CONDIVIDI
Usa - Corte Suprema - Kavanaugh - proteste
October 5, 2018 - Washington, District of Columbia, U.S. - Stop Kavanaugh Protesters At US Senate Offices ..Capitol Police clear the hallway in front of Senator Susan Collins office as she spoke on the floor of the Senate for confirming Justice Kavanaugh. (Credit Image: © Zach RobertsZUMA Wire)

Donald Trump gongola alla Casa Bianca: il Senato approva la mozione di chiusura del dibattito sulla nomina del giudice Brett Kavanaugh, il suo prescelto, alla Corte Suprema. “Sono molto orgoglioso”, twitta il magnate presidente. La battaglia per la conferma di Kavanaugh, il cui insediamento sposterà a destra per una generazione la massima magistratura degli Stati Uniti, è ormai a un voto dal termine.

I nove membri della Corte Suprema sono nominati a vita. Con Kavanaugh, i conservatori saranno cinque e i progressisti, mediamente molto più anziani, quattro.

Il Senato, controllato dai repubblicani con un voto di margine, ha votato 51 a 49: i repubblicani hanno perso la senatrice dell’Alaska Lisa Murkowski, già capace altre volte di dire no a Trump – votò pure contro l’abolizione dell’Obamacare, la riforma sanitaria di Barack Obama, che non passò -, ma hanno ‘arruolato’ il democratico della West Virginia Joe Manchin, che è in corsa a novembre per la rielezione in uno Stato ‘trumpiano’.

Oggi, nel voto finale e decisivo, i repubblicani possono permettersi di perdere un altro voto: in caso di parità, sarebbe decisivo il sì a Kavanaugh del vice-presidente Mike Pence, presidente del Senato.

La Murkovski dovrebbe confermare la sua opposizione al giudice discusso, anche se dice “Penso che sia un brav’uomo, ma non penso che sia l’uomo migliore per la Corte Suprema in questa fase”. Altri due repubblicani incerti, Jeff Flake e Susan Collins, hanno appoggiato il voto procedurale: Flake e la Collins voteranno sì anche oggi.

La conferma del giudice, i cui orientamenti conservatori potrebbero condizionare le future sentenze della Corte Suprema sui diritti civili e i diritti elettorali, ma anche sull’aborto ed, eventualmente, su una procedura d’impeachment del presidente, pareva sicura, nonostante l’opposizione democratica, ma è stata complicata dalle accuse di violenza sessuale fattegli da tre donne – episodi che risalgono agli anni del liceo e dell’Università -.

Un’indagine dell’Fbi, durata appena cinque giorni, non ha raccolto prove certe contro Kavanaugh, sufficienti a formulare accuse penali: i repubblicani ne hanno tratto lo spunto per dare un’accelerata al processo di conferma; i democratici denunciano la frettolosità dell’inchiesta, che non ha neppure interrogato tutte e tre le donne venute allo scoperto contro il giudice: “I federali non hanno trovato nulla perché non hanno cercato nulla”.

In un’intervista al Wall Street Journal, Kavanaugh ha di nuovo ammesso suoi limiti caratteriali, mentre un ex giudice della Corte Suprema, John Paul Stevens, 98 anni, lo giudica “inadeguato” all’incarico.

Difficile anche da valutare l’impatto della vicenda sulle elezioni di midterm del 6 novembre, ammesso che ve ne sia uno. Le pressioni e la passione delle decine di migliaia di donne che protestano, in tutta l’Unione, contro la conferma di Kavanaugh paiono destinate a risultare vane: giovedì sera, c’erano tremila persone davanti alla Corte Suprema e 300 sono state arrestate dentro un edificio del Senato, fra cui la comica Amy Schumer e la modella Emily Ratajkowski. E pure Lady Gaga s’è schierata con l’accusatrice del giudice Christine Blasey Ford: “Non è una stupida, va creduta”. Ma Trump ha una spiegazione per tutto: le proteste non sono spontanee, sono tutti “pagati da Soros e altri”.

The following two tabs change content below.
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+