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Usa - Ford - Cavanaugh - Corte Suprema
WASHINGTON, DC - SEPTEMBER 27: Christine Blasey Ford is sworn in before testifying the Senate Judiciary Committee in the Dirksen Senate Office Building on Capitol Hill September 27, 2018 in Washington, DC. A professor at Palo Alto University and a research psychologist at the Stanford University School of Medicine, Ford has accused Supreme Court nominee Judge Brett Kavanaugh of sexually assaulting her during a party in 1982 when they were high school students in suburban Maryland. In prepared remarks, Ford said, ÒI donÕt have all the answers, and I donÕt remember as much as I would like to. But the details about that night that bring me here today are ones I will never forget. They have been seared into my memory and have haunted me episodically as an adult.Ó (Photo by Win McNamee/Getty Images)

Che brutta giornata, per il giudice Brett Kavanaugh, scelto da Donald Trump per la Corte Suprema e chiamato a difendersi da accuse di violenza sessuale quand’era al liceo e all’università. E anche per la sua accusatrice, Christine Blasey Ford, docente di psicologia, messa sotto torchio, davanti alla Commissione Giustizia del Senato che deve avallare la nomina del giudice, da una specialista in reati sessuali, Rachel Mitchell, avvocato, repubblicana.

La Ford, 52 anni, è parsa tesa, quasi impaurita: “Sono terrorizzata – ha detto -, ma è mio dovere civico essere qui”. Lei e Kavanaugh non sono mai stati insieme nell’aula della Commissione: mentre lei parlava, il giudice la ascoltava dallo studio al Senato del vice-presidente Mike Pence.

“I dettagli di quella notte … non li dimenticherò mai. si sono impressi nella mia memoria e mi hanno episodicamente perseguitato, quando sono divenuta adulta… Ho creduto che Brett mi avrebbe violentata, uccisa … Lui e Mark erano ubriachi, ridevano … Sono sicura al 100% che fosse lui … Le ultime due settimane sono state le più dure della mia vita: ho dovuto rivivere i traumi di quella notte, subire minacce, nascondermi, essere protetta con la mia famiglia”.

Le deposizioni della Ford e di Kavanaugh rubano la scena sulle tv all’Assemblea generale dell’Onu, dove si succedono capi di Stato e di governo, e inducono il presidente a rinviare il faccia a faccia con il vice-segretario alla Giustizia Rod Rosenstein: in ballo, le dimissioni dell’uomo che sovrintende al Russiagate.

Kavanaugh ha affrontato la prova, cruciale per la sua nomina, con il conforto di una telefonata d’incoraggiamento del presidente Trump e del vice Pence. Trump lo ha incoraggiato a essere aggressivo e determinato nel respingere le accuse, ridotte a una “manovra democratica” per cercare di impedire che la Corte Suprema abbia un orientamento conservatore per almeno una generazione. Kavanaugh sposterebbe a destra l’orientamento della massima magistratura degli Stati Uniti, i cui membri sono designati a vita – e i quattro progressisti sono in media più anziani dei loro colleghi -.

La Blasey Ford è la prima donna ad avere accusato pubblicamente di aggressione sessuale Kavanaugh. Dopo di lei, altre due sono venute allo scoperto: Deborah Ramirez, 53 anni, che studiò con il giudice all’Università di Yale; e Julie Swetnick, che non racconta un’esperienza personale, ma atti di violenza cui avrebbe assistito – è una ex dipendente pubblica, che ha ottenuto i nulla osta di sicurezza di numerose amministrazioni federali -. La Ramirez e la Swetnick non avrebbero però voluto collaborare con la Commissione Giustizia del Senato.

Kavanaugh nega persino di conoscere la Swetnick e i media conservatori scovano stuoli di donne che testimoniano la correttezza del giudice. Nella vicenda, entrano avvocati come Michael Avenatti abituati a sguazzare nel torbido con Trump: lui rappresenta Stormy Daniels, la pornostar che avrebbe avuto una relazione sessuale con il magnate prima che questi scendesse in politica e il cui silenzio sarebbe stato poi comprato in campagna elettorale -.

Per Trump, le accuse contro Kavanaugh sono “tutte false”: lui se n’intende – afferma -, essendo stato a sua volta oggetto di “accuse false”.

La Mitchell interroga la Ford invece dei senatori (11 e tutti uomini) per non imbarazzarla e perché – dice il presidente della Commissione Charles Grassley – “l’obiettivo è depoliticizzare la procedura e giungere alla verità, invece che dare ai senatori il modo di mettersi in mostra e di lanciare le loro campagne presidenziali” – alcuni dei democratici in Commissione sono candidati in pectore alla nomination 2020 -.

Ma le domande della Mitchell, 26 anni d’esperienza e vari riconoscimenti per la sua attività contro i reati sessuali, si sono rivelate pertinenti e scomode.

La deposizione della Ford è stata seguita da quella del giudice. Kavanaugh nega gli addebiti, anche se ammette che da studente gli capitava di bere; e ha cura di evitare di ‘colpevolizzare’ le presunte vittime, evitando il trito argomento “perché non l’hanno detto prima?”.

Trump, che sarebbe pronto a cambiare idea sul giudice alla luce delle deposizioni, ma che continua a difendere Kavanaugh, a contestare le accuse e a denunciare i rischi del movimento #Metoo, ha voluto vedere tutta l’audizione, parte in diretta sull’AirForceOne, parte registrata alla Casa Bianca. A caldo, trapema una reazione: “La Ford è stata credibile”.

La deposizione è stata invece seguita dal vivo da attiviste e simpatizzanti di #Metoo, fra cui Tarana Burke e l’attrice Alyssa Milano, che credono alla Ford e chiedono ai senatori di respingere la nomina del giudice.

E’ possibile che i democratici, giocando la carta della Ford e delle altre accusatrici, stiano solo cercando di tirarla in lungo, sperando che il voto di midterm rovesci i rapporti di forza nel Senato e dia loro la possibilità di bloccare la nomina di Kavenaugh.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+