nuova Zelanda – l’Australia no, ché tratta i migranti peggio degli Usa -… E poi penso a nave Diciotti e ai bimbi di Lodi e non sono più neppure sicuro che dovremmo avere rapporti con noi stessi…

Non sono un cultore della ‘ragion di Stato’ e della ‘real Politik’, l’avrà capito. Però, una ‘linea di tolleranza’, da qualche parte, bisogna tracciarla: non verso l’Arabia saudita, specie dopo il caso Khashoggi, per quanto petrolio ci venda e armi ci compri, e neppure verso l’Egitto, per quanto grandi siano i giacimenti che l’Eni vi potrà sfruttare.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+