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Usa - Kavanaugh - Ford
October 4, 2018 - Washington, DC, United States of America - ''Collins, Flake, Manchin, Murkowski, Heitkamp...History has its eyes on you'' reads the sign. Protesters marched from Brett Kavanaugh's current courthouse, the Barrett Prettyman Federal Courthouse, to the Supreme Court to send a message: ''Abusers don't belong on the Supreme Court,'' on the day that the F.B.I. delivered its report on it's investigation of allegations against the judge on Thursday October 4, in Washington D.C. (Photo by Jeff Malet) (Credit Image: © Jeff Malet/Newscom via ZUMA Press)

Ore decisive per la conferma di Brett Kavanaugh a giudice della Corte Suprema: due voti, uno oggi e uno domani, dovrebbero garantire al magistrato selezionato da Donald Trump l’avallo del Senato. L’insediamento di Kavanaugh alla Corte Suprema darebbe un’impronta conservatrice per almeno una generazione alla massima magistratura degli Stati Uniti.

Dopo la battuta d’arresto imposta alla procedura di conferma dalle denunce di almeno tre donne, che accusano il giudice di aggressioni sessuali – una, Christine Blasey Ford, è stata pure ascoltata dalla Commissione Giustizia del Senato -, il processo politico s’è di nuovo accelerato ieri, perché un’inchiesta condotta dall’Fbi, dei cui risultati la Casa Bianca è stata informata, non è approdata alla formulazione di capi d’imputazione contro Kavanaugh.

Sotto pressione da parte di Trump, che un po’ lo ama e un po’ lo detesta, Mitch McConnell, leader della maggioranza repubblicana al Senato, s’è dato da fare perché oggi ci sia un voto procedurale e domani quello finale. L’indagine – dicono alcuni senatori – “smonta le accuse” e “non fornisce prove”. I democratici replicano che l’inchiesta dell’Fbi è incompleta e precipitosa e ha ignorato alcuni testi.

Le conclusioni dell’Fbi, subito trasmesse al Congresso, potrebbero indurre i senatori repubblicani reticenti a stemperare le loro riserve. I democratici, che vorrebbero tenere la nomina di Kavanaugh in sospeso almeno fino alle elezioni di midterm, il 6 novembre, reclamano l’audizione di altri testi, ma difficilmente la spunteranno. Anche la lettera di oltre mille docenti universitari di diritto, che denunciano “la mancanza di temperamento giuridico” da parte del giudice Kavanaugh e ne chiedono la revoca della nomina, pare destinata a restare senza seguito. Così come la sortita tardiva dell’ex compagno di stanza del giudice all’Universita’ di Yale, James Roche: intervistato dalla Cnn, Roche afferma che “Kavanaugh ha detto il falso sotto giuramento sulla sua abitudine di bere … Non ho mai davvero socializzato con Brett perché era incoerente, instabile, si ubriacava e la mattina faticava ad alzarsi dal letto”.

La Casa Bianca si dice fiduciosa che le conclusioni dell’Fbi “non faranno deragliare il processo di conferma”, anche se il New York Times sostiene che la scelta di Trump e dei suoi sostenitori di cercare di screditare la testimonianza della Ford, una docente universitaria, potrebbe costare loro cara in termini elettorali. Nella sua audizione, con momemti di forte emozione, la Ford era parsa credibile al 45% degli americani, mentre appena il 33% aveva creduto alla difesa del giudice. Anche tre senatori repubblicani, fra cui la combattiva Lisa Murkowski, dell’Alaska, hanno giudicato i commenti della Casa Bianca “inappropriati e inaccettabili”. Con la sua testimonianza, la Ford non avrà forse ‘affondato’ Kavanaugh, ma s’è conquistata la copertina del numero di Time datato 15 ottobre.

Trump, però, è già oltre: nei comizi elettorali, incassa l’appoggio dei suoi sostenitori, che non hanno preclusioni per il giudice bevitore e un po’ violento e scandiscono “We want Kavanaugh”, e lancia attacchi contro i democratici che rallentano l’attuazione della sua agenda. Il suo vice Mike Pence, invece, gli fa da battistrada nella polemica contro la Cina, le cui ingerenze nella politica interna Usa – dice – “fanno impallidire quelle russe”.

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+