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Baviera - elezioni - Seehofer
- 17 October 2018, Bavaria, Munich: CSU chairman and Federal Interior Minister Horst Seehofer will come to the exploratory talks with the Free Voters' Party and get into his company car. (Credit Image: © Peter Kneffel/DPA via ZUMA Press)

Noi giornalisti siamo un po’ schizofrenici, quando diamo i risultati elettorali; e i politici si direbbe seguano la nostra schizofrenia – o, magari, la indirizzano, o la sfruttano -. Prendiamo il caso del voto in Baviera di domenica scorsa, e pure dei voti più o meno recenti in Olanda, in Svezia, in Germania a livello federale.

In Baviera, succede che un partito, la Csu, prende oltre un terzo dei voti, quasi i due quinti, molti meno di quanti ne aveva presi in passato, ma si conferma la prima forza (con addirittura il doppio dei suffragi sulla seconda) e di sicuro resterà al governo del Land. Però si legge ovunque che la Csu ha perso le elezioni.

Ora, se una squadra di calcio vince lo scudetto un anno con dieci punti di vantaggio sulla seconda e l’anno dopo fa nove punti di meno, ma arriva un punto avanti alla seconda, ha comunque vinto: nell’albo d’oro, ci finisce lei, mica la seconda (che magari s’è migliorata un sacco rispetto all’anno prima).

Poi ci sono quelli che perdono perdendo – in Baviera, i socialdemocratici, che dimezzano i consensi – e quelli che perdono vincendo – in Baviera, i verdi, che li raddoppiano -. E infine ci sono quelli che vincono perché fa notizia se vincono (o perché fa piacere, o paura, se vincono): in Baviera, è l’AfD, che prende meno voti che alle politiche di un anno fa, ma che – si legge – ‘avanza’, anche se ‘non sfonda’, semplicemente perché alle precedenti regionali non c’era.

La lettura dilatata della presenza ‘euroscettica’, connotata volta a volta, a seconda dei casi, come populista, sovranista, xenofoba, islamofoba, o altro, ha segnato le elezioni in Olanda – un voto su 7 agli ‘anti-Ue’ -, in Svezia – uno su 6 -, in Germania – uno su 8 – e adesso in Baviera – uno su 9 -. Spesso, dai titoli pareva avessero vinto loro – e dai titoli della vigilia era quasi certo che vincessero loro -. Diverso il caso di Francia, Italia, Austria, dove le composite presenze ‘euro-scettiche’, sommandole tutte, sono cospicue – e, in Italia, nei sondaggi attuali, maggioritarie -.

Allora, il diavolo è meno brutto di come lo si dipinge? Per carità, assolutamente no: il diavolo populista e sovranista è bruttissimo. Ma a dipingerlo più grande di quel che è e vincente anche dove è perdente, se ne amplifica la capacità d’attrazione su cittadini ed elettori stretti nelle loro angosce e ovviamente tentati da soluzioni semplici e mirabolanti ai loro problemi.

Il gatto e la volpe, o il venditore di elisir, ci aspettano sempre ai quadrivi della vita (e sotto i gazebi o nelle cabine elettorali).

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+