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Italia - Ue - Conte - coesione
June 28, 2018 - Brussels, BELGIUM - Italy Prime Minister Giuseppe Conte arrives at an EU summit meeting, Thursday 28 June 2018, at the European Union headquarters in Brussels. BELGA PHOTO THIERRY ROGE (Credit Image: © Thierry Roge/Belga via ZUMA Press)

Ci sono i matrimoni d’amore e ci sono quelli d’interesse. Ma può succedere che un matrimonio d’amore sia pure d’interesse. Così è, o dovrebbe essere, l’unione indissolubile tra l’Italia e l’Europa: per convinzione e anche per convenienza, a partire dalle politiche di coesione, vero e proprio ‘cordone ombelicale’ tra Roma e Bruxelles.

Sul tema del ‘matrimonio europeo’ dell’Italia “per convenienza” e/o “per convinzione” dibattono, in punta di penna, su AffarInternazionali.it l’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, presidente dell’Istituto Affari Internazionali, e il professor Gianfranco Pasquino, politologo di grande fama, mentre la controversa confezione del Def, il documento di economia e finanza, arroventa più che mai le relazioni con l’Ue.

Botte e risposte sul matrimonio Italia/Ue si succedono, dopo che il governo giallo-verde ha annunciato un obiettivo di deficit nel 2019 ben più alto di quanto inizialmente previsto (2,4% invece dell’1,6%): il dialogo è pungente con tutte le Istituzioni dell’Unione, la Commissione – Pierre Moscovici, responsabile dell’economia, dice che il governo italiano, “euroscettico e xenofobo”, cerca di disfarsi degli impegni europei”, che vanno rispettati -, il Consiglio, il Parlamento.

Le tensioni sul bilancio inaspriscono i rapporti con l’Ue e con i leader dei principali Paesi europei: si sommano a quelle sulle migrazioni e s’intrecciano con la ricerca di alleanze politiche in vista delle elezioni europee del prossimo anno. Il negoziato finanziario, che condizionerà la posizione dell’Italia anche sul quadro pluriennale, non si chiuderà prima della primavera e diventerà – anzi è già – un elemento della campagna elettorale che sia la Lega che il M5S paiono volere impostare sulla contrapposizione con l’Unione.

L’ambasciatore – La tesi dell’ambasciatore Nelli Feroci, che è stato rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue e per un breve periodo commissario europeo, è che ”l’ Europa ci conviene perché costituisce un solido quadro di riferimento per la difesa di valori e principi irrinunciabili e non negoziabili, che sono alla base della nostra nozione di democrazia. E perché la nostra economia ha bisogno di un grande mercato interno su scala continentale, e di una moneta comune, necessario completamento del mercato interno. Ci conviene perché abbiamo bisogno di principi comuni ed esempi da seguire per l’inclusione sociale ela creazione di lavoro; e di regole condivise in materia di concorrenza e aiuti di Stato; e di un quadro di riferimento che guidi i processi di modernizzazione del Paese e ci consenta di affrontare i maniera più efficace le complessità della globalizzazione”.

“Dovremmo però essere capaci – nota il presidente dello IAI – di vedere nella dimensione europea una straordinaria opportunità, piuttosto che un groviglio di regole e vincoli; un moltiplicatore piuttosto che un limite della nostra sovranità … Dovremmo puntare su un’Europa più unita, più autorevole e magari più solidale come una opportunità per l’Italia,  chiarirci le idee su cosa ci aspettiamo dall’Europa, fissare obiettivi realistici, attrezzarci per sostenerli con competenza e credibilità nelle sedi dove si assumono le decisioni, e costruire un sistema di alleanze che corrisponda a verificati interessi nazionali”.

Il professore – Il professor Pasquino, politologo, docente a Bologna di scienza politica, sostiene, invece, che “fare della partecipazione dell’Italia all’Unione una mera adesione di convenienza è riduttivo, sbagliato, diseducativo. Affermare come vado predicando che nell’Unione bisogna stare per convinzione (che è il luogo in assoluto migliore per i cittadini degli Stati-membri e per coloro che chiedono l’adesione) richiede che i ‘convinti’ procedano a spiegare indefessamente pregi e potenzialità dell’Unione. L’ha fatto fino al suo ultimo respiro Altiero Spinelli, fondatore dello IAI. Gli dobbiamo l’impegno ad andare avanti”.

Il percorso del negoziato tra Italia e Ue – Sempre su AffarInternazionali.it, Giulio Michele Girardelli ricorda l’iter della trattativa finanziaria tra Italia e Ue, apertasi di fatto il 27 settembre, quando il governo ha approvato si massima la cosiddetta Nota di aggiornamento al Documento d’Economia e Finanza (Def) da presentare al Parlamento.

Oltre a rivedere gli interventi programmatici del Def dell’aprile scorso, lasciato intenzionalmente scarno a causa dell’interregno tra governo Gentiloni e governo Conte, la Nota aggiorna, sulla base delle informazioni più recenti, le stime di parametri macroeconomici fra cui il Pil ed i rapporti deficit/Pil e debito pubblico/Pil e definisce il quadro economico entro cui si muoverà la manovra.

Gli ‘a margine’ della riunione a Lussemburgo dell’Eurogruppo, il primo ottobre, hanno già offerto al ministro Tria una prima occasione per raccogliere commenti e reazioni di partner e Istituzioni, anche se il ministro non ha poi potuto partecipare, il 2, alla riunione dell’Ecofin, perché a Roma c’erano ancora da mettere a punto dettagli significativi.

La seconda scadenza sarà il 15 ottobre quando il governo italiano, così come quelli degli altri Paesi dell’eurozona, deve mandare a Commissione europea ed Eurogruppo il Documento programmatico di bilancio che riassume la successiva manovra finanziaria. La Commissione è poi tenuta a fornire un primo parere entro il 30 novembre, sul rispetto degli obblighi definiti nel Patto di Stabilità e Crescita, mentre il giudizio definitivo è atteso per la primavera 2019.

Il disegno di legge di bilancio deve essere presentato al Parlamento entro il 20 ottobre. Il testo descrive dettagliatamente le misure necessarie a realizzare gli obiettivi programmatici contenuti nella Nota di aggiornamento al Def, ne quantifica i costi e individua le coperture necessarie.

La manovra finanziaria dovrà essere approvata dal Parlamento entro il 31 dicembre e sarà in vigore dal primo gennaio 2019. Gli emendamenti del Parlamento e le raccomandazioni della Commissione potrebbero tradursi in modifiche importanti al disegno di legge.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+